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Il caso

«Ti incateno e ti faccio morire»: torna in carcere l’uomo condannato per le violenze sulla compagna disabile

«Ti incateno e ti faccio morire»: torna in carcere l’uomo condannato per le violenze sulla compagna disabile

Reggio Emilia, il 55enne era accusato di anni di maltrattamenti e vessazioni nei confronti della donna invalida

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Novellara Per anni avrebbe sottoposto la convivente invalida a violenze fisiche e psicologiche, arrivando a minacciarla di «incatenarla e farla morire». Condannato in via definitiva, era uscito dal carcere dopo un mese grazie al lavoro di pubblica utilità. Ora il beneficio è stato revocato e il 55enne è tornato dietro le sbarre.

Il caso giudizario

Era il mese di marzo del 2023 quando i carabinieri di Novellara avevano dato esecuzione a un ordine di carcerazione, emesso dall’Ufficio Esecuzioni Penali della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Macerata, e tratto in arresto l’uomo residente nella bassa reggiana. Era stato condannato in via definitiva a una pena di 2 anni e 8 mesi di reclusione per gravissimi episodi di violenze sia psichiche che fisiche compiuti ai danni della convivente invalida. Dopo appena un mese di reclusione, il 4 aprile 2023 il Gip del Tribunale di Macerata, in qualità di Giudice dell’esecuzione, aveva disposto la scarcerazione, sostituendo la pena detentiva originaria con il regime del lavoro di pubblica utilità in una cooperativa sociale della Bassa. Un beneficio che è stato ora revocato dallo stesso giudice con un’ordinanza, disponendo l’immediato ripristino della custodia in carcere.

Le violenze

La coppia, originaria del Reggiano, si era trasferita in provincia di Macerata, teatro delle violenze. Per molti anni, fino al giugno 2020, il 55enne ha sottoposto la compagna alle vessazioni, costringendola a subire in silenzio angherie e prevaricazioni. Una condotta resa ancora più grave dal fatto che la donna è invalida civile e versava in una condizione di totale minorata difesa sia fisica che economica. L’uomo la picchiava e denigrava, le toglieva il telefono per isolarla. La violenza maggiore quando durante l’ennesima discussione, davanti al figlio minore, l’ha aggredita con pugni alla nuca, schiaffi e calci. Poi le ha scagliato contro una cassettiera, urlandole che l’avrebbe mandata a Novellara dove l’avrebbe «incatenata e fatta morire».  

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