Prima badante, poi compagna del facoltoso 80enne “brucia” un patrimonio alle slot
Reggio Emilia: il caso sfocia in un processo dopo la morte dell’uomo e la figlia fa causa. Tutto archiviato, la donna ammette di essere ludopatica
Reggio Emilia La badante reggiana diventa la compagna del facoltoso ottantenne, appropriandosi del sostanzioso patrimonio. Una vicenda da cui è partito un processo penale intentato per appropriazione indebita dalla figlia dell’anziano si è concluso con un nulla di fatto. L’aspetto singolare è che le indagini della Procura di Monza – competente per territorio perché i fatti si sono svolti in quella provincia – ha svelato una verità insospettabile: la donna ha polverizzato gran parte degli 800mila euro sul conto corrente euro nel gioco compulsivo.
La vicenda risale a qualche anno fa, quando un ottantenne vedovo, residente nella provincia di Milano, mette un annuncio per trovare una badante. Si presenta una 58enne di Reggio Emilia, che all’inizio si limita al compito di cura e a tenere in ordine l’abitazione; ma ben presto la donna carpisce la fiducia del pensionato, instaurando una relazione affettiva. L’uomo conduce una vita agiata grazie ai risparmi di una vita. E la compagna usufruisce degli agi che il pensionato è in grado di offrirle: Rolex, Audi, viaggi. Quando la donna lo convince a inserire la firma congiunta sul conto corrente, iniziano una serie di operazioni finalizzate a svuotare il tesoretto: con il denaro di lui, lei arriva perfino a comprare una villa messa all’asta dal Tribunale di Reggio, con l’intento dichiarato di andarci ad abitare insieme: doveva essere un nuovo inizio, il coronamento del sogno d’amore nella città d’origine della 58enne.
Invece lei rivende quasi subito l’immobile, intascandosi una notevole plusvalenza. La situazione deflagra quando, nell’ottobre 2022, lui muore a 82 anni. Per di più dalla residenza del defunto spariscono mobili, suppellettili, stoviglie, indumenti, foto e beni preziosi, che la compagna non restituisce alla figlia unica di lui nonostante le reiterate richieste. È a questo punto che la legittima erede, una 45enne che già ha diffidato legalmente la donna, sporge querela ipotizzando reati pesantissimi: «Istigazione al suicidio o maltrattamenti contro famigliari, truffa aggravata, falsità ideologica aggravata, appropriazione indebita nonché tutti i reati che saranno ravvisabili». La figlia è intenzionata a costituirsi parte civile. Senonché, una volta concluse le indagini preliminari per la sola appropriazione indebita, è la stessa accusa a chiedere l’archiviazione.
Il gip del Tribunale di Monza concorda con il pm: «Le testimonianze raccolte» non bastano, è impossibile interpellare il defunto, né «è configurabile la minorata difesa che avrebbe potuto rendere procedibile d’ufficio il reato», infine «non potendosi formulare una previsione di condanna» il giudice sancisce l’archiviazione. Nonostante l’opposizione della legale della figlia l’avvocato Andrea Pellegrini, difensore della 58enne, ottiene l’archiviazione. Nel corso delle indagini, tuttavia, affidate dal pm alla Guardia di Finanza per capire dove fosse finita l’ingente somma in denaro, emerge che la donna si reca ogni giorno nelle sale scommesse, puntando “forte” alle slot machine anche online. Una ludopatia grave, che ha portato la reggiana a sperperare il patrimonio dell’anziano: di fronte ai finanzieri, la 58enne ha ammesso la sua patologia e si è resa disponibile, con un accordo transattivo, a restituire quanto rimasto alla figlia. Poche migliaia di euro. © RIPRODUZIONE RISERVATA
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