Farmacie comunali, oltre 300 lavoratori in sciopero: «Stipendi troppo bassi, così i giovani vanno all’estero»
Fisascat Cisl Emilia Centrale spiega le ragioni per cui oggi (17 giugno) i camici bianchi hanno incrociato le braccia
Reggio Emilia Contratto scaduto da oltre un anno, stipendi ritenuti insufficienti e condizioni di lavoro da aggiornare alla luce delle nuove attività svolte nelle farmacie. Sono le ragioni che oggi hanno portato alla mobilitazione dei lavoratori delle Farmacie comunali reggiane, impegnati nella vertenza per il rinnovo del contratto nazionale.
A richiamare l'attenzione sul tema delle retribuzioni è Alessandro Martignetti, segretario generale della Fisascat Cisl Emilia Centrale. «Un farmacista delle farmacie comunali di Reggio all'inizio della carriera guadagna poco più di 2.100 euro lordi al mese. In Germania un collega al primo anno supera i 4.100 euro; in Francia è già oltre i 3.700. Allora chiediamo: perché un giovane professionista reggiano dovrebbe restare?». Secondo Martignetti, il rischio è quello di vedere crescere ulteriormente il numero di professionisti che scelgono di lavorare all'estero: «Se lo stipendio raddoppia passando il confine, non è fuga di cervelli. È accompagnamento alla porta».
I dipendenti di Fcr (Farmacie Comunali Riunite) sono oltre 300. Il contratto di riferimento è scaduto il 31 dicembre 2024 e il confronto con Assofarm resta aperto. La proposta economica avanzata dall'associazione datoriale prevede un aumento di 180 euro lordi mensili, mentre Fisascat Cisl, Filcams Cgil e Uiltucs chiedono un incremento di 360 euro. «Non puoi chiamare presidio sanitario una farmacia e poi pagare chi la fa funzionare come se fosse invisibile», afferma Simone Zannoni, segretario provinciale della Fisascat Cisl. «Questa non è serietà: è miopia». Per il sindacato, l'aumento richiesto rappresenta il minimo necessario per recuperare almeno in parte il potere d'acquisto perso negli ultimi anni a causa dell'inflazione.
Le organizzazioni dei lavoratori sottolineano inoltre come il ruolo delle farmacie comunali sia profondamente cambiato. Oggi, oltre alla dispensazione dei farmaci, vengono svolte attività legate alla cosiddetta "farmacia dei servizi", tra screening, telemedicina, prenotazioni sanitarie e supporto alla gestione delle cronicità. Tra le richieste avanzate dai sindacati figurano maggiorazioni più adeguate per il lavoro domenicale, notturno e festivo, una programmazione dei turni con tempi di preavviso certi e misure per favorire la conciliazione tra vita privata e professionale. Sul piano delle competenze, viene chiesto il riconoscimento economico delle nuove attività svolte dai farmacisti, oltre a percorsi di formazione continua a carico del datore di lavoro e maggiori tutele contro gli episodi di aggressione.
«Non si può chiedere a qualcuno di fare di più, sapere di più e rischiare di più, rispondendogli con tabelle retributive vecchie di anni», aggiunge Zannoni. I sindacati chiedono infine il sostegno della cittadinanza alla protesta. «Oggi non hanno scioperato dei privilegiati – conclude il segretario della Fisascat – ma lavoratrici e lavoratori che chiedono un contratto giusto per continuare a garantire qualità nei servizi. Se si svalutano le persone che ogni giorno tengono aperte le farmacie, si indebolisce anche il servizio che la città ha costruito nel tempo»
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