Maturità 2026, sono 4157 gli studenti reggiani pronti per l’esame
La prima prova, lo scritto di italiano, si terrà domani (18 giugno). Ecco tutti i numeri della nostra provincia
Reggio Emilia Sono 4.157 i candidati chiamati domani mattina (18 giugno) a sostenere nelle scuole superiori della nostra provincia la prima prova dell’esame di maturità, lo scritto di italiano. Si contano 3.904 studenti delle scuole statali, 142 delle paritarie e 111 esterni (privatisti). Il maggior numero (1.720) appartiene all’area liceale, seguita dalla tecnica (1.323) e dalla professionale (1.114). La professionale è prevalente invece nell’istruzione degli adulti, con 106 iscritti, mentre ce ne sono 18 negli indirizzi tecnici e nessuno nei liceali. Il compito di valutarli è affidato a 105 commissioni esaminatrici.
Sette tracce
Quello di domani sarà come sempre un avvio morbido, che porrà quasi tutti i candidati nella condizione di scegliere e svolgere serenamente nel tempo massimo di sei ore una delle sette tracce proposte solitamente dal ministero. Le cose si complicheranno venerdì, quando sarà da affrontare la seconda prova scritta, che è differenziata per ogni indirizzo degli studi ed assai più temuta. I colloqui avranno inizio subito dopo la revisione e la valutazione degli elaborati, secondo i calendari stabiliti dalle commissioni esaminatrici, che ieri sono state convocate per la riunione preliminare. Per quanto riguarda la normativa generale, definita dall’ordinanza ministeriale n° 54 del 26 marzo 2026, sono diventate effettive le modifiche preannunciate l’anno scorso dal ministro Giuseppe Valditara, ad incominciare dal ripristino ufficiale della denominazione "esame di maturità". Nella sostanza, però, siamo lontanissimi dal ritorno all’estremo rigore del giudizio "di maturità" introdotto nel 1923 da Giovanni Gentile con "la più fascista" delle riforme varate dal regime mussoliniano. Anzi, oggi sono ridotte a quattro le discipline del colloquio, scelte dal ministero per i singoli indirizzi. Allora, invece, le commissioni erano composte per intero da docenti esterni, spesso professori universitari, e si dovevano sostenere prove scritte e orali in tutte le materie sui programmi degli ultimi tre anni. Il risultato era una selezione micidiale. Il sistema fu mantenuto con qualche attenuazione anche dopo la guerra. Fu abolito solamente nel 1969, quando divennero due le prove scritte e le discipline da portare al colloquio, entrambe di fatto scelte dallo studente su una rosa di quattro. Il punteggio finale era in sessantesimi. Nel 1997 il ministro Luigi Berlinguer, del Pds, ripristinò una certa severità con il credito scolastico basato sul profitto degli ultimi tre anni, la terza prova scritta multidisciplinare e la tesina per introdurre il colloquio su tutte le materie. Poi la terza prova, il cosiddetto quizzone, è stata abolita a furore di popolo. Ora l’esame, secondo la nuova ordinanza, valuta non solo le conoscenze, ma anche la maturazione personale, l’autonomia e la responsabilità degli studenti. Le commissioni esaminatrici calano da sette a cinque membri, due docenti interni, due esterni e un presidente.
Occhio alla condotta
Per essere ammessi alle prove conclusive gli studenti di quinta dovevano avere frequentato i tre quarti del monte ore annuale, partecipato alle prove Invalsi, svolto le attività formative di scuola-lavoro ed avere conseguito un voto minimo di sei decimi in tutte le discipline, compreso il comportamento. A tale requisito si aggiunge che con il 6 in condotta il candidato deve presentare un elaborato critico di cittadinanza attiva da discutere all’orale. È il caso dei due studenti del liceo Monti di Cesena, puniti per avere esposto uno striscione con la scritta "L’Italia agli italiani". Per evitare il ripetersi di quanto accaduto l’anno scorso l’ordinanza dispone che il rifiuto di rispondere alle domande del colloquio comporterà automaticamente la bocciatura. Può accadere, infatti, che il punteggio delle prove scritte e del credito scolastico siano sufficienti per raggiungere i sessanta centesimi, il minimo necessario per superare l’esame. In tale circostanza, però, il candidato non potrà più eludere la prova finale.l© RIPRODUZIONE RISERVATA
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