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Il caso

«Le mie foto su un sito porno senza saperlo», la denuncia di 9 ragazze

Ambra Prati
«Le mie foto su un sito porno senza saperlo», la denuncia di 9 ragazze

Reggio Emilia, a processo un 55enne per diffamazione: su xHamster, sono stati caricati frammenti di foto, video e scritte Instagram di un gruppo di amiche

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Scandiano «Le mie foto postate su Instagram sono state pubblicate a mia insaputa su xHamster, un sito porno americano gratuito. Questa sono io. Questa è mia sorella. Qui ci sono le mie tre amiche». È quanto ha dichiarato una delle nove giovani - residenti tra Sassuolo, Scandiano e la zona ceramica reggiana, all’epoca dei fatti di età compresa tra i 17 e i 22 anni - che hanno visto la loro immagine "piratata" da Instagram, tramite screenshot, e la loro reputazione vituperata. Una disavventura che potrebbe capitare a chiunque, nell’era dei social a go-go.

Per questa vicenda è imputato, davanti al giudice monocratico Silvia Semprini, un uomo di 55 anni, nato a Sassuolo e residente a Castellarano: l’incensurato - che nega con forza gli addebiti - deve rispondere del reato di diffamazione pluriaggravata (dal mezzo di pubblicità, cioè il web, e dalla minore età di alcune delle giovani). Ieri (18 giugno) in tribunale a Reggio Emilia hanno sfilato, come testimoni dell’accusa, le prime quattro ragazze. La scoperta è avvenuta nella notte tra il 7 e 8 settembre 2020. «Alle 2 mi ha chiamato la mia amica: un conoscente l’aveva avvisata di aver trovato delle sue foto su un sito porno, girando il link di xHamster. A quel punto abbiamo contattato tutte le altre ragazze coinvolte, raccomandando di controllare. È risultato che c’era quasi tutta la nostra compagnia. Alcuni scatti circolavano anche su gruppi Telegram, abbiamo appurato poi. Il giorno dopo, insieme, siamo andate dalla polizia postale a sporgere querela».

Un’altra giovane ha precisato che gli scatti su Instagram erano «foto normalissime, innocenti, al massimo visto che il periodo era di fine estate erano selfie in costume in piscina». Un’altra ragazza ha riconosciuto un suo video: «Stavo dormendo». Sfogliando l’album presentato dal pm onorario, la giovane si riconosce nell’immagine numero 57, con la scritta - più che equivoca - «chiedetemi quello che volete». «Una frase che ho scritto io come hashtag, ma in tutt’altro contesto. Le altre tre ragazze non le conosco». In un altro caso è rimasta la scritta «ragazze urgenti», «inserita da me in una delle storie che durano 24 ore su Instagram. Sono frammenti di storie, foto o video realizzati e postati da noi, ma poi montati ad arte». Segno che il misterioso hacker era in grado di fare dei "mix" ad hoc di parole e immagini. Ma qual era l’account che ha postato la serie di files? «Un misterioso "Paolo", nome senza dubbio falso - ha chiarito la prima testimone -. Per inserire le immagini sul sito hard si deve per forza creare un account», anch’esso presente nel faldone e confermato dalle parti offese. «Questo è il profilo dell’uomo che ha avuto questa brillante idea».

Quando, in seguito, i poliziotti hanno identificato l’autore nel 55enne, per le ragazze era «un perfetto sconosciuto». A precisa domanda dell’avvocato difensore Gianluca Scalera, del foro di Modena, una testimone ha risposto: «Sì sono molto attiva su Instagram, i miei follower sono tanti, credo sulle 6mila persone. Come ha fatto l’imputato ad avere accesso ai nostri profili Instagram? Non lo so, posso solo immaginare: basta avere un profilo privato fake e chiedere l’amicizia. Non ricordo se sei anni fa il mio profilo era privato, ora lo è di sicuro». Il giudice ha fissato altre due udienze per terminare la deposizione delle ragazze e per chiarire un passaggio fondamentale: «Vorrei sentire l’agente di polizia postale per capire come si è arrivati all’identità dell’imputato». l© RIPRODUZIONE RISERVATA

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