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La tragedia

Il basket, il Grest, la famiglia: chi era Joele, l’11enne travolto da un camion

Ambra Prati
Il basket, il Grest, la famiglia: chi era Joele, l’11enne travolto da un camion

Reggio Emilia, aveva appena concluso le elementari e frequentava il campo estivo parrocchiale. Il ricordo degli amici, degli educatori e dei vicini di casa.

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Reggio Emilia Aveva appena ritirato la pagella, un’ottima pagella, tanto da guadagnarsi l’iscrizione al campo estivo parrocchiale frequentato dalla sorella maggiore: era stata questa la richiesta espressa da Joele Nathan Malvasi e i genitori lo avevano accontentato. L’undicenne aveva appena finito le elementari alla scuola primaria Italo Calvino, all’interno dell’istituto comprensivo Ligabue, alla Canalina.

Joele poteva godersi l’estate in attesa dell’inizio delle scuole medie, che avrebbe frequentato alla "Lepido" di via Premuda. Da pochi giorni l’undicenne frequentava il Grest della parrocchia del Sacro Cuore (Unità Pastorale Laudato Sì) in via Monsignor Gilberto Baroni 1, dietro la sede della Croce Verde. Il giorno dell’incidente tornava da lì in bicicletta, percorrendo il lungo Crostolo insieme alla sorella Elestea di 15 anni e al fratello minore Noa di 10 anni. Erano tutti in fila indiana: la fatalità ha voluto che Joele fosse il primo. Al Grest, ieri (19 giugno), c’era la sorella vestita di nero, protetta dagli educatori che hanno chiesto rispetto.

All’uscita, alle 13, genitori e nonni arrivati a prendere i bimbi in macchina non parlavano d’altro. «Lo avevo conosciuto qui - dice un compagno di giochi -. Al mattino avevo giocato con Joele a basket». Sport che l’undicenne praticava alla Unione Sportiva Reggio Emilia Asd, società sportiva di pallacanestro fondata nel 1967; con la loro maglia aveva partecipato ai campionati provinciali di minibasket. Ieri (19 giugno) i responsabili del Grest hanno avvisato che, in segno di lutto, è stata annullata la prevista uscita in piscina, sostituita con un momento di preghiera. Dopo il campo estivo il ritorno verso casa dei fratelli avveniva lungo il percorso ciclabile, considerato più sicuro e più breve. «Che dolore, poveri genitori - dice una nonna -. Molti ragazzini si spostano in bicicletta, con l’estate non vedono l’ora». L’associazione Fis e gli educatori del campo estivo partecipano al dolore dei genitori «accompagnandoli con profondo affetto, sincera amicizia e profonda preghiera».

«Una famiglia numerosa e unita, quella dei Malvasi. Altruisti, sempre pronti ad aiutare il prossimo, persone oneste e semplici, che hanno lasciato il sud - la natìa Policoro, in Basilicata, dove tornano ogni anno d’agosto - per motivi di lavoro». Così li descrivono tutti i vicini nella palazzina gialla di via Michelangelo, laterale di via Emilia all’Angelo, dove il nucleo familiare risiede da anni. Proprio dalla Basilicata, appena appresa la terribile notizia, sono arrivati a Reggio i nonni, per stare accanto alla madre e partecipare alle esequie. Il padre Roberto Malvasi è un artigiano, la madre Maria Elestea Gargano lavora nella ditta di pulizie industriali e civili "Acquario" di Cadelbosco Sopra. «Che fatto inaccettabile. Maria lavora con noi da ben sedici anni, ora è una responsabile fidata - racconta la titolare Cosima Errico -. Ricordo che quando si sono trasferiti in città Maria e Roberto erano giovani, si erano appena sposati, era il 2010. Lei diceva che voleva una famiglia numerosa e almeno tre figli: ha coronato il suo sogno. Ragazzi educatissimi, bravi, studiosi: li ho visti nascere e crescere. Per me loro fanno parte della mia famiglia, come tutti i nostri dipendenti. Le mie donne sono distrutte. Abbiamo sospeso dei lavori perché davvero non abbiamo la testa per il servizio. La ditta resterà chiusa il giorno del funerale, per consentire alle colleghe di partecipare al rito». l© RIPRODUZIONE RISERVATA

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