Gazzetta di Reggio

Reggio

La tragedia

Joele travolto in bici, il racconto dei soccorritori: «Abbiamo tentato tutto il possibile. E’ dura da accettare questa morte»

Ambra Prati
Joele travolto in bici, il racconto dei soccorritori: «Abbiamo tentato tutto il possibile. E’ dura da accettare questa morte»

Reggio Emilia, a esprimere il loro dolore sono Davide Fontana, Lisa Salsi e la giovane Giulia Rizzi, l’autista e le colleghe della prima ambulanza Croce Verde arrivata sul luogo dell’incidente

3 MINUTI DI LETTURA





Reggio Emilia «È stato un intervento pesante e impattante, tutti ci siamo portati a casa il malessere di quanto accaduto. Quando si tratta di bambini, a servizio chiuso certe scene ti rimangono in testa». A esprimere il loro dolore sono Davide Fontana, Lisa Salsi e la giovane Giulia Rizzi, rispettivamente l’autista e le colleghe della prima ambulanza Croce Verde arrivata sul luogo dell’incidente, dove il piccolo Joele è stato travolto da un camion. Preferiscono non essere fotografati. «È più importante ciò che rappresentiamo per la sanità reggiana».

Per Giulia si è trattato di una prima volta; Lisa ha soccorso altri bambini, «ma in tanti anni non mi è capitata una cosa del genere»; il veterano Davide è in servizio da 25 anni, «ma ciò non toglie che emotivamente è sempre impressionante». Tanto che, negli immediati secondi dopo l’intervento, «è stato necessario un de-briefing di squadra, che serve proprio a disinnescare gli effetti emotivi. L’Ausl di Reggio ha attivato per tutti un supporto psicologico, così come la pubblica assistenza Croce Verde, che mette a disposizione uno specialista per incontri gratuiti».

Torniamo a quel maledetto giovedì. Appena ricevuto l’allarme l’ambulanza è partita dalla sede della Croce Verde, che si trova a pochi metri dal campo estivo dal quale era partito Joele («questo, però, l’abbiamo saputo dopo») arrivando sul posto in quattro minuti, insieme all’automedica della Croce Rossa con dottore e infermiera. Così come gli operatori hanno appreso in seguito che la ragazza e il bambino in bici presenti erano la sorella e il fratello dell’undicenne. «Non l’abbiamo capito, abbiamo pensato fossero amici. La nostra attenzione era focalizzata sul ferito». Attorno al ragazzino c’era un capannello di gente. «Almeno venti persone, passanti a piedi o in bicicletta, più gli automobilisti fermi in colonna; alcuni sono scesi e si sono avvicinati». Inginocchiato vicino a Joele c’era un operatore sanitario. «Un uomo sulla cinquantina, con la polo della Croce Rossa, stava praticando il massaggio cardiaco. Passava di lì per caso, ha detto di essere fuori servizio. Non sappiamo chi fosse: nessuno lo conosceva e, ripeto, non c’era tempo da perdere. In quei minuti concitati e tesissimi non siamo nemmeno riusciti a vedere il conducente del compattatore Iren. Tutta la nostra attenzione era focalizzata sul bambino. Il medico ci ha detto di accelerare perché il battito era sempre più flebile: la situazione era troppo critica».

L’undicenne è stato caricato sull’ambulanza e trasportato a sirene spiegate al pronto soccorso del Santa Maria Nuova, dove poco dopo è spirato: troppo gravi le conseguenze dell’impatto. «Abbiamo fatto tutti i tentativi possibili, così come il dottore dell’automedica - commenta Davide -. Si spera sempre di salvare le persone, ma purtroppo talvolta il miracolo non accade. E ci si sente male». © RIPRODUZIONE RISERVATA

 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google