Reggio Emilia cerca una soluzione per i senzatetto: che cos’è l’albergo sociale diffuso e come funziona
Il Comune cerca enti e immobili per creare nuovi posti di accoglienza distribuiti sul territorio: stanziato un milione di euro, l'obiettivo è aiutare chi vive in strada evitando nuove concentrazioni di disagio
Reggio Emilia Il Comune prova a dare una risposta all’emergenza dei senzatetto che vivono in diverse zone della città senza avere un tetto sulla testa. E la nuova iniziativa è rivolta agli enti del cosiddetto “terzo settore” affinché partecipino a una co-progettazione per la realizzazione di strutture che possano «partecipare a un percorso che ha come finalità la creazione di luoghi di accoglienza per le persone in strada». L’avviso pubblico è da ieri affisso all’Albo Pretorio del Comune e vi resterà fino al 26 luglio, giorno in cui si tireranno le fila di questo nuovo progetto. Il progetto è ambizioso e parte anche con una discreta base di sostenibilità economica: «La costruzione del quadro finanziario – si legge nella nota del Comune – sarà parte integrante del lavoro di co-progettazione. A un primo stanziamento di un milione di euro sul Fondo Povertà per il periodo settembre 2026–dicembre 2027, si affiancheranno progressivamente ulteriori fondi pubblici, risorse di fondazioni e privati, strumenti innovativi quali Social Bonus, crowdfunding territoriale e finanza a impatto. Le risorse complessive saranno esito del Tavolo, non un presupposto predefinito. La durata della co-progettazione sarà di cinque anni, con possibilità di estensione a otto sulla base del raggiungimento degli obiettivi di impatto verificati da un valutatore terzo indipendente». In attesa di capire chi potrà essere questo “valutatore terzo indipendente”, intanto si parte. E la rotta sembra chiara.
No a nuovi ghetti
La novità – che par di cogliere in questo ennesimo tentativo della giunta Massari di arginare l’emergenza – riguarda l’idea di evitare una ulteriore ghettizzazione di queste persone. Perché, se è pur vero che buona parte di questi senzatetto si muove all’interno del quartiere della stazione storica (un anno fa un sommario censimento aveva portato a individuare circa un centinaio di persone che vivevano in queste gravi condizioni di emarginazione), allo stesso modo però la giunta ha già ricevuto dai residenti di quel quartiere più di un avviso a non aggiungere ulteriori motivi di tensione. Ecco perché, nell’atto di indirizzo di questa sorta di concorso di idee e progettazione, il Comune ipotizza una sorta di albergo sociale diffuso. «La procedura – chiarisce una nota del Comune – non prevede la selezione di un unico soggetto né la valutazione competitiva tra proposte: tutti i soggetti ammessi concorrono, insieme al Comune, alla costruzione di una risposta sistemica condivisa. Due gli obiettivi del progetto: da una parte dare supporto alle persone in condizioni di fragilità e senza un tetto, dall’altra migliorare la vivibilità urbana». Poi il Comune chiarisce: «Il cuore della co-progettazione è la creazione di nuovi posti di accoglienza, notturna e diurna, gestiti nell’ambito dell’Amministrazione condivisa con piena corresponsabilità dei partner. Il modello di riferimento è quello dell’Albergo Sociale diffuso: non necessariamente un’unica struttura, ma uno o più luoghi con identità, presenza educativa strutturata e servizi integrati, capaci di accogliere con dignità anche chi è lontano da qualsiasi percorso». È un tema – quello del contrasto alla grave emarginazione adulta – che il sindaco Massari, fin dall’inizio del suo mandato, ha posto in cima alle azioni della sua giunta. E in quest’ottica si inquadrava anche il progetto Paradise Street che il Comune aveva varato lo scorso anno in estate, assieme al Servizio dipendenze patologiche dell’Ausl e agli operatori della Onlus Papa Giovanni XXIII. L’obiettivo era quello di intercettare quella fetta di “grave emarginazione adulta” che bazzica in zona Stazione e lo fa per procurarsi il crack. All’epoca dell’inaguruazione di quella struttura – un anno fa – si disse che un primo bilancio sarebbe stato stilato dopo un anno di attività.
Immobili cercansi
Nel frattempo, il Comune mette in campo questo nuovo progetto. E ne chiarisce i contorni: gli Enti del Terzo settore partner – dice ancora la nota del Comune – potranno contribuire eventualmente anche mettendo a disposizione immobili propri, ampliando così la capacità ricettiva del sistema. Insieme ai posti, la co-progettazione mira a rafforzare i servizi di prossimità e le unità di strada, essenziali all’accoglienza perché ne sono la condizione: sono questi servizi che intercettano le persone, costruiscono la relazione di fiducia, monitorano chi è in strada, e rendono possibile l’aggancio precoce. «Questa co-progettazione – spiega l’assessora alla Cura delle persone Annalisa Rabitti – rappresenta una delle azioni più rilevanti su cui l’Amministrazione sta lavorando in ambito welfare. Pone al centro la prossimità, intesa come scelta politica di andare verso tutte le persone, soprattutto quelle che vivono situazioni di maggiore vulnerabilità e marginalità, quelle che fanno fatica, per diverse ragioni, ad accedere ai servizi e alle opportunità presenti sul territorio».
Poi Rabitti prosegue: «Abbiamo la necessità di costruire una risposta strutturata e integrata, basata sull’ascolto delle esperienze: una progettazione condivisa, quindi, basata sul confronto e la collaborazione tra istituzioni, associazioni, servizi territoriali, operatori e operatrici. Le fragilità sociali – conclude l’assessora – sono oggi sempre più diffuse e complesse: in quest’ottica una risposta di rete e il più vicina alle persone diventa fondamentale». Al Tavolo di co-progettazione – si legge ancora nella nota del Comune – parteciperanno, con funzione consultiva e di raccordo istituzionale, anche Ausl Reggio Emilia (Distretto sociosanitario, SerDP, Centro salute mentale, Centro Salute Famiglia Straniera), prefettura, questura e Procura della Repubblica, le aree tecniche del Comune (Urbanistica, Patrimonio, Ambiente), aziende e fondazioni partecipate e collegate.l © RIPRODUZIONE RISERVATA
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