Lasciano la città per l’ex caseificio del Parmigiano Reggiano: rinascita di un luogo simbolo grazie a due prof
Canossa: la sfida di Alex Ferrari e Martina Donnarumma a Monchio delle Olle, dove vivono dal 2020. Qui ha aperto il Pastificio Matildico
Canossa Quando nel 2020 hanno deciso di lasciare la città per trasferirsi a Monchio delle Olle, piccolo borgo dell’Appennino reggiano affacciato sui colli matildici che conta poco più di 200 abitanti, di certo non immaginavano che quattro anni dopo sarebbero diventati i custodi di uno dei luoghi più della comunità. Alex Ferrari e Martina Donnarumma insegnano nelle scuole superiori di Reggio Emilia. Lui è docente di italiano e storia all’istituto Galvani-Iodi e studioso di storia locale. Lei è agronoma e docente di scienze agrarie allo Zanelli-Secchi. Attratti da un territorio che sentivano vicino alle proprie passioni e ai propri studi, nel 2024 hanno compiuto il passo più impegnativo: acquistare l’ex complesso lattiero-caseario di questa frazione del Comune di Canossa, un luogo che per decenni ha rappresentato lavoro, identità e futuro per generazioni di famiglie della montagna.
Qui si produceva Parmigiano Reggiano di montagna. Qui gli abitanti del paese, negli anni Sessanta, avevano investito energie e risorse per ampliare il piccolo caseificio esistente e realizzare una struttura che sarebbe diventata uno dei più importanti complessi lattiero-caseari dell’Appennino reggiano. Poi il passare del tempo, i cambiamenti del settore e infine la chiusura. Dopo essere passato prima a Montanari & Gruzza e successivamente a Dalter Alimentari, il caseificio aveva cessato la propria attività nel 2011, quando la produzione era stata trasferita nella vicina Selvapiana. Da allora il complesso era rimasto silenzioso, in attesa di una nuova destinazione. Quella nuova vita è arrivata nel 2024. I lavori di recupero e riqualificazione sono partiti nel 2025 e sono tuttora in corso.
«L’intento è restituire al complesso la sua identità e allo stesso tempo conservare e valorizzare la memoria della comunità che lo ha costruito», spiegano i proprietari. Una parte degli spazi ha già trovato una nuova funzione. Nell’ex caseificio ha infatti sede il Pastificio Matildico, realtà cooperativa che produce pasta utilizzando materie prime del territorio e che rappresenta uno dei primi tasselli della rinascita del complesso. Il progetto, però, guarda più lontano. Oltre alle aree residenziali, che comprenderanno due appartamenti, è prevista la riqualificazione degli edifici che un tempo ospitavano le porcilaie. Qui potrebbe nascere anche uno spazio dedicato alla memoria dell’agricoltura di montagna: un museo che racconti l’evoluzione delle pratiche agricole dell’Appennino e conservi testimonianze, strumenti e saperi che rischiano di andare perduti. Un’idea che unisce perfettamente le competenze dei due docenti: la passione storica di Ferrari e quella agronomica di Donnarumma. Il progetto, come sottolinea Ferrari, è stato possibile grazie a un lavoro collettivo. «Tutto ciò che finora è stato realizzato si deve all’impegno di mio padre Ivan, che coordina i lavori di ristrutturazione dell’intero plesso, alle doti di Giancarlo Bonini, che ha curato nei dettagli la rimessa in funzione dei locali oggi occupati dal Pastificio Matildico, e a Stefano Pineschi del Pastificio. Fondamentale è stata anche la collaborazione ricevuta da Dalter». Proprio il Pastificio Matildico è stato al centro della visita istituzionale che si è svolta la scorsa settimana, il 17 giugno. A Monchio delle Olle sono arrivati l’assessore regionale all’Agricoltura Alessio Mammi, insieme a Mauro Menozzi e Nicola Siliprandi di Legacoop, per conoscere da vicino una realtà nata dalla volontà di investire in montagna e costruire nuove opportunità produttive legate alle terre matildiche. © RIPRODUZIONE RISERVATA
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