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L’emergenza

Caldo estremo, il Po si comporta sempre più come un torrente. Boom di richieste d'acqua per irrigare: cosa sta succedendo

Caldo estremo, il Po si comporta sempre più come un torrente. Boom di richieste d'acqua per irrigare: cosa sta succedendo

Il monito del Consorzio di Bonifica dell’Emilia: «Quello che stiamo vivendo non può più essere considerato un fenomeno eccezionale, ma una nuova normalità climatica»

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Guastalla Il caldo torrido portato dall’anticiclone africano che sta investendo il nostro paese ed in particolare la pianura padana, anticipando di fatto di un mese le temperature ormai tropicali tipiche della stagione estiva in epoca di mutamento del clima, ha accelerato rapidamente lo scioglimento delle residuali e scarse nevi alpine (- 66% su base annua) contribuendo così alla drastica diminuzione delle portate dei corsi d’acqua; soprattutto il Po mostra ancora una volta a 4 anni di distanza dalla grande siccità del 2022 il suo regime di portata ormai classificabile come torrentizio. Oltre alle criticità sulla salute delle persone, questo scenario di calore e di penuria idrica si abbatte soprattutto sul mondo agricolo e sulle colture che proprio in questo periodo sono in fase di accrescimento.

Il Consorzio di Bonifica l’Emilia, nel tratto medio del Grande Fiume, riveste un’importanza fondamentale nel garantire approvvigionamento di risorsa alle imprese agricole del comprensorio, approvvigionamento che per ora sta garantendo con l’attivazione dei suoi impianti di presa e distribuzione alle campagne nonostante la rete nella sua complessità sia sottoposta ad un importante carico gestionale. Le richieste di fornitura d’acqua da parte delle aziende agricole risultano in queste ore decisamente superiori alla media stagionale, registrando un boom rispetto al passato.  Dal punto di vista delle precipitazioni, il quantitativo complessivo registrato dall’inizio dell’anno risulta vicino alla media climatica.

Tuttavia, considerando l’anno idrologico iniziato a ottobre, le piogge in pianura si collocano tra il 25° e il 50° percentile rispetto alla serie storica 1961-2020. Una situazione che si riflette sulle riserve idriche disponibili e anche sui suoli di pianura che presentano contenuti idrici ridotti. Vista la crescita costante di domanda-irrigua (tra le 200 e 300 chiamate giornaliere) lo staff tecnico agronomico dell’Emilia Centrale stima per l’intera stagione un fabbisogno superiore di circa il 20% rispetto alla media. «Pur non versando, per il momento, nelle condizioni estreme che caratterizzarono la crisi del Po del 2022, stiamo affrontando temperature eccezionalmente elevate. Questo scenario fa impennare i consumi irrigui e, parallelamente, riduce drasticamente le disponibilità dei torrenti appenninici. Sfida immediata è gestire con la massima efficienza la risorsa idrica disponibile in un contesto climatico che cambia rapidamente; per il futuro, tuttavia, sarà imprescindibile dotarci di invasi infrastrutturali in grado di stoccare l’acqua quando c’è per restituirla nei momenti di emergenza» dichiara il Presidente del Consorzio dell’Emilia Centrale Lorenzo Catellani. Proprio i corsi d’acqua appenninici infatti stanno risentendo maggiormente delle condizioni meteorologiche.

Anche in presenza di temporali localmente intensi, le portate non riescono a beneficiare di una ricarica duratura e rimangono inferiori alle necessità del territorio. Per garantire la continuità del servizio irriguo, il Consorzio ha attivato ulteriori interventi di adeguamento alla presa di Boretto sul fiume Po, così da poter gestire eventuali riduzioni dei livelli idrici. Attualmente la situazione è sotto controllo: dalla presa vengono derivati circa 30 metri cubi al secondo con 13 pompe in funzione. Sul sistema del Secchia la portata derivata a Castellarano è pari a circa 1,2 metri cubi al secondo. In quest’area la portata può essere integrata grazie agli invasi laterali realizzati dal Consorzio negli ultimi anni, che rappresentano una riserva strategica per affrontare i periodi di maggiore richiesta. Più critica la situazione a Cerezzola dove la portata derivata non supera i 200 litri al secondo. Il Consorzio è impegnato quotidianamente nel monitoraggio delle derivazioni, nella regolazione delle reti irrigue e nel confronto costante con gli agricoltori, con l’obiettivo di garantire una distribuzione efficiente della risorsa. «Quello che stiamo vivendo non può più essere considerato un fenomeno eccezionale, ma una nuova normalità climatica. Per questo diventano sempre più strategici gli investimenti che il Consorzio sta completando grazie ai fondi PNRR e PNI, dagli invasi di Cerezzola sull’Enza e di Novellara fino al progetto del grande invaso di Vetto. L’acqua è una delle principali sfide del nostro territorio: gestirla bene significa sostenere l’agricoltura, tutelare l’ambiente e garantire sicurezza e sviluppo alle comunità locali» commenta la Direttrice del Consorzio di Bonifica dell’Emilia Centrale Ada Francesconi. Per soddisfare le richieste irrigue crescenti il Consorzio dell’Emilia Centrale ha ideato e attivato una apposita app che consente in tempo reale agli imprenditori agricoli di inoltrare la loro richiesta-irrigua saltando l’attesa ai centralini che comunque restano sempre attivi a servizio della cittadinanza.

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