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Per raggiungere questo rifugio dell'Appennino bisogna camminare per quasi due ore: ecco perché ne vale la pena

Filippo d’Autilio
Per raggiungere questo rifugio dell'Appennino bisogna camminare per quasi due ore: ecco perché ne vale la pena

Reggio Emilia: il Città di Sarzana si trova nel Parco nazionale dell'Appennino Tosco-Emiliano e si raggiunge con un'escursione di circa un'ora e quaranta: ecco come arrivare e cosa rende speciale questa meta.

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Ventasso  C’è un luogo sull’Appennino reggiano dove il viaggio comincia ancora prima dell’arrivo. Non ci sono strade asfaltate, parcheggi o rumori di motori ad accompagnare chi sale. È il rifugio Città di Sarzana. Per raggiungerlo bisogna mettere lo zaino sulle spalle e camminare. È proprio questo isolamento, però, uno degli elementi che negli anni lo ha reso un punto di riferimento per migliaia di appassionati della montagna. Il rifugio si trova nel territorio del Comune di Ventasso, all’interno del Parco Nazionale dell’Appennino Tosco-Emiliano, alle pendici del Monte Acuto e accanto al lago omonimo, uno specchio d’acqua di origine glaciale che contribuisce a rendere questo angolo di crinale uno dei più suggestivi dell’alto Appennino reggiano. La via di accesso più frequentata parte dalla diga del Lago Paduli, sul Passo del Lagastrello.

Da qui sono necessarie circa un’ora e quaranta minuti di cammino per raggiungere la struttura, attraverso boschi di faggio, radure e paesaggi che cambiano con il passare delle stagioni. Una volta arrivati, però, il senso della fatica lascia spazio alla sensazione di essere entrati in un luogo fuori dal tempo. «Qui si arriva solo a piedi – racconta il gestore Adriano Vitali – e tutto quello che serve per il rifugio deve essere portato su». Una caratteristica che rende la gestione quotidiana molto diversa da quella di una normale attività di ristorazione o ospitalità. Provviste, materiali e attrezzature vengono trasportati dai gestori e dagli amici che collaborano, mentre una volta all’anno viene effettuato un rifornimento più importante con l’elicottero. Il Città di Sarzana, oggi una baita in legno immersa nel bosco, ha alle spalle una storia di trasformazione.

L’inizio della storia

Nato nel 1980 come bivacco ad opera del CAI di Sarzana, era inizialmente una struttura in ferro e lamiera, poco adatta alle condizioni severe della montagna. Nel 1999 è stato completamente ricostruito nella forma attuale, grazie a un progetto sostenuto dal Parco del Gigante, dalla Regione e da numerose persone che contribuirono concretamente alla realizzazione dell’opera. Molti materiali, prima dell’arrivo della tecnologia, furono trasportati letteralmente “in spalla” dai volontari, poi con l’aiuto dei muli e infine degli elicotteri. Oggi il rifugio può ospitare circa trenta persone per i pasti e dispone di una ventina di posti letto, organizzati due camere. «L’accoglienza resta quella tipica dei rifugi di montagna: semplice, essenziale e basata sul rapporto diretto con chi arriva – racconta Vitali –. Due stufe a legna, d’inverno, riscaldano gli ambienti e contribuiscono a creare quell’atmosfera familiare che molti escursionisti cercano dopo una giornata sui sentieri». La struttura rappresenta anche un importante punto di passaggio per chi percorre itinerari di lunga percorrenza come il Sentiero Italia, oltre a essere una base per raggiungere altre mete dell’Appennino, tra cui il vicino Rifugio Mariotti e diversi percorsi adatti sia agli escursionisti più esperti sia a famiglie e camminatori meno allenati. Dal rifugio è inoltre possibile raggiungere il passo del Cerreto, l’Alpe di Succiso e ovviamente la cima del Monte Acuto.

La vita del rifugio segue il ritmo delle stagioni. Nei mesi di luglio e agosto l’apertura è quotidiana, mentre durante il resto dell’anno la struttura è generalmente disponibile nei fine settimana, con una chiusura nel mese di novembre. Quando il rifugio è chiuso, resta comunque disponibile un piccolo ricovero di emergenza con cinque posti letto per chi si trova in difficoltà. «Il posto è molto frequentato da chi ama davvero la montagna – spiega Vitali – e l’affluenza è sempre buona proprio perché chi arriva qui cerca un’esperienza diversa». Il Rifugio Città di Sarzana non è soltanto un punto di ristoro o una tappa lungo un sentiero. È un presidio dell’Appennino, un luogo dove il tempo rallenta e dove il valore dell’accoglienza nasce dalla fatica quotidiana di chi lo mantiene vivo. In un’epoca in cui quasi tutto è raggiungibile comodamente, questo piccolo edificio sul Monte Acuto ricorda ancora il valore del camminare per arrivare.

I rifornimenti

Gestire un rifugio raggiungibile soltanto a piedi significa accettare una regola semplice: ogni cosa deve essere conquistata con fatica. Al Città di Sarzana anche un rifornimento alimentare diventa parte dell’avventura. A 1.580 metri di quota non esiste una strada che permetta di arrivare davanti all’ingresso con un furgone carico di provviste. La cucina, le camere e tutti i servizi del rifugio dipendono quindi dall’organizzazione dei gestori e dalla capacità di programmare ogni necessità. Farina, vino, prodotti alimentari, bombole di gas e materiali indispensabili vengono trasportati lungo il sentiero dagli stessi gestori e da chi li aiuta. Solo una volta all’anno viene effettuato un rifornimento straordinario con l’elicottero, necessario per garantire le scorte più impegnative da portare a spalla. Tutta la gestione e l’accoglienza turistica è in mano ad operatori volontari, una rete di appassionati che sostengono il modo di approcciarsi alla natura circostante proprio del Sarzana.

Rispetto per l’ambiente
Anche i servizi raccontano una filosofia precisa: quella di un rapporto rispettoso con l’ambiente. L’energia elettrica viene prodotta attraverso un impianto fotovoltaico, l’acqua utilizzata per cucina e servizi viene raccolta dalle precipitazioni mentre quella potabile arriva dalla vicina sorgente. Le scelte quotidiane sono quindi condizionate dall’ambiente e dalla necessità di ridurre gli sprechi. Questa dimensione fa parte dell’identità stessa del rifugio. Chi arriva al Città di Sarzana non trova una struttura pensata per riprodurre le comodità della città, ma un luogo dove riscoprire un rapporto più diretto con la montagna. La fatica necessaria per mantenere aperta la struttura diventa così parte dell’esperienza: dietro un pasto caldo, una stanza pronta o una stufa accesa c’è il lavoro invisibile di chi ogni giorno sceglie di custodire un angolo dell’Appennino.

I contatti

Per avere informazioni sulle aperture o per prenotare un pasto o un pernottamento occorre contattare il rifugio. L’indirizzo email è rifugiosarzana@gmail.com mentre i contatti telefonici sono i seguenti: 339 22 45 117 oppure 0522 1686400. Ricordiamo che il rifugio riaprirà questo fine settimana e resterà accessibile quotidianamente nei mesi di luglio e agosto.l

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