C’è un canyon segreto nell’Appennino reggiano: ecco dove si trova
Villa Minozzo: si tratta di depositi risalenti al Cretacico superiore, formatisi circa 85 milioni di anni fa quando questa zona era occupata da fondali marini
Villa Minozzo Non serve attraversare l’oceano per ammirare paesaggi che ricordano i grandi canyon americani. Basta percorrere la strada provinciale che collega Vetto a Ramiseto e prestare attenzione, all’altezza del borgo di Atticola, per scoprire uno degli angoli più sorprendenti e meno conosciuti dell’Appennino reggiano.
Un canyon naturale
A pochi passi dalle case della frazione, accanto al torrente Atticola – affluente dell’Enza –, si apre infatti un piccolo canyon naturale, modellato dal tempo e dagli agenti atmosferici. Un luogo inaspettato, che sorprende per la sua bellezza e per i colori vivaci delle sue formazioni geologiche. Qui il paesaggio cambia improvvisamente: le colline lasciano spazio a forme di erosione calanchive, piccoli rilievi e “vulcanetti” di pochi metri, scolpiti nell’argilla da acqua e vento. Le tonalità variano dal rosso intenso al bianco, creando un effetto scenografico che ricorda scenari quasi lunari o esotici.
85 milioni di anni fa
Come spiega il geologo Alberto Piazza, che insegna alla scuola media di Villa Minozzo, si tratta di depositi risalenti al Cretacico superiore, formatisi circa 85 milioni di anni fa quando questa zona era occupata da fondali marini. «I sedimenti di fango, nel corso dei millenni, si sono solidificati dando origine agli affioramenti odierni, caratterizzati dalla presenza di argille ferrose dai colori spettacolari».
Un “set” naturale
A rendere ancora più suggestivo il sito è la luce del sole, che nelle ore migliori della giornata esalta le sfumature e trasforma questo angolo nascosto in un set fotografico naturale. Non è raro che escursionisti e appassionati di fotografia si fermino per immortalare scorci che sembrano appartenere a un altro continente. Davanti al canyon si estende una piccola spianata, probabilmente residuo di una vecchia attività estrattiva, che potrebbe aver contribuito ad accentuare i fenomeni erosivi visibili oggi.
Un gioiello geologico
Nonostante la sua particolarità, questo luogo resta poco conosciuto e spesso sfugge allo sguardo dei passanti. Proprio per questo, chi percorre la provinciale è invitato a rallentare e a lasciarsi incuriosire: basta una breve sosta per scoprire un paesaggio unico nel suo genere. Un piccolo gioiello geologico incastonato nell’Appennino, capace di raccontare milioni di anni di storia e, allo stesso tempo, di regalare un’esperienza visiva fuori dall’ordinario. Atticola si conferma così non solo punto panoramico sull’Enza, ma anche porta d’accesso a una meraviglia inattesa tutta da esplorare. Come raggiungerlo Noto come il “piccolo canyon americano” dell’Emilia-Romagna, è facilmente accessibile in auto e offre un paesaggio quasi lunare. Dopo essere arrivati a Vetto occorre procedere in direzione est lungo la SP513R verso via Manenti. Dopo 500 metri si svolta a destra sulla SP 57 (Valle dei Cavalieri) in direzione Ramiseto. A questo punto, bisogna proseguire per circa 4 chilometri fino ad arrivare ad Atticola, dove il canyon sarà visibile lungo la strada sulla destra. Per chi arriva in bicicletta, da Vetto si prosegue verso la frazione di Atticola e si lascia la bici poco prima dell’area dei canyon. Gli ultimi metri si percorrono a piedi. Per chi cerca un giro più sportivo, esistono anche anelli ciclistici che includono il Canyon di Atticola e la Val d’Enza, con circa 50 chilometri a tratta da Reggio Emilia e oltre 1.300 metri di dislivello. © RIPRODUZIONE RISERVATA
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