Il postino di Borzano che consegnava le lettere durante la guerra: a 94 anni i suoi ricordi diventano un libro
Gianfranco Fontani ha scritto le sue memorie e le ha donate alla sindaca: «In bici ho fatto più chilometri di Coppi»
Albinea È stato per tutta la vita il postino di Borzano, seguendo una tradizione di famiglia: prima di lui lo erano stati il padre, il nonno e il bisnonno. Ha attraversato periodi difficili, dal Fascismo alla Seconda guerra mondiale, fino agli anni della ricostruzione e del boom economico. Conobbe anche Ida Liuzzi, la 67enne ebrea che tra il 1943 e il 1944 visse nascosta nel fienile della sua domestica, a Borgo di Borzano, per sfuggire alla deportazione ad Auschwitz, contribuendo a proteggerla durante la clandestinità (la sua vicenda ebbe però un tragico epilogo: morì il 16 agosto 1944). In tutte queste sue "vite", Gianfranco Fontani, ultimo di quattro generazioni di postini, ha mantenuto saldi i principi del mestiere appresi fin da bambino, quando, a soli 6 anni, seguiva e aiutava il padre Giambattista: puntualità, precisione, riservatezza e umanità.
Oggi Gianfranco ha 94 anni ed è ospite della casa di riposo Il Poggio di Reggio Emilia. Aiutato dalla nipote Simona Rivi, ha raccolto i suoi ricordi in un volume che ha voluto donare alla sindaca di Albinea, Roberta Ibattici. Il dono è stato consegnato ieri nelle mani della prima cittadina, che ha fatto visita all'anziano postino. A sua volta la sindaca gli ha regalato un volume fotografico dedicato ad Albinea, con immagini di Primo Montanari, e una pergamena di ringraziamento per il lavoro svolto e per aver custodito e tramandato la memoria di un tempo che non c'è più. Attraverso le parole di Fontani il lettore viene proiettato in un'epoca che oggi sembra lontanissima, quando le notizie viaggiavano al ritmo dei pedali e il postino era molto più di un semplice impiegato: un confidente, un testimone silenzioso e un messaggero di speranza. Dalla fame della guerra alle sfide della ricostruzione e della modernità, Franco ricorda con lucidità persone, luoghi e vicende, facendo rivivere le vecchie strade e le frazioni che raggiungeva a piedi o in bicicletta, con qualsiasi condizione atmosferica. Dai suoi racconti emerge soprattutto il profondo rapporto di fiducia costruito con le famiglie del territorio, per le quali il portalettere era un punto di riferimento umano e sociale, oltre che il collegamento con il resto del mondo.
«Portavo lettere dei militari dal fronte, scritte a matita su carta povera – ricorda Gianfranco –. La fame era sempre una compagna di strada e certe famiglie più benestanti, mosse a compassione per quel ragazzino instancabile, mi davano un po’ di pane da portare a casa. Era prezioso, ma devo confessare che la fame era talmente tanta che lo mangiavo quasi tutto lungo la strada pedalando o camminando tra una borgata e l’altra». La sua storia è fatta di lunghi tragitti perché «c’era l’urgenza della vita che correva» e di silenzi sia perché le lettere possono contenere segreti e a volte «devono essere consegnate proprio solo nella mani del destinatario» e perché nei cortili e nelle case avvengono cose che il postino può vedere o ascoltare, ma non deve dire. Poi arrivò il momento più difficile: nel 1953 il padre morì improvvisamente, colpito da un malore mentre stava consegnando una lettera. A tenere unita la famiglia fu la madre, Maria Prampolini, che si rimise a studiare per conseguire la licenza di terza media e subentrò al marito come portalettere. Con il tempo Gianfranco passò dalla bicicletta all'ufficio postale: le persone che prima incontrava durante il giro delle consegne iniziarono a ritrovarlo dietro il bancone. Prima della meritata pensione ebbe anche il tempo di sventare una rapina, affrontando con un paio di forbici in mano un malvivente armato di pistola. Tra gli anni Ottanta e Novanta fu inoltre consigliere comunale nelle file della Democrazia Cristiana. Di certo “Franco”, come lo chiamano tutti, non si è mai risparmiato. «Ho fatto più chilometri di Fausto Coppi e la mia vita è stata così: un intreccio di storie degli altri che ho protetto, ricevuto e consegnato».
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