Gazzetta di Reggio

Reggio

L’intervista

Caldo record a Reggio Emilia, l'esperta: «Così si possono raffreddare le città»

Maria Sofia Vitetta
Caldo record a Reggio Emilia, l'esperta: «Così si possono raffreddare le città»

Daniela Corsini, architetto del settore Sostenibilità di Politecnica spiega cosa siano le “isole di calore”

4 MINUTI DI LETTURA





Reggio Emilia Telecomando del condizionatore alla mano, tapparelle abbassate e vetri rigorosamente chiusi. Negli ultimi giorni, le temperature, che hanno ormai toccato 40 gradi, stanno disincentivando le persone a passeggiare per le strade, soprattutto nelle ore centrali della giornata, i momenti in cui gli effetti delle "isole di calore" sono evidenti. «È un fenomeno microclimatico che si verifica quando la temperatura dell’aria all’interno di un’area urbana risulta significativamente più elevata rispetto alle zone rurali o a quelle limitrofe meno costruite», spiega Daniela Corsini, architetto e referente dell’Area Urbana e Territoriale del settore Sostenibilità presso Politecnica, a Modena, raccontando come poter intervenire sugli spazi cittadini per ridurre l’impatto del caldo estremo.

Quali sono le aree più critiche?

«Le zone densamente costruite, senza la presenza di verde, soprattutto se ci sono coperture, superfici orizzontali e tetti di colori scuri. Una mappatura satellitare condotta a Roma durante l’estate ha rilevato che il tessuto urbano impermeabilizzato e asfaltato raggiunge una temperatura media superficiale di 40 gradi. Nello stesso periodo, le foreste urbane registrano una media di 32 gradi, mentre le aree verdi periurbane scendono a 28».

Qual è la situazione in Emilia?

«Le nostre città in generale, sono in cima alle classifiche per quantità di verde in rapporto al numero di abitanti, ma presenta aree con molti edifici e con scarsa vegetazione: questo la rende critica in determinate zone».

In che modo gli spazi urbani possono influire sulla riduzione delle temperature?

«Se la loro progettazione è attenta alla creazione di ombreggiature e alla disposizione dei venti prevalenti contribuisce a creare zone più vivibili. Si fa spesso ricorso a elementi naturali. Bisogna considerare che questo diventa un modo per rinfrescare anche le aree circostanti».

Nei centri storici ci sono aree vincolate che non è possibile trasformare in "polmoni verdi" con alberi ad alto fusto. Come agire in questo senso?

«Prima bisogna studiare l’identità del luogo. Se il problema della valorizzazione riguarda le facciate degli edifici, non è pensabile inserire elementi che andrebbero a nasconderle anche parzialmente. Il progetto dovrebbe focalizzarsi sulle superfici, guardando il Solar Reflectance Index, un valore che permette di capire se riflettono il calore anziché assorbirlo. Due elementi fondamentali per le pavimentazioni sono le colorazioni chiare e la permeabilità dei materiali. Si possono inserire superfici vegetate o a prato e, dove non opportune, arbusti bassi».

Un modello da cui trarre alcuni spunti per l’Emilia?

«Il più innovativo è Copenaghen: hanno ricavato spazi nella sezione stradale per inserire del verde e delle nature-based solutions. Sono riusciti a depavimentare parte della superficie delle strade, con un notevole miglioramento in termini di gestione delle acque meteoriche. Il cambiamento climatico sta portando a frequenti ondate di calore, ma anche a un incremento di precipitazioni estreme».

Quanto è importante sfruttare gli spazi di metrature limitate?

«Molto. A volte si pensa solo alle grandi opere, alle quali vengono dati attenzioni mediatiche e budget adeguati, ma i piccoli interventi avrebbero il vantaggio di essere diffusi. Troppo spesso la progettazione si scontra con scelte politiche poco lungimiranti e gli spazi vengono rifatti uguali a com’erano prima. Il cambiamento deve essere culturale: se un parcheggio viene sistemato inserendo delle alberature si perdono alcuni stalli e i cittadini potrebbero non essere contenti. Siamo abituati a posteggiare la macchina su una superficie asfaltata, ma dovrebbe essere drenante, con una presenza di verde».

La normativa italiana viene in aiuto?

«Sì, per la progettazione di opere pubbliche l’introduzione dei criteri ambientali minimi e in alcuni casi del principio Dnsh, Do No Significant Harm, supporta o costringe l’adozione di soluzioni tecniche e di materiali che affrontano con serietà il contenimento delle temperature e la gestione degli eventi meteorici estremi. Purtroppo vengono spesso considerati solo un appesantimento burocratico».

Come ottenere i massimi benefici nell’ambiente domestico da una ristrutturazione?

«L’isolamento termico, che rappresenta una soluzione passiva, è positivo sia per aiutare il riscaldamento invernale sia il raffrescamento estivo. Per interrompere il circolo vizioso dell’aumento delle temperature è importante anche un’alimentazione con fonti rinnovabili».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google