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La testimonianza dall’ospedale

Antonella Stipa, sorella del pizzaiolo ucciso colpita da quattro fendenti: «Conosciamo l’assassino da 25 anni. Non so cosa gli sia scattato in testa»

Ambra Prati
Antonella Stipa, sorella del pizzaiolo ucciso colpita da quattro fendenti: «Conosciamo l’assassino da 25 anni. Non so cosa gli sia scattato in testa»

«Appena uscita dal bagno ho detto “Andrea, che ci fai qui?”: nessuna risposta, non dicevano niente, ho capito subito e sono accorsa». Troppo tardi: Raffaele si era già accasciato

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Reggio Emilia «L’assassino lo conosciamo benissimo, da ben 25 anni. E non ha mai creato problemi. Non so cosa gli sia scattato in testa: la rabbia, pura rabbia». A parlare è Antonella Stipa, 52 anni, la sorella di Raffaele scampata per miracolo alla furia omicida di Andrea Pellati, 43 anni, che era qualcosa di più di un cliente abituale. Un residente del quartiere, che spesso i pizzaioli aiutavano – così come altre persone in difficoltà – facendo credito. È stata Antonella ad indicare nell’immediatezza agli investigatori nome e cognome dell’assassino. «Di solito Andrea veniva in pizzeria al mattino, per il pranzo, quando sono sola nel locale; Raffaele arrivava nel pomeriggio e restava fino a sera. Quell’uomo non si è mai comportato male in precedenza, è sempre stato gentile. Ultimamente non si vedeva più, né nel nostro locale né in giro», prosegue la ferita. Il 43enne – soprattutto quando era a corto di soldi – mandava “avanti” altri, in particolare una 60enne di nome Tina, sua vicina di casa. «Abitano nella stessa palazzina, sono dirimpettai e amici: si aiutano a vicenda, e qui hanno il conto in comune. Tina è venuta domenica sera a prendere delle bottigliette d’acqua dicendo che avrebbe pagato il giorno seguente. Si è ripresentata lunedì a pranzo, per una pizza e una bottiglietta d’acqua, dicendo di segnare sul conto. Le ho fatto presente della promessa del giorno prima e le ho detto “stavolta ti servo, ma non venire più, ormai hai un debito di 35 euro”. Lei ha risposto che avrebbe saldato quando avrebbe riscosso la pensione, ai primi di luglio». Fin qui, niente di cui impensierirsi.

Senonché il giorno stesso, verso le 21, Andrea Pellati si è presentato alla pizzeria Yoghi. «Raffaele in quel momento era da solo accanto al forno perché io ero in bagno. Quell’uomo non ha detto nemmeno una parola. È entrato, ha appoggiato lo zaino a terra vicino alla macchinetta del caffè, ha tirato fuori il coltello da cucina che si era portato da casa, ha girato dietro al bancone e ha aggredito mio fratello». Antonella non era presente, ma l’intera azione è stata filmata dalle telecamere interne del locale, che rappresentano la prova regina del delitto e che hanno documentato l’apparente calma dell’omicida il quale, terminata l’opera, ha ripreso il suo zaino, si è guardato intorno ed è uscito. «Appena uscita dal bagno ho detto “Andrea, che ci fai qui?”: nessuna risposta, non dicevano niente, ho capito subito e sono accorsa». Troppo tardi: Raffaele si era già accasciato.

«Dopo mio fratello, ha accoltellato me, che mi sono messa in mezzo». Antonella ha ricevuto quattro fendenti, tutti nella parte destra del corpo: uno sul lato posteriore del braccio, uno all’ascella, uno sotto il seno e uno al fianco, rimanendo però cosciente. Ieri mattina la 52enne, in accordo con i clinici di Parma, è stata trasferita all’ospedale Maggiore «per un piccolo intervento al fegato», per poi tornare nel pomeriggio al Santa Maria Nuova dov’è stata ricoverata nel reparto di Chirurgia generale e d’Urgenza: le sue condizioni sono definite stabili, è fuori pericolo, la prognosi – da stabilire – sarà superiore ai venti giorni. «Ripeto l’aspetto strano è che non c’è stato un grido, una parola, niente. Tanto che c’erano dei clienti, nella saletta a fianco, che non si sono accorti di nulla. Finché io, a terra in una pozza di sangue, ho urlato “aiuto, aiuto” e a quel punto le persone presenti hanno dato l’allarme al 112». Antonella, madre di una figlia, non nasconde la paura. «Ma a me è andata bene. Peggio per mio fratello, poverino, che ci ha rimesso la vita. Raffaele era una brava persona, un gran lavoratore: stava lavorando come sempre, non meritava tanta violenza. Non vedeva l’ora che arrivasse agosto per chiudere: saremmo tornati, come ogni anno, a Capo d’Orlando in Sicilia dai nostri fratelli e sorelle. Eravamo in otto...». Alla domanda cosa si augura per Andrea Pellati, Antonella esita. «Intanto mi deve dire il perché, perché lo ha fatto. Per i soldi? Per 35 euro? Non c’era alcun bisogno, avremmo continuato a fargli credito. Chissà cosa gli è passato per la testa. Davvero non me lo spiego».

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