Dalle teorie sui complotti alla paura di farsi rubare l’anima: chi è Andrea Pellati, l’assassino di Raffaele Stipa
Reggio Emilia, la testimonianza di Alessandro Gandino, giornalista e artista reggiano, conoscente del 43enne che ha accoltellato a morte il titolare della pizzeria Yoghi
Reggio Emilia Per l’omicidio di Raffaele Stipa, titolare della pizzeria Yoghi è stato arrestato nella notte Andrea Pellati, 43 anni, reggiano. Abita in via Maiella. A pochi metri dal locale in cui ha strappato la vita a Stipa e ferito sua sorella, per tre pizze e venti euro. Pellati è conosciuto nel quartiere. Alessandro Gandino, giornalista, artista e conduttore radiofonico reggiano lo dice, senza mezzi termini: «Io conosco l’assassino. Non ho idea fino a che punto si possa conoscere uno come Andrea, ma credo di conoscerlo. Un po’». Inizia così il lungo post condiviso su Facebook, in cui almeno in parte viene delineato il profilo di Andrea Pellati, il killer di Raffaele Stipa- «tra il 2017 e il 2018 ho vissuto in via Maiella. Una mattina avevo lasciato la porta aperta e mi trovai davanti questo omone. Era Andrea Pellati. Acuto, strano, con teorie tutte sue. Nei giorni seguenti ci incrociavamo spesso finché un giorno proposi una birra al bar di fronte. Venne e bevve acqua. Poi mi raccontò la sua storia tra carcere e criminalità organizzata - racconta Gandino -. Viveva in un mondo suo, fatto di complotti, cimici piazzate, la fine del mondo è vicina, microspie e piccolo spaccio».
Quando l’anno successivo Gandino si trasferisce insieme alla compagna, inglese, Pellati è convinto che dietro ci sia qualcosa di oscuro. «Complottista e altro, era convinto che la Regina Elisabetta fosse rettiliana (e anche i Beatles) e nutriva una sorta di paura e rispetto verso Julie che, in quanto inglese, secondo lui dominava il mondo - prosegue il giornalista -. Quando ci venne a trovare nella casa in centro, le chiese come poter fare avere un regalo natalizio per i tre figli di Kate Middleton anche perché molto probabilmente l’ultimo era suo».
Ogni tanto Pellati passava per un saluto. Qualche chiacchiera. Argomenti diversi. Conosciuto da tutti. Di sue foto non ce ne sono tante: «era convinto che le fotografie potessero rubargli l’anima». Una persona stravagante che qualche volta si incontrava sulla propria strada. Fino a quando annunciò la sua partenza. «Naturalmente località segreta ma si voleva liberare di tutto. Mi portò i suoi libri che misi in cantina. La nostra auto era agli sgoccioli e visto che se ne voleva liberare comprammo la sua C2. Fatto il passaggio di proprietà all’Aci mi rassicurò che tutte le cimici dei servizi segreti erano state rimosse. Non lo vidi per un bel po’». Poi arriviamo alla serata di lunedì. Drammatica. «Quando ieri sera ho letto la notizia - conclude Gandino nel post - giuro che l’ultima persona alla quale potevo pensare era lui. Un matto, ma mai recepito come violento. Condoglianze alla famiglia del lavoratore morto e in bocca al lupo alla sorella. Morire così è assurdo». © RIPRODUZIONE RISERVATA
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