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Il mondo di pietra scolpito dall’ex muratore 91enne Natalino Costi. «Raccolgo i sassi nel fiume Secchiello poi mi lascio ispirare dalla fantasia»

Wainer Magnani
Il mondo di pietra scolpito dall’ex muratore 91enne Natalino Costi. «Raccolgo i sassi nel fiume Secchiello poi mi lascio ispirare dalla fantasia»

Nelle sue opere c’è la raffigurazione dei borghi del nostro Appennino: chiese, torri, case, fienili. Sono visibili nel giardino di casa sua, nella piccola frazione di Costabona di Villa Minozzo

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Villa Minozzo Chi passa da Costabona, piccola frazione di Villa Minozzo, è obbligato a fermarsi a casa di Natalino Costi, novantun anni portati divinamente, per ammirare le sue sculture. Una mostra permanente, in bella vista, il cui biglietto d’ingresso è un semplice saluto. Le sue opere sono diventate un punto di riferimento per chi passa da Costabona o per chi si reca al ristorante il Maggio. È un piccolo mondo in pietra. I turisti di passaggio scattano foto e Natalino non chiede nulla, condivide volentieri la sua storia. «Sono stato un muratore – racconta – ho lasciato Costabona a 16 anni con la valigia di cartone per imparare un mestiere. Sono andato a Genova, Milano, Parigi, Sassuolo poi sono tornato definitivamente a Costabona, nel 1974, decidendo di rimanere nei miei monti». Un’artista che ha tratto ispirazione dal suo vissuto e che ora vuole «tenere vive le mani e la testa». Le sue sculture sono di forte impatto: sembrano di cartapesta, invece sono di sasso. «Le pietre le raccolgo nel fiume Secchiello. Le scelgo con cura, mi lascio guidare dal mio istinto: troppo tonde non vanno bene, troppo spigolose si spaccano. Le porto a casa, le lavo bene, le faccio asciugare. Poi inizia il lavoro vero. Con scalpello, martello e tanta costanza». Scolpisce, leviga, incastra, niente colla industriale, niente stampi: solo pietra su pietra. «Quando guardo il sasso ho già in testa cosa ne potrà scaturire. Immagino come sarà una volta finito». «Mio papà Natalino – spiega la figlia Michela Costi – è una persona coerente, integra, concreta, riservata ma allo stesso tempo moderna. Ha fatto per tanti anni il muratore e ora si gode la sua pensione a Costabona, traendo soddisfazione dalla sua passione. Lo ispira la sua fantasia, l’estro, ma anche la conoscenza del sasso. Nelle sue opere c’è la raffigurazione dei borghi del nostro Appennino: chiese, torri, case, fienili. Un piccolo mondo antico che prende forma». «La mia prima opera – rimarca Natalino – è stata il ponte del Diavolo vicino a Lucca. Sono già passati più di vent'anni». Una passione scaturita dal tempo, che a Costabona sembra essersi fermato. «Ha dovuto fare i conti con una malattia che l’ha segnato – prosegue la figlia Michela – così si è dedicato a questa passione. Da noi gli inverni sono lunghi, i ritmi sono lenti e c’è tanto tempo da dedicare ai propri interessi».

Le sue opere sono frutto della pazienza e della conoscenza. «Servono mesi e mesi di dedizione, a volte anche un anno – racconta Natalino, che è nato proprio il 25 dicembre – non ci si può far prendere dalla frenesia, è un’opera che ha un’anima. Potete quindi ben capire cosa significa: la cura dei particolari, l’attenzione che viene riservata a questo sasso, che si anima e che racconta la mia terra. Viene fatto tutto a mano con scalpello e martello. C’è una base e poi, via via, fino ai piccoli dettagli». Opere che sono in bella vista nel suo giardino di casa ma non sono in vendita. «Ne ho realizzate oltre una trentina e non le posso mettere tutte in mostra perché non c'è abbastanza spazio davanti a casa. In tanti che vengono all'osteria del Maggio a mangiare si fermano e mi chiedono se le vendo. A volte ci ho pensato ma poi mia figlia mi ha sempre convinto a tenerle per me, sono la mia passione, raccontano la mia vita. Proverei dispiacere nel disfarmene anche se sono ingombranti”. Sono sculture di sasso e quindi pesantissime da trasportare. “Mio padre si è ingegnato anche in questo – spiega la figlia Michela – perché a mano non le riesci a muovere e così ha predisposto un carretto per spostarli e un camioncino per trasferirli in garage». Il 91enne ha un sogno: poter raggruppare tutte le sue opere in un’unica stanza: un vero e proprio museo dei sassi del Secchiello. «Mi piacerebbe – ammette Natalino – poter ricreare un vero e proprio villaggio in sasso con tutte le mie opere. La gente si ferma, pensano che siano fatte di cartapesta e quando gli racconto la mia storia restano proprio...di sasso. Fanno foto, chiedono spiegazioni di come le ho realizzate. Mi basta vedere il loro stupore, l’ammirazione per ciò che ho realizzato». In periodo natalizio era stato invitato anche ad esporre alcune sculture in occasione di una mostra dei presepi a Salvarano. «Il trasporto è stato impegnativo – prosegue Michela – così abbiamo deciso di declinare gli inviti di altre mostre. Diciamo che sono in bella mostra davanti alla casa di mio padre che ha in suo nipote Brando un perfetto cicerone». «Mi auguro – conclude Natalino – che mio nipote Brando possa raccogliere il testimone. Sono molto orgoglioso di lui».

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