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Pizzaiolo ucciso, la Lega: «L’assassino va remigrato». Poi il dietrofront quando scopre che è italiano. Scoppia il caso politico

Alice Benatti
Pizzaiolo ucciso, la Lega: «L’assassino va remigrato». Poi il dietrofront quando scopre che è italiano. Scoppia il caso politico

La querelle è scoppiata per via dei comunicati, inviati alla stampa ieri mattina e poi ritirati, dei leghisti Fiazza e Cavandoli. Malavasi (Pd): «Fomentano una caccia al colpevole, ovviamente di origine straniera». Casadei (5 Stelle): «Che figuraccia»

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Reggio Emilia L’omicidio del pizzaiolo Raffaele Stipa ha rapidamente travalicato la cronaca per trasformarsi in un caso politico. A innescare lo scontro sono stati i comunicati del capogruppo della Lega in Regione Tommaso Fiazza e della deputata eletta a Reggio Emilia Laura Cavandoli nei quali invocavano la remigrazione del presunto autore straniero del delitto, salvo poi tentare di ritirarli, meno di un’ora dopo, una volta emersa la nazionalità italiana dell’arrestato, il 43enne Andrea Pellati. Un rapido dietrofront che non ha tuttavia evitato le dure reazioni delle opposizioni, le quali hanno accusato gli esponenti del Carroccio di «fomentare una caccia al colpevole, ovviamente di origine straniera», per usare le parole della deputata dem Ilenia Malavasi. Sono «ridicoli», secondo il leader nazionale di Alleanza Verdi-Sinistra Nicola Fratoianni, mentre i Cinque Stelle, attraverso il consigliere regionale Lorenzo Casadei, hanno parlato di «una figuraccia che smaschera la propaganda sulla remigrazione».

Per ricostruire la vicenda politica che si è sviluppata nell’arco della giornata bisogna però tornare alle 10.55 e alle 11.11 di ieri, quando Fiazza e Cavandoli hanno inviato alla stampa i rispettivi comunicati. «Chi uccide per una pizza non può avere posto nella nostra comunità. Avanti con la remigrazione», recitava l’apertura della nota del capogruppo leghista, poi sostituita con «basta alibi per i balordi» dopo che, come chiarito dallo stesso, «le nuove informazioni diffuse dagli inquirenti» avevano modificato «un elemento centrale della ricostruzione iniziale». Il riferimento è alla prima ricostruzione giornalistica del delitto che aveva iniziato a circolare nelle prime ore della mattinata. Pubblicata da un’altra testata locale e rilanciata da agenzie di stampa e da numerosi organi di informazione nazionali, riferiva infatti, seppur al condizionale, di un presunto autore straniero dell’omicidio. Al contrario, invece, alle 10.10 – un’ora prima dell’invio delle note dei due – la Gazzetta pubblicava la notizia dell’identificazione del presunto assassino Andrea Pellati, reggiano doc e con precedenti per droga. Nel frattempo, però, la versione che parlava di “uno straniero” aveva già iniziato a circolare ampiamente, rimbalzando su siti e social delle principali testate nazionali, dove i commenti degli utenti non si sono sprecati. Il punto è proprio questo: oggi basta scrivere che l’autore di un reato è straniero per scatenare online commenti d’odio e violenti. E ieri, tra l’altro, è accaduto nella giornata in cui il Comitato Remigrazione e Riconquista ha depositato alla Camera le 150mila firme raccolte per la proposta di legge di iniziativa popolare sulla remigrazione.

Una dinamica che – va detto – fa riflettere anche sulla responsabilità dell’informazione nell’era dei social. Perché la “corsa” a pubblicare per primi può comprimere i tempi delle verifiche e favorire la diffusione di ricostruzioni ancora parziali, imprecise o destinate ad essere smentite. Con il rischio che gli aggiornamenti successivi, che in questo caso più che completare il quadro iniziale (come dovrebbe essere) lo hanno corretto, non riescano a raggiungere lo stesso pubblico. Dunque chi si è indignato o ha insultato sui social quello che riteneva uno «straniero assassino» potrebbe non venire mai a sapere che il presunto autore del delitto è invece un italiano.

Per le opposizioni, la colpa degli esponenti della Lega è quella di essersi precipitati a trasformare una ricostruzione giornalistica provvisoria in uno slogan politico, soffiando sul fuoco dell’odio verso gli stranieri. Attraverso una nota la deputata reggiana Pd Ilenia Malavasi scrive, infatti, che l’episodio impone una riflessione sulla «violenta reazione a episodi come questo, alimentata anche da esponenti politici di una destra che tende unicamente a fomentare una caccia al colpevole, ovviamente di origine straniera. In questo caso, ad esempio, la Lega aveva già pronto un comunicato imbarazzante». E ancora: «La sicurezza non la si ottiene con slogan e comizi, ma con investimenti concreti nella prevenzione, nel potenziamento degli organici del personale di polizia, dei servizi sociali e degli operatori socio-educativi. Si tratta dell’esatto contrario di quanto messo in campo in quattro anni dall’attuale Esecutivo». Il consigliere regionale del Movimento 5 Stelle Lorenzo Casadei parla di «figuraccia politica e comunicativa che dimostra quanta malafede ci sia dietro certe parole d’ordine». «Per la Lega – scrive – non contano i fatti, non conta la verità, non conta nemmeno il rispetto per una vittima e per una comunità colpita da un fatto gravissimo. Conta solo trovare il modo di trasformare qualunque episodio di cronaca in propaganda contro qualcuno. Questa vicenda smaschera la proposta della “remigrazione” per quello che è: uno slogan ideologico, buono per alimentare paure e tensioni sociali». Per il leader di Alleanza Verdi-Sinistra Nicola Fratoianni «sono ridicoli». «A destra hanno provato a usare il terribile omicidio del pizzaiolo di Reggio Emilia, per vomitare il loro solito odio sui migranti. Non si sono ancora scusati per le bugie dette sulla vicenda del poliziotto a Rogoredo che ne hanno già combinata un’altra».

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