Omicidio in pizzeria, la criminologa: «Il discontrollo degli impulsi può trasformare una lite in un delitto in pochi secondi»
Il parere di Maria Rosaria Palmigiano sul caso del delitto avvenuto alla pizzeria Yoghi
Reggio Emilia Il discontrollo degli impulsi rappresenta una delle principali chiavi di lettura degli omicidi a carattere reattivo, soprattutto quando l’arma utilizzata è un coltello o un altro oggetto di uso comune e facilmente reperibile. Dal punto di vista clinico si manifesta con una temporanea perdita della capacità di controllare una risposta aggressiva. Emozioni come rabbia, frustrazione o un senso di umiliazione possono prendere il sopravvento sul ragionamento, compromettendo la valutazione delle conseguenze e favorendo il passaggio all’atto violento.
In questi casi il delitto non nasce necessariamente da una pianificazione, ma può essere l’esito, quindi, di una rapida escalation emotiva. Quando non emergono elementi di premeditazione, l’azione violenta si sviluppa generalmente all’interno di una conflittualità immediata: una lite, un alterco, una provocazione percepita come intollerabile o una situazione di forte tensione emotiva. In questi contesti il coltello, spesso già presente sulla scena, può trasformarsi nello strumento che può rendere irreversibile un gesto maturato nell’arco di pochi secondi. Ciò non significa, tuttavia, che tutti gli omicidi commessi con coltello siano il frutto di una perdita di controllo. In una quota di casi, le indagini evidenziano elementi di premeditazione, anche solo parziale, nei quali il comportamento violento è il risultato di una scelta consapevole. Diventa quindi fondamentale, ai fini investigativi, distinguere tra un’azione prevalentemente impulsiva e un gesto pianificato, pur tenendo presente che, in alcune vicende, le due componenti possono coesistere.
Secondo la letteratura psichiatrico-forense, la maggior parte degli omicidi impulsivi non è attribuibile a psicosi né ad altre forme di grave patologia mentale. Più frequentemente, il passaggio all’atto nasce dall’interazione tra fattori situazionali, vulnerabilità individuali e specifici tratti di personalità, quali impulsività marcata, bassa tolleranza alla frustrazione, difficoltà nella regolazione delle emozioni, ipersensibilità alle provocazioni e tendenza alla reattività aggressiva. Queste caratteristiche, spesso compatibili con una vita apparentemente normale, possono assumere un ruolo determinante quando si associano a condizioni di stress acuto, conflitti interpersonali o all’assunzione di alcol e sostanze psicoattive, che agiscono come fattori disinibenti riducendo ulteriormente il controllo comportamentale. A questo si aggiunge un ulteriore elemento di natura criminologica: la crescente diffusione delle armi bianche, in particolare dei coltelli, sempre più frequentemente portati con sé, anche in tasca, da alcuni soggetti. Questa disponibilità immediata contribuisce ad aumentare il rischio che situazioni di conflitto improvviso possano degenerare rapidamente in episodi di violenza grave, spesso a esito omicidiario.
*Criminologa investigativaed esperta in psichiatria forenseapplicata ai sex offenders
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