Omicidio in pizzeria, la sorella di Raffaele Stipa: «Chi l’ha ucciso non doveva essere a piede libero»
Maria Luisa abita a Capo d’Orlando, in Sicilia: «Mio fratello era generoso. Vogliamo che sia fatta giustizia»
Reggio Emilia «Una persona come quella che ha ucciso mio fratello non doveva essere a piede libero. Vogliamo che sia fatta giustizia: servono i manicomi, gli istituti dove queste persone possano ricevere l’aiuto necessario». Chiede giustizia Maria Luisa Stipa, sorella di Raffaele, il titolare della pizzeria Yoghi assassinato lunedì sera all’interno del locale da Andrea Pellati, 43enne che soffre di disagi psichici. Maria Luisa abita a Capo d’Orlando (Messina), dove conduce un’attività di abbigliamento professionale. Sempre da Capo d’Orlando era partito il fratello Raffaele «quando aveva soltanto 17 anni - racconta Maria Luisa -. Nostro padre gli diede il permesso e lui salì al nord. La zona gli piacque e vi rimase un paio d’anni». Anche altri due fratelli Stipa, Antonella e Giovanni, si trasferirono al nord. «Inizialmente, Raffaele faceva il camionista durante la settimana, con un padroncino, e nel weekend faceva il pizzaiolo - aggiunge Maria Luisa -. L’altro nostro fratello, Giovanni, decise di aprire un’attività, sempre a Reggio Emilia, vicino alla stazione, dove ora si trova il ristorante cinese».
«Vogliamo giustizia, queste cose non devono accadere e, purtroppo, invece, continuano a succedere - aggiunge Maria Luisa -. C’è crisi, la gente vuole campare sulle spalle degli altri. Noi eravamo in otto fratelli, tutti con tanta voglia di lavorare. Ad esempio, io ho un negozio, arrivo qui al mattino presto e dopo la pausa per il pranzo rimango fino alle 21 circa. A volte anche qui arriva qualcuno che vorrebbe la merce in regalo. Poi, però, se lo fai una volta si vuole il regalo anche la seconda». «Raffaele era generosissimo: che non si dica il contrario. I suoi clienti sono i primi che lo possono dire - ammonisce la sorella -. Spesso regalava lattine di bevande, come il tè. Andava lui nei centri commerciali a fare la spesa, caricava la macchina, e questo significa che lui lavorava molto di più rispetto all’orario trascorso in pizzeria. E non ha mai aumentato i prezzi, nonostante i costi crescenti delle materie prime. Raffaele abbondava sempre con gli ingredienti. Nessuno deve permettersi di insinuare che mio fratello non fosse generoso».
«Persone come quelle che hanno ucciso mio fratello non possono stare in giro. Non devono uscire di giorno né di notte, soprattutto - è l’appello di Maria Luisa -. Questa persona ha distrutto una famiglia e il futuro di tante persone». Il pensiero di Maria Luisa corre anche alla figlia di Antonella, che si trova a Dublino e ha sempre visto Raffaele e la sua famiglia come un grande punto di riferimento, così come i figli del 67enne, Alan e Jennifer. Il cugino Rocco Lo Re, descrive Raffaele come un «tipo tranquillo, che da oltre trent’anni si era trasferito al nord. Vogliamo sapere come sia possibile che sia accaduto tutto questo. Lui tornava, qui a Capo d’Orlando, per trovare i suoi fratelli e le sorelle. I parenti di Raffaele che abitano in Sicilia sono molto vicini a quelli che abitano a Reggio Emilia: siamo profondamente addolorati». Intanto, la sorella Antonella, rimasta ferita nel tentativo di difendere Raffaele dai fendenti dell’assassino, ringrazia chi le è stato vicino in questi momenti terribili e anche chi ha partecipato alla camminata e al presidio di martedì sera. l© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
