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Pellati, accusato dell’omicidio del pizzaiolo: «Non voglio farmi processare da questo Stato». E tace davanti al giudice

Serena Arbizzi
Pellati, accusato dell’omicidio del pizzaiolo: «Non voglio farmi processare da questo Stato». E tace davanti al giudice

L’indagato, che non parla nemmeno con il suo avvocato, resta in carcere. Non riconosciuta l’aggravante della premeditazione

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Reggio Emilia «Non voglio farmi processare da questo Stato». Poi il silenzio davanti al giudice, al quale non ha dichiarato nemmeno le proprie generalità. Andrea Pellati, l’uomo di 43 anni indagato per l’omicidio del pizzaiolo Raffaele Stipa (67 anni) e per lesioni aggravate nei confronti della sorella dell’esercente Antonella (52 anni) è apparso ieri mattina davanti al giudice Francesco Panchieri in tribunale, scortato dagli agenti della penitenziaria che prestano particolare attenzione al comportamento dell’indagato. In carcere non ha commesso gesti aggressivi, ma viene comunque marcato in modo stretto perché il suo comportamento viene considerato da tenere sotto stretta attenzione.

Lunedì sera, Pellati è entrato alla pizzeria Yoghi, di cui era cliente abituale da almeno 25 anni, e ha accoltellato a morte Stipa e ferito la sorella che cercava di difenderlo. Tutto nascerebbe dal diniego a un’amica di Pellati da parte di Antonella di preparargli una pizza (anche se vi sono versioni che non collimano), a fronte di un debito di 36 euro maturato dal 43enne per conti precedenti non saldati.

Assistito dall’avvocato Alessandra Bonini, Pellati, in aula non ha pronunciato nemmeno il proprio nome e non parla nemmeno alla legale. «Mi ha detto chiaramente che non intende parlare», afferma l’avvocato Bonini. Il pubblico ministero Maria Rita Pantani ha chiesto e ottenuto la convalida del fermo di polizia giudiziaria e la conferma del carcere per il 43enne. Accolta dal giudice anche l’aggravante dei futili motivi, ma negata, almeno in questa fase, quella della premeditazione. Il giudice, infatti, ha stabilito che non sia possibile risalire al momento preciso in cui è sorta nel 43enne la determinazione di commettere il crimine. E l’arco temporale tra le sequenze di eventi che avrebbero portato all’omicidio sarebbe troppo breve perché vi sia la premeditazione. E non varrebbero azioni come la volontà di svuotare la propria casa da parte dell’indagato, che aveva già manifestato la volontà di trasferirsi in Sicilia.

Sempre ieri, nel primo pomeriggio, è stato conferito l’incarico per lo svolgimento dell’autopsia alla dottoressa Sara Mantovani, alla presenza dell’avvocato Pier Francesco Rossi, che tutela la sorella della vittima, Antonella, e i figli Alan e Jennifer. In futuro è previsto che la difesa richieda la perizia psichiatrica. E a quel punto anche le parti offese nomineranno un proprio consulente.

La pm Pantani ha portato in aula una corposa documentazione medica, con estratti degli psichiatri che lo avevano in cura fino allo scorso aprile. Si tratta di psichiatri del Centro di Salute Mentale e, in seguito, di un professionista scelto dall’indagato. Da quanto si evince, i medici non si sarebbero mai aspettati un comportamento del genere. Pellati assumeva i farmaci prescritti per casi di questo tipo. Ci si attende la richiesta di rinvio a giudizio dopo l’estate. Lunedì verrà svolta l’autopsia e oggi l’esame esterno sul corpo. E si svolgeranno altre indagini per accertare, ad esempio, che il coltello ritrovato a casa dei genitori, dove l’indagato è stato preso, sia compatibile con l’arma del delitto.

Erano in sette le persone all’interno della pizzeria che stavano cenando al momento dell’omicidio, mentre quattro erano sedute ai tavoli esterni. Stipa stava sistemando alcuni cartoni per le pizza e Antonella stava preparando gli alimenti sul bancone. Alle 22 in punto Pellati, con una maglia bianca, pantaloncini grigi e una cuffia di lana blu, entra nel locale con uno zaino e un marsupio. Sembra rivolgersi alla vittima e poi lascia a terra lo zaino. Poi, con il coltello in mano, scavalca i l bancone e aggredisce Stipa che, quando vede il coltello, cerca di allontanarlo. Inizia la colluttazione: Pellati colpisce il pizzaiolo con più fendenti, due alla schiena e uno alla base del collo. La sorella cerca di difenderlo e viene a sua volta ferita. Stipa cerca di disarmare l’indagato che però si passa il coltello dalla mano sinistra a quella destra e colpisce al collo la vittima. Stipa cade a terra, mentre Pellati raccoglie lo zaino e se ne va. In merito all’articolo pubblicato nell’edizione di ieri, 2 luglio 2026, sulla Gazzetta di Reggio l’avvocato Vainer Burani precisa di non aver rilasciato dichiarazioni: le informazioni riportate sul passato di Andrea Pellati – veritiere – sono state raccolte in autonomia dalla giornalista.  

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