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Agguato a Rosta Nuova

Omicidio in pizzeria, prima la richiesta di pizze a credito, poi l’aggressione: «Così imparano a trattare la gente psichiatrica»

Serena Arbizzi
Omicidio in pizzeria, prima la richiesta di pizze a credito, poi l’aggressione: «Così imparano a trattare la gente psichiatrica»

Reggio Emilia, Andrea Pellati avrebbe colpito Raffaele Stipa con due fendenti alla schiena e al collo. Quest’ultima è stata inferta dopo che il 43enne si è passato l’arma dalla mano sinistra a quella destra

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Reggio Emilia «Scosso e confuso». L’avvocato Mattia Fontanesi descrive così il suo assistito, Andrea Pellati, 43 anni, arrestato per l’omicidio di Raffaele Stipa, il pizzaiolo di 67 anni accoltellato a morte dopo il diniego dell’ennesima pizza gratis. Pellati è assistito da un nuovo avvocato, nominato di fiducia, che già in passato lo aveva assistito in altri procedimenti. Si tratta dell’avvocato Mattia Fontanesi, che conosce Pellati da 18 anni. Ieri il legale ha fatto visita al suo assistito in carcere. Ancora una volta, come con l’avvocato Alessandra Bonini che ha seguito Pellati nei giorni scorsi, il 43enne non ha parlato del delitto. Nei prossimi giorni l’avvocato Fontanesi fisserà un nuovo appuntamento con il suo assistito per valutare le strategie difensive. Per ora, la difesa non ha nominato nessun consulente per l’autopsia. La Procura, invece, ha conferito l’incarico alla dottoressa Sara Mantovani.

Ieri (3 luglio) si è svolto l’esame esterno del corpo, mentre lunedì si terrà l’autopsia, alla Medicina legale di Modena. Pellati ha colpito il titolare della pizzeria con più fendenti: accertare il numero preciso sarà uno degli obiettivi dei prossimi approfondimenti investigativi e in particolare dell’autopsia. Due sono i fendenti inferti da Pellati a Stipa alla schiena e uno alla base del collo. Quando il pizzaiolo tenta di disarmare il suo aggressore, quest’ultimo riesce però a passarsi il coltello dalla mano sinistra alla destra e si avventa di nuovo sulla vittima, colpendola al collo. Nei prossimi giorni, mercoledì, precisamente, si svolgerà un Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza in Prefettura per individuare possibili misure di prevenzione rispetto al grave disagio psichico e, tra i punti che si affronteranno, si parlerà anche di rafforzare la rete di coordinamento. Al comitato sono stati convocati i vertici dell’Ausl, il direttore del centro di salute mentale e i servizi sociali.

Il giorno del delitto, a mezzogiorno, Pellati aveva commissionato a un’amica la richiesta di pizze d’asporto da acquistare a credito, perché imparassero «a trattare bene la gente psichiatrica come lui». Poi, alle 22 di lunedì, Pellati è tornato nella pizzeria dov’era conosciuto come cliente abituale da almeno 25 anni. Ha posato lo zaino a terra, mentre sette avventori stavano cenando all’interno, e con il coltello in mano supera il bancone e si dirige verso Stipa. L’arresto di Pellati è avvenuto in flagranza. Poco dopo l’omicidio, infatti, sono stati trovati nella sua disponibilità oggetti ritenuti compatibili con le immagini di videosorveglianza e che riportavano, rapprese o lavate, chiare tracce di sangue.

Il giudice Francesco Panchieri ha inoltre ritenuto che non sia possibile configurare una condizione di incapacità di intendere e di volere dell’indagato al momento del delitto. Secondo la relazione del medico che ha curato Pellati, il 43enne sia affetto da “schizofrenia paranoide” per la quale seguiva un percorso di psicoterapia e prendeva i farmaci. Il medico ha descritto il percorso come regolare, tranne per un periodo in cui il paziente si era allontanato. La settimana scorsa, Pellati era stato trovato in stato confusionale a Firenze, ma non sarebbe stato effettuato il Tso, inizialmente valutato. Il medico ha definito Pellati come «una persona intelligente, che sarebbe capace di dissimulare le sue condizioni».

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