Case popolari, a Reggio Emilia recuperati 669 alloggi, Cisl: «Ora una task force per il Piano casa»
Restano 92 gli alloggi sfitti da rigenerare, l’appello del sindacato
Reggio Emilia In poco meno di due anni sono state ristrutturate e recuperate 669 case popolari che non erano utilizzabili. Ora in provincia di Reggio Emilia restano 92 alloggi popolari sfitti da rigenerare e la Cisl Emilia Centrale lancia un appello: «La legge sul “Piano casa” appena approvata può essere un’occasione concreta per riattivarli subito e per lanciare nuovi alloggi per le famiglie della classe media, ma solo se Reggio si muoverà adesso, non quando gli avvisi Invitalia saranno già usciti. Sì, serve una task force territoriale sull’abitare».
Così Cisl Emilia Centrale chiede di trasformare la nuova legge in una strategia locale. E lo fa partendo dai numeri: al 31 dicembre 2024 Reggio e provincia avevano 761 case popolari (Erp) non utilizzabili, su 4.136 alloggi. Da allora Acer e i Comuni si sono rimboccati le maniche e hanno intercettato 669 alloggi: 84 gli appartamenti ripristinati in 28 Comuni, 275 con il bando regionale 2025-26, 60 con lo scambio che li ha resi alloggi temporanei per le famiglie del ceto medio e 250 con lo stesso uso, candidati alla linea 1 del Piano Casa regionale (186 nel capoluogo, 64 in provincia). Quindi restano 92 alloggi da rigenerare e candidare al Piano Casa nazionale.
Il Piano Casa si muove su due gambe. La prima punta a rigenerare gli alloggi popolari fermi (61mila in tutt’Italia) per proteggere le famiglie con redditi più bassi. La seconda vuole lanciare nuovi alloggi sociali a canone calmierato (Ers), recuperando immobili pubblici inutilizzati e aprendo ai privati. Alloggi pensati per chi è troppo “ricco” per avere una casa popolare ma al quale gli affitti pazzi portano via il 40% del reddito, come Cisl denuncia da due anni. «Parliamo di lavoratori fuori sede, giovani coppie, genitori separati, personale dei servizi pubblici essenziali».
«Le scadenze spiegano perché non c’è tempo da perdere: il decreto prevede che il commissario avvii entro 30 giorni dalla nomina la ricognizione nazionale del patrimonio pubblico inutilizzato. La nomina è arrivata a fine giugno: la macchina può partire già entro luglio. Chi arriva preparato intercetta risorse. Chi arriva tardi resta fuori», osserva la Cisl reggiana.
Il programma nazionale schiera 970 milioni fino al 2030 (116 milioni nel 2026): fondi importanti, ma non bastano affinché lo Stato paghi il 100% della rigenerazione delle case popolari ferme e il lancio di alloggi per la classe media. Reggio deve capire cosa proporre allo Stato. Per questo Cisl propone una task force con Comuni, Provincia, Acer, sindacati, Unimore. «Cinque le missioni: costruire la mappa provinciale dei bisogni abitativi popolari e della classe media; individuare il patrimonio pubblico inutilizzato di enti pubblici e società partecipate non quotate da candidare ai bandi Invitalia per i nuovi alloggi Ers; preparare le schede tecniche per le candidature: quanto sarà calmierato il canone, quali immobili vengono recuperati e come l’intervento si inserisce in una strategia di rigenerazione urbana o contrasto al degrado. Quarta missione: collegare il Piano casa regionale, che ha mobilitato 300 milioni per recuperare alloggi popolari sfitti, con quello nazionale».
L’ultima missione, secondo il sindacato, «è definire regole e paletti per il coinvolgimento dei privati». Il Piano Casa segna un’apertura in quetso senso, ma impone che almeno il 70% dell’investimento vada ad alloggi convenzionati, in vendita o affitto a prezzi calmierati; e che canoni e prezzi siano almeno il 33% sotto il mercato. La parte restante, fino al 30%, potrà essere venduta sul libero mercato per rendere sostenibile l’operazione. «Nella task force devono sedere anche Ance, cooperative, imprese e soggetti finanziari, per costruire interventi possibili e socialmente vincolati, con regìa pubblica e vincoli sociali chiari», conclude Cisl Emilia Centrale.
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