Il rebus dei passaggi a livello, a Reggio Emilia sono 27
Nell’atto di indirizzo della Regione si parla genericamente di un taglio di decine di impianti e di uno stanziamento ad hoc di 214 milioni
Reggio Emilia È stato discusso nei giorni scorsi in Commissione regionale Territorio - presieduta dal reggiano Paolo Burani - l’"Atto di indirizzo triennale per il trasporto pubblico regionale 2026-2028", presentato dall’assessora regionale ai trasporti Irene Priolo. E l’impressione - anche da ciò che è uscito dal dibattito - è di essere di fronte a un grande libro dei sogni, che, anche senza citarlo, dà per scontato il "lieto fine", ovvero la creazione dell’azienda unica del trasporto pubblico locale. Un traguardo finale per arrivare al quale, la Regione fissa "tappe intermedie" e altri obiettivi di non semplice realizzazione. già, perché non c’è soltanto la volontà di rendere più smart il trasporto pubblico in tutte le sue possibili declinazioni, incentivando la digitalizzazione e favorendo l’utilizzo sui treni regionali delle bici pieghevoli. No: nell’atto di indirizzo di parla anche, tra le altre cose, di «un massiccio piano di sicurezza da 214 milioni per eliminare decine di passaggi a livello, causa principale di incidenti e ritardi stradali».
Al netto di buoni propositi, sul tavolo poi rimane la realtà. E la realtà dice che oltre a "eliminare decine di passaggi a livello", poi occorrerebbe anche trovare una alternativa al passaggio a livello chiuso. E operazioni come quelle che puntano a superare i vecchi passaggi a livello richiedono investimenti ingenti, soprattutto se non ci si limita semplicemente a cancellare un passaggio a livello ottenendo però l’effetto di dividere in due pezzi di città o paesi. In questi anni qualche operazione in questo senso, a Reggio è stata fatta: pensiamo a quella sulla Reggio-Guastalla nei pressi del Mapei Stadium. Ma si tratta di operazioni dai costi elevati e che soprattutto metterebbero in discussione un sistema, basato sul trasporto su rotaia, a cui la Regione sembra molto restia a rinunciare.Immaginate per un attimo di tradurre in pratica, calandola su Reggio, l’idea di eliminare «decine di passaggi a livello, causa principale di incidenti e ritardi stradali». Ogni automobilista reggiano ha il proprio scrigno dei ricordi (e delle imprecazioni) legato a questo o quel passaggio a livello.Soltanto nel comune capoluogo sopravvivono oggi 27 passaggi a livello, non equamente divisi tra le tre linee ferroviarie che attraversano la città: la linea ferroviaria Reggio-Sassuolo, la Reggio Ciano e la Reggio-Guastalla. Vediamo, linea per linea qual è lo stato dell’arte.
Reggio-Sassuolo
La linea ferroviaria Reggio-Sassuolo ha visto negli anni il più alto numero di fermate soppresse, prevalentemente tutte nel comune capoluogo. Attualmente le uniche fermate di questa linea nel Comune di Reggio sono quella della Stazione centrale (famosa anche perché la voce registrata che elenca le fermate sbaglia l’accento di Pratissolo) e quella di Ospizio. Le fermate di Due maestà (una volta addirittura "a chiamata"), Fogliano e Bosco (al confine fra il Comune di Reggio e quello di Scandiano) sono state soppresse. Tagli indolore? Non proprio: a Fogliano fu portato il capolinea della linea urbana 9 ma da Bosco e zone limitrofe non c’è oggi alcun mezzo pubblico che porti a Reggio o a Scandiano se non scarse corse extraurbane o i mezzi sostitutivi al treno in poche fasce orarie. Da qualsiasi punto la si guardi la foto di servizio è quella di un servizio troppo sporadico per venire davvero incontro alle esigenze di chi abita nella frazione alle porte di Scandiano.
Reggio-Guastalla
La Reggio Guastalla è la linea che dovrebbe essere interessata dalla sperimentazione del tram treno che il Comune candidato a ottenere i finanziamenti dal Ministero dei Trasporti. Un’opera, quella della Tramvia sull’asse nord-sud pensata per cambiare radicalmente il trasporto pubblico a Reggio. In modalità tram-treno sarebbe una linea - a detta degli esperti - con grandi potenzialità perché connetterebbe le due stazioni di Reggio, la Mediopadana e la stazione storica, con tutti i principali poli di attrazione della città, dal Tecnopolo al Santa Maria Nuova, fino alla riqualificata Reggia di Rivalta. Sul tratto ferroviario però, oltre ai pro, ci sono anche i "contro". Sicuramente, non si può ignorare lo stress che il passaggio del treno genera sul quartiere di Santa Croce. Per dare l’idea: se fossero i residenti a decidere la sorte dei passaggi a livello, in via Adua vincerebbe il partito della soppressione. In via Del Chionso la barriera ferroviaria fu superata con la creazione del sottopasso viario quando nacque lo Stadio Giglio. La ferrovia si snoda poi dietro il centro abitato e arriva fino alla stazione dell’Alta Velocità.Su questo tratto restano attive le fermate di Santa Croce e quella dello Stadio. E se la prima è appannaggio degli studenti, soprattutto del Polo scolastico di via Makallè, la fermata dello Stadio non è sfruttata per tutte le sue potenzialità. Della Reggio-Guastalla si è parlato molto nelle scorse settimane per via di una sperimentazione - con la soppressione di diverse fermate, poi ripristinate - che aveva lo scopo di velocizzare le corse. Come è andata? Difficile dirlo: l’impressione, al netto delle diverse posizioni, è di una sperimentazione che non ha raggiunto gli obiettivi, ma in compenso non ha fornito indicazioni per una alternativa. Alla ripresa delle scuole il tema - c’è da giurarci - si riproporrà.
Reggio-Ciano
A differenza della Reggio Guastalla, che ha altre interconnessioni ferroviarie con la Parma-Suzzara e potenzialmente tutto il reticolo ferroviario regionale e nazionale, e a differenza della Reggio-Sassuolo, che ospita ancora un importante traffico merci ferroviario, la Reggio-Ciano è una linea che fa solo ed esclusivamente trasporto passeggeri. Attraversa oltre al Comune di Reggio, i Comuni di Cavriago, Bibbiano, San Polo e Canossa ed è la linea su cui insiste un ormai famoso comitato che da tempo ne chiede la trasformazione in tranvia, ascoltato anche dagli amministratori locali che hanno formalmente richiesto alla Regione uno studio di fattibilità per il cambio tecnologico di questa linea. Richiesta che nasce principalmente dal fatto che, soprattutto nel Comune di Reggio, è forse una delle linee con più interferenze con la viabilità ordinaria della città regolate da passaggi a livello (se ne contano 12 solo sul Comune capoluogo) e sulla quale sono nate le più difficili battaglie rispetto appunto alla soppressione delle fermate e alla chiusura dei passaggi a livello, se pensiamo ad esempio a Codemondo. L’ipotesi tranviaria viene accarezzata in quanto con un sistema tram verrebbero di fatto a decadere tutte le criticità attualmente legate all’esercizio ferroviario: i passaggi a livello - nel progetto caldeggiato dal Comune - diverrebbero incroci regolari da semafori, con tempi di attesa estremamente minori, la ferrovia non sarebbe più una barriera all’interno della città ma un’infrastruttura parte del tessuto urbano, con fermate ogni 500 metri che vanno a integrarsi con il trasporto su gomma, e le frequenze sarebbero ovviamente molto più elevate. l© RIPRODUZIONE RISERVATA
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