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La redazione di Do-Mani

Un nuovo progetto con i ragazzi del laboratorio socio occupazionale: «Il faro saranno la deontologia e i fatti»

Miriam Figliuolo
Un nuovo progetto con i ragazzi del laboratorio socio occupazionale: «Il faro saranno la deontologia e i fatti»

Una pagina a uscita mensile realizzata da loro. Il numero 0 con l’intervista alla responsabile Antonella Vezzali: «Sono carichi. Il loro è un entusiasmo contagioso»

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Correggio Ha preso il via un nuovo progetto. Nasce la redazione di “I Ragazzi di Do-Mani” e con esso una pagina che uscirà, con cadenza mensile, realizzata proprio da loro con il laboratorio socio-occupazionale Do-Mani.

Antonella Vezzali è l’ideatrice e responsabile del laboratorio correggese che accoglie ragazzi dai 14 ai 30 anni con lievi disabilità intellettive. Lei dice che la felicità è «fare del bene agli altri, un po’ ogni giorno, con continuità». Del resto l’esperienza non le manca.

È stata presidente del Lions locale ed è instancabile volontaria anche della Pro Loco, ha iniziato l’attività professionale nello staff del Ceis di don Dossetti, a contatto con i tossicodipendenti e, poi, l’ha proseguita, per 15 anni, accanto agli anziani di una casa protetta. Da quattro anni l’attività per Do-Mani la coinvolge totalmente.

Vezzali come stanno vivendo i ragazzi questa nuova opportunità?

«Con grande entusiasmo. Basti dire che il primo giorno di riunione di redazione al laboratorio Do-Mani, anche Giovanni, che si occupa di solito della riparazione delle biciclette, per lui una passione smisurata, non ci ha pensato un attimo, ha mollato tutto per venire al tavolo per confrontarsi con noi sui temi e organizzazione».

Come state svolgendo il lavoro di redazione?

«Individuiamo insieme dei temi che ci interessano e valutiamo come approfondirli. Ci fa da faro cosa abbiamo appreso durante la visita alla redazione della Gazzetta il 18 aprile scorso. Soprattutto l’attenzione alla deontologia e ai fatti. È un lavoro che li affascina. Sono aperti anche ad accogliere altri ragazzi in redazione: per loro nessuno è di troppo».

In generale come vedono il loro futuro? A cosa aspirano, cosa li interessa?

«Prima di iniziare la nostra attività nel 2022 lo vedevano nero. All’inizio si faceva fatica a chiedere “cosa ti piacerebbe fare?”. Puntavano a cose semplici, piccole e poco ambiziose. Poi, imparando a fare e mettendosi in gioco, hanno acquisito sempre più sicurezza, anche in prospettiva lavorativa. Io stessa mi stupisco a volte della passione e dell’entusiasmo che ci mettono. Ma non è solo entusiasmo, dietro c’è tanta concretezza. I ragazzi hanno capito: si stanno aprendo loro opportunità. Le famiglie hanno capito. C’è anche un “durante noi”, non solo “un dopo di noi”. Ora l’obiettivo per alcuni di loro è la patente: è diventato più un discorso di autonomia. Per questo penso che il nostro progetto “Futuro in azione”, per l’inserimento lavorativo, dovrebbe partire dalle scuole».

Cosa manca a questi ragazzi e ai servizi loro rivolti ai fini di un lavoro?

«Quando siamo partiti, nel dopo-Covid a questi ragazzi mancavano prima di tutto le relazioni, il contatto con persone non disabili della loro età, l’amicizia, il fare cose insieme. L’isolamento aveva fatto terra bruciata, ancora di più intorno a loro. È da lì che sono voluta partire, coinvolgendo la sezione giovanile della Pro Loco».

Poi sono arrivate le attività artigianali.

«Ci ho pensato fin da subito: coinvolgere i ritirati dal lavoro con competenze da potere trasmettere ai ragazzi per uno scopo che fosse anche lavorativo. Quindi, artigianato, falegnameria, meccanica, sartoria, stireria, cura del verde ecc».

Oggi già due dei vostri ragazzi sono stati assunti. Come ci siete arrivati?

«Diverse cose sono venute per caso. Ma c’è stata anche una grande intuizione: l’affiancamento in itinere e ancora da prima dell’inserimento, con un tutor esterno. Cosa fatta su misura per ciascun ragazzo e ciascuna azienda. Il lavoro degli educatori in altri casi a volte è isolato. L’intuizione è stata di supportare l’azienda al suo interno, lavorando sugli obiettivi che si pone. Il ragazzo lo prepariamo prima su quello di cui l’azienda ha bisogno. Con il tutor, che lo affiancherà durante il tirocinio, entra ancora prima di cominciare, per conoscere la postazione, i colleghi, gli orari di lavoro e di pausa, così, quando inizierà già dal primo giorno saprà esattamente come muoversi, senza incorrere in smarrimenti».

Vi caratterizza una solida rete di collaborazioni. Da dove siete partiti?

«Molto è dovuto ai ragazzi che, con il loro lavoro, si sono fatti conoscere e apprezzare dalla comunità. Penso al laboratorio per aggiustare le biciclette: ci occupiamo anche di quelle donate dal Comune. O alle uscite per curare piante e aree verdi del centro. Anche la cooperativa Accento, che ora ci fornisce i tutor, ha conosciuto i ragazzi in questo modo».

Con le aziende come è avvenuto il primo approccio?

«Ancora prima che iniziassimo a cercare i contatti, hanno cominciato a cercarci: hanno saputo dei ragazzi e che li stavamo preparando a un lavoro. Ora ci cercano anche quelle che non hanno l’obbligo di assunzione. E questo è un dato importante, su cui lavorare. Questo perché i ragazzi ci tengono al lavoro e danno soddisfazioni. Ora li vedremo all’opera come giornalisti: sono carichi e pronti a partire».l




 

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