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L’operazione

Traffico illecito di rifiuti metallici, 20 indagati e quattro società coinvolte tra Reggio Emilia e Parma

Traffico illecito di rifiuti metallici, 20 indagati e quattro società coinvolte tra Reggio Emilia e Parma

L'indagine della Direzione distrettuale antimafia di Bologna ipotizza un sistema di raccolta, trattamento e vendita illegale di scarti di metallo

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Reggio Emilia Nella mattinata di oggi (7 luglio), tra le province di Parma e Reggio Emilia, è scattata un'operazione dei carabinieri nell'ambito di un'indagine su un presunto traffico illecito di rifiuti metallici e veicoli fuori uso. Su disposizione del giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Bologna, sono state eseguite misure cautelari reali nei confronti dei soggetti coinvolti.

L'inchiesta, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia e antiterrorismo della Procura di Bologna e condotta tra il 2022 e il 2026 dal Nucleo operativo ecologico di Bologna e dal Nucleo investigativo di polizia ambientale, agroalimentare e forestale di Parma, coinvolge complessivamente 20 persone e quattro società. A vario titolo, gli indagati sono accusati di aver organizzato un sistema di raccolta, gestione e commercializzazione illecita di ingenti quantitativi di rifiuti. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, i rifiuti ferrosi venivano ritirati da piccole e medie imprese, officine, cantieri e privati utilizzando autocarri privi delle necessarie autorizzazioni o autorizzati solo in parte. Il materiale sarebbe poi stato trasportato in quattro siti di stoccaggio abusivi, dove veniva selezionato, smontato e trattato senza il rispetto delle norme ambientali e in aree sprovviste delle misure necessarie a evitare l'inquinamento del suolo.

L'accusa sostiene che, una volta lavorati, i materiali venissero immessi nuovamente nel mercato attraverso quattro aziende di recupero delle province di Parma e Reggio Emilia, anche mediante la falsificazione, in alcuni casi, dei formulari di identificazione dei rifiuti per ostacolarne la tracciabilità. I legali rappresentanti delle quattro società sono indagati per concorso nel reato, ritenendo gli inquirenti che abbiano tratto un vantaggio economico dall'acquisto di materiale trattato illegalmente. Le indagini hanno documentato, nel solo 2023, circa 500 trasporti abusivi di rifiuti, per un totale di oltre 650 tonnellate di materiale movimentato. Il profitto illecito viene stimato in circa 300 mila euro, ai quali si aggiungerebbe il risparmio ottenuto evitando i costi previsti dalla normativa ambientale per il corretto trattamento dei rifiuti.

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