Tari, la rivoluzione dell’assessore Prandi divide: sconti a 8 mila famiglie, ma scoppia la polemica
Tarquini critica il nuovo sistema di agevolazioni voluto dal Comune. Cgil, Cisl e Uil chiedono più trasparenza e nessun aumento della tariffa nel 2026.
Reggio Emilia La "rivoluzione" Tari annunciata negli scorsi giorni dal Comune fa alzare le braccia al cielo ad alcuni, storcere il naso ad altri. A tirare un sospiro di sollievo sono le 8 mila famiglie reggiane che potranno accedere al bonus sociale, dovendo così saldare una tariffa sui rifiuti scontata di un quarto. Quadriplicati i nuclei esentati dal pagamento integrale della tariffa, nessuno dovrà più presentare domanda per i benefici, perchè da ora in poi l’acquisizione dei dati Isee sarà automatica. Meno contenti tutti gli altri.
A farsi portavoce delle istanze dei cittadini esclusi dallo sconto sulla tassa rifiuti è il consigliere Giovanni Tarquini, che attraverso una nota ha espresso le proprie perplessità in merito alla decisione nata dalla proposta dell’assessore Davide Prandi. «È chiaro che qualcuno quel costo lo dovrà pur coprire a favore del gestore, che sconti diretti di certo non ne fa. Il rischio più grosso è che il massimale del fondo venga suddiviso tra più persone, dunque, con un minor vantaggio per situazioni che richiedono realmente un intervento e un aiuto». Inoltre, se da una parte l’automazione della raccolta dei documenti permette di scavalcare la complessa muraglia burocratica, dall’altra «viene ribaltato un principio di partecipazione sostituito con un automatismo vantaggioso che il cittadino recepisce passivamente» prosegue il consigliere. «Le decisioni che impattano così direttamente sulle tasche dei cittadini e sul bilancio comunale non dovrebbero essere delegate a passaggi d’ufficio o a scelte discrezionali della giunta, ma rimanere centrali nel dibattito consiliare. In definitiva - conclude Tarquini -, come già ci siamo espressi in sede di commissione e con il successivo voto in Consiglio, continuiamo a manifestare dubbi e perplessità su questa novità, buona solo in apparenza. È materia complicata, e nemmeno così trasparente. Vedremo e vigileremo».
Dal canto loro, anche i sindacati bacchettano Prandi. In una nota congiunta, Cgil e Cisl si dispiacciono per l’omissione dell’assessore in merito al «contributo che le organizzazioni sindacali confederali hanno garantito nel corso degli anni». «Accogliamo con favore l’introduzione dell’automatismo per il riconoscimento del beneficio, anche se - sottolineano le organizzazioni sindacali - è bene rimarcare che per dimostrare di avere diritto al contributo bisogna comunque fare l’Isee, pertanto l’informazione data dall’assessore, per cui non bisognerebbe più andare ai Caf è sbagliata. Il lavoro svolto in questi anni è stato il frutto di un confronto costante e di un impegno condiviso tra le parti. Riconoscere il contributo di tutti i soggetti coinvolti significa valorizzare un metodo partecipativo che ha prodotto risultati concreti per le famiglie e per la comunità. In questa direzione è fondamentale per noi rafforzare il sostegno ed i servizi alle famiglie reggiane, tanto più alla luce degli aumenti tariffari e di Irpef che il Comune sta mettendo in campo».
Anche Uil si è aggiunta al coro delle polemiche. «È giusto aiutare chi è in difficoltà - dichiara Alex Scardina, coordinatore Uil -, ma non possiamo dimenticare che il problema resta quello della tariffa nel suo complesso. Se nel 2026 dovessero arrivare nuovi aumenti, i salari e le pensioni sarebbero nuovamente erosi e le stesse agevolazioni rischierebbero di essere in parte vanificate». Gli sconti, per il sindacato, da soli non bastano. Lo scorso anno i cittadini reggiani hanno subito un incremento dell’8,5%, nettamente superiore alla media regionale. «Dopo gli aumenti dello scorso anno - conclude Scardina - chiediamo ai sindaci della provincia un impegno chiaro: nessun nuovo rincaro della Tari nel 2026».l© RIPRODUZIONE RISERVATA
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