Caso affidi a Bibbiano, due esposti all’Ordine degli psicologi contro le consulenti della Procura: «Non hanno mai parlato con i bambini»
Depositati dal difensore di Nadia Bolognini: «Questo era un atto dovuto»
Reggio Emilia Due esposti contro altrettante consulenti nominate dalla Procura nel processo "Angeli e demoni", sugli affidi in Val d’Enza. A un anno esatto dalla sentenza di primo grado c’è un nuovo colpo di scena nell’ambito del procedimento. Lo studio legale Bauccio, che difende Nadia Bolognini, psicoterapeuta assolta con formula piena dall’accusa di lesioni personali nei confronti di alcuni minori in cura, ha depositato due esposti all’Ordine degli Psicologi dell’Emilia-Romagna nei confronti delle due consulenti tecniche nominate dalla Procura: le dottoresse Elena Francia e Rita Rossi.
L’accusa a carico della dottoressa Bolognini si fondava sulle valutazioni cliniche rese dalle due professioniste, che avevano diagnosticato ai minori coinvolti gravi patologie psichiche riconducendone la causa alla psicoterapia. Il tribunale ha assolto l’imputata e la Procura ha rinunciato a proporre appello, rendendo la sentenza definitiva. Gli esposti, che non riguardano il merito del procedimento penale, ormai concluso, né intendono affermare colpe individuali, chiedono all’Ordine degli Psicologi di valutare, sul piano strettamente deontologico, la conformità dell’operato delle due consulenti al Codice Deontologico e alle linee guida di categoria. I profili sollevati riguardano più aspetti, come le «diagnosi cliniche formulate senza colloqui diretti con i minori interessati; prognosi su sviluppi futuri prive di riscontro statistico o scientifico o l’utilizzo di riferimenti bibliografici e criteri diagnostici internazionali non adeguatamente verificati».
«Questo esposto era un atto dovuto - premette l’avvocato Luca Bauccio -. Chiude una vicenda giudiziaria dolorosa, che ha sconvolto la vita della mia assistita, la dottoressa Nadia Bolognini, stimata psicoterapeuta. Era accusata di aver causato gravi malattie mentali nei bambini che curava, un’accusa fondata interamente sulle consulenze delle due professioniste. Il procedimento si è concluso con l’assoluzione, ormai definitiva: il pubblico ministero non ha fatto appello. Possiamo dire che quelle consulenze hanno costituito la base pseudoscientifica dell’imputazione. Il rigore scientifico è un dovere imprescindibile per chi svolge il ruolo di consulente forense. Un processo, penale o civile, che tocca temi scientifici dipende dalla preparazione dei periti. Bisogna attenersi alla scienza e lasciare da parte pregiudizi, convinzioni e simpatie personali: è l’unico argine contro l’errore giudiziario. Ogni cittadino ha diritto a un processo giusto, fondato su accertamenti rigorosi. Per questo abbiamo presentato un esposto all’Ordine degli Psicologi. Il tribunale di Reggio Emilia ha già censurato con parole chiare il lavoro delle due consulenti, rilevando che non sono stati rispettati i canoni scientifici elementari. Un dato su tutti: alcune diagnosi poi poste alla base della misura cautelare sono state formulate senza mai incontrare i bambini».
«Chiediamo alla Commissione disciplinare di valutare solo le violazioni deontologiche - incalza l’avvocato Bauccio -. Non chiediamo un giudizio sul piano scientifico: quello lo ha già dato il tribunale». «Va detto con chiarezza: questo non è un atto d’accusa contro le dottoresse Francia e Rossi - riprende il legale - Vale la presunzione di non colpevolezza, anche nei procedimenti disciplinari, e noi la rispettiamo. Non affermiamo la colpevolezza delle consulenti: rivendichiamo soltanto il diritto di chiedere che l’Ordine verifichi la conformità del loro operato alle regole deontologiche».
La dottoressa Francia, interpellata dalla Gazzetta, non intende rilasciare dichiarazioni, la dottoressa Rossi replica: «Prendo atto di quanto appreso sull’iniziativa anticipata sugli organi di stampa dall’avvocato Bauccio, ritenendola manifestamente infondata, gravemente diffamatoria e lesiva della mia professionalità. In ogni caso, sono fiduciosa e sicura che gli organi disciplinari preposti, se sollecitati, confermeranno la correttezza del mio operato, segnalando tra l’altro che non ho alcuna conoscenza formale di un tale esposto disciplinare a mio carico. Sorpresa, tra l’altro, che una tale iniziativa sia stata pubblicizzata, compromettendo all’evidenza e indebitamente ogni diritto di replica nelle sedi opportune, le uniche preposte istituzionalmente a decidere. Mi riservo, comunque, ogni eventuale replica, se ritenuta opportuna». l© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
