Nasce il paesaggio protetto “Terre e Acque dell’Ariosto”: sarà il più grande dell’Emilia-Romagna
Primo via libera in Consiglio regionale: quasi 2 milioni per valorizzare cultura, paesaggio e agricoltura del territorio
Reggio Emilia Una medaglia, una grande opportunità, un riconoscimento atteso, che manda in soffitta con un sorriso, la vecchia canzone dialettale dei Trietto, "San Mavressi", una canzone per dire che sul quel tratto di via Emilia "in pratica nghé gnint che posa intereser a cletra gint". D’ora in poi non sarà più così: e questo perché in questi giorni la giunta regionale dell’Emilia-Romagna ha avviato l’iter per l’istituzione della nuova area protetta che si estenderà su una superficie complessiva di 5.189 ettari e sarà gestita dall’ente di gestione per i Parchi e la biodiversità Emilia Centrale. I paesaggi protetti di solito nascono in montagna, accanto ai laghi, a ridosso dei boschi, in riva ai fiumi, affacciati sul mare. Di solito sono le Regioni a "battezzarle" e in molti casi la spinta alla valorizzazione incontra l’opposizione degli agricoltori. Ecco perché quello che si è concretizzato ieri in Regione, con il via libera della Commissione Territorio al paesaggio protetto "Terre e Acque dell’Ariosto" assomiglia a un mezzo miracolo laico.
L’iniziativa punta a tutelare la biodiversità locale e a promuovere lo sviluppo agricolo sostenibile e la mobilità lenta, oltre a mitigare gli effetti del cambiamento climatico. Tutto ciò avverrà grazie a un investimento di oltre 1,8 milioni di euro per la riqualificazione dell’area. «Questo - sottolinea il vice sindaco Lanfranco De Franco - oltre a essere il primo Paesaggio protetto nel nostro Comune ha una delle sue peculiarità nell’essere il più vasto della Regione e nell’essere praticamente dentro la città». Un unicum, un risultato di cui andare fieri che parte da lontano, dal 2018, quando la politica reggiana si pone l’obiettivo di valorizzare un ecosistema che attorno al torrente Rodano mette insieme storia e cultura (con il Mauriziano, residenza estiva dell’Ariosto), l’oasi naturalistica di Marmirolo con le sue specie animali e le numerose aziende agricole che si sviluppano in quell’area.
«L’apporto delle associazioni dei cittadini, a cominciare dagli ambientalisti de Il Gabbiano - sottolinea De Franco - è risultato di grande stimolo. A questo progetto hanno creduto in tanti, anche tra gli agricoltori della zona, produttori di frutta e verdura che hanno saputo vedere in questo riconoscimento una opportunità e si sono messi in gioco. Lo abbiamo visto nelle assemblee davvero partecipate in cui in tanti hanno portato il loro contributo. Ecco un’altra peculiarità di questo progetto: il fatto che sia partito dal basso, dalle persone che qui vivono e lavorano».
In Regione il progetto è stato presentato dall’assessora ai Parchi Gessica Allegni e approvato all’unanimità dalla commissione. «Il voto unanime della commissione - ha spiegato il consigliere regionale reggiano del Pd Andrea Costa - dimostra che abbiamo ben lavorato, questo è un progetto che viene da lontano e che ha il merito di aver coniugato tutela dell’ambiente e attività agricola tanto che un gruppo di agricoltori sta pensando di dare vita a prodotti a chilometro zero che nel nome ricorderanno Ludovico Ariosto». Il nome Terre e acque dell’Ariosto è stato scelto dai cittadini durante un percorso partecipativo e prende il nome da Ludovico Ariosto che soggiornò a lungo nella villa del Mauriziano, simbolico del parco. All’interno del perimetro si trova lo storico rione popolare quartiere Venezia il cui nome deriva dal sistema storico di canali a cielo aperto che costeggiavano il torrente Rodano. Il progetto prevede il coinvolgimento attivo della cittadinanza e una rete di 45 chilometri di sentieri escursionistici per gli amanti di trekking e bicicletta.l© RIPRODUZIONE RISERVATA
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