Reggio Emilia, morto dopo una scarica di taser: il figlio di Claudio Citro si incatena in tribunale
Antonio, 19 anni, è stato ricevuto dal pm Galfano che l’ha tranquillizzato: «Volevo solo fare un po’ di pressione e capire a che punto sia l’indagine».
Reggio Emilia Si è incatenato ai cancelli del tribunale di Reggio Emilia, in segno di protesta per il caso di suo padre, Claudio Citro, 41 anni, pregiudicato cardiopatico, morto dopo l’uso del taser da parte dei tre poliziotti che cercavano di immobilizzarlo dentro al forno Castagnoli a Massenzatico.
Gli agenti della Squadra Volante – di 22, 25 e 26 anni, difesi dagli avvocati Giovanni Tarquini, Carmine Migale, Matteo Manici e Fulvio Villa di Parma – sono indagati per l’ipotesi di reato di cooperazione colposa in concorso nell’eccesso di utilizzo del taser (ricompreso nell’omicidio colposo). Già qualche giorno fa, dalle pagine della Gazzetta di Reggio, i familiari di Citro avevano lamentato di non comprendere perché, a distanza di quasi un anno (il decesso risale al 15 settembre 2025), l’indagine pare in stallo: dopo l’autopsia, alla quale tutte le parti in causa hanno partecipato, non è stato depositato nessun atto, nemmeno l’esito dell’esame autoptico.
Perciò il figlio Antonio Citro, 19 anni, e il fratellino undicenne – poi allontanato – hanno voluto compiere questo gesto dimostrativo. «Preciso che il nostro avvocato non ne sapeva niente: è stato avvisato in seguito dalla nonna, preoccupata per noi», ha spiegato in seguito il giovanissimo, che dichiara di essere seguito da uno psicologo: «Non riesco più a dormire, questa storia mi ha distrutto».
Dopo essersi incatenato alle 9.30, Antonio è stato avvicinato da un carabiniere in servizio al gip, convinto a seguire i militari all’interno del tribunale vicino al bar e, dopo aver avvisato la Procura, la pm Giulia Galfano – contitolare del fascicolo insieme al procuratore capo Calogero Gaetano Paci, a dimostrazione che l’attenzione sulla vicenda è massima – è scesa per incontrare di persona il giovane. La magistrata lo ha tranquillizzato, rassicurato e ha garantito che l’appello non è rimasto inascoltato: «Mi ha detto che gli accertamenti tecnici irripetibili sono molto complessi e che, mentre i consulenti delle parti civili hanno completato il loro compito, i periti della Procura e i consulenti tecnici della difesa hanno chiesto più tempo», spiega Antonio, finalmente sorridente.
«Non è facile interloquire con un pubblico ministero, che ringrazio: ha garantito che, finita questa prima delicata fase, si procederà con celerità. Così come ringrazio i carabinieri: con me sono stati tutti gentili e comprensivi, sono stati d’aiuto comprendendo l’esigenza umana. Quello che mi fa impazzire è la mancanza di notizie: ora almeno so a che punto è l’indagine. Volevo solo fare un po’ pressione e avere una risposta. Sono soddisfatto».
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
