Fiori, panchine e disegni. L’impegno dei residenti di via Paradisi contro il degrado: «Esistiamo con dignità»
Reggio Emilia: da Yves e i suoi video su Tik Tok, ai gruppi Whats App, così i cittadini si sono uniti per il quartiere. «Non lo si dice mai, ma qui le cose vanno meglio»
Reggio Emilia Via Paradisi non ha un solo volto. Ne ha tanti, diversi, lontani e antitetici, a incarnare la complessità di uno spazio trasformatosi in periferia, nonostante la vicinanza geografica al centro di Reggio Emilia. Le strade che si diramano a partire dalla stazione storica della città sono tristemente note per la criminalità, per il degrado, la marginalità e lo spaccio. Vicoli e viali da non attraversare alla sera, in cui guardarsi alle spalle alla luce di tutti quei fatti di cronaca che da tempo oscurano chi il quartiere lo vive nelle vesti di cittadino onesto. Chi, semplicemente, via Paradisi l’ha scelta come casa prima che si trasformasse in una zona da evitare. Così in tanti, seppur a malincuore, hanno preso la decisione di lasciare il quartiere, svendendo gli appartamenti che negli anni hanno perso valore. Non a caso le case costruite nei pressi della stazione storica oggi sono le più economiche della città. La macchia del degrado si è tradotta in prezzi d’occasione e appartamenti vuoti. Chi resta ha due opzioni: rassegnazione o resilienza.
«Esistiamo con dignità». Il messaggio, sotto i portici dei condomini di via Paradisi, arriva forte e chiaro a chi li attraversa. Da mesi, infatti, i residenti, contro il degrado, hanno scelto la rivoluzione della cura. Accanto alle denunce e alla condivisione online della quotidianità inimmaginabile della zona, è cominciato in sordina un progetto di riqualificazione “fatto in casa”. Dal basso, a costo zero. Fiori e piante in vaso, pennelli e secchi di vernice, panchine, sedie, quadri a decorare uno spazio che nonostante la fama risulta, ed è, tutt’altro che abbandonato. «Il nostro lavoro è cominciato con i primi video che abbiamo pubblicato sui social per raccontare la zona. Abbiamo iniziato per gioco, per mostrare a tutti il degrado del quartiere, fino a quel momento invisibile» racconta Yves, ventiduenne del quartiere, volto della pagina TikTok @cosedaneri, in cui da tempo attraversa le zone considerate più pericolose di Reggio Emilia e non solo, con l’obiettivo di allertare chi la città non la conosce.
Un primo grido di protesta, quello avvenuto online, che ha subito ottenuto visibilità e scatenato indignazione tra i reggiani. Ciò che accade in rete, però, non sempre si traduce in qualcosa di concreto. Quello che è cambiato da allora è stato il rapporto tra i residenti e i condomini, soprattutto in via Paradisi. «Sono nati del gruppi WhatsApp con le persone della zona, dove abbiamo iniziato a segnalare episodi, situazioni o persone pericolose, in modo da darci una mano a vicenda» continua Yves. Delle stesse “comunità online”ha parlato anche Lucia Battista: «Quando succede qualcosa, qui, lo veniamo a sapere subito. Basta un messaggio». Un sistema immediato che più volte si è rivelato fondamentale. È il caso dei diversi incendi appiccati nei garage dei palazzi, per i quali la rete costruita dai residenti ha permesso di evacuare in poco tempo l’intero condominio. «Lì per tanto tempo sono entrate persone senza dimora e tossicodipendenti – Yves prosegue il suo racconto –. Per questo abbiamo richiesto che venisse costruito un cancello, per impedire l’ingresso di persone non autorizzate. Eravamo disposti a mettere i soldi di tasca nostra, a organizzare una colletta nel palazzo per mettere fine al degrado, ma siamo riusciti a evitarlo. Il cancello è stato il primo grande passo avanti». Ne sono seguiti tanti altri.
Il 17 maggio scorso, dopo un dialogo aperto con l’assessore Prandi che ai residenti ha fornito la vernice e il proprio aiuto nell’attività, i condomini di via Paradisi hanno ridipinto il porticato interno del palazzo, in due giornate di partecipazione e lavoro. «È stato bello vedere il coinvolgimento diretto delle persone. In tanti, ragazzi, adulti e anziani, si sono fermati per darci una mano. Abbiamo lavorato e pranzato tutti insieme e qualcosa è cambiato» racconta Yves.
Tra i quadri e i disegni che decorano e rendono più accogliente il porticato dei condomini di via Paradisi, ce n’è uno più importante degli altri. È quello dedicato a Henry Kojo Tawia, il quattordicenne morto annegato nel Crostolo lo scorso 30 maggio. Il ragazzino abitava proprio lì, nel palazzo che aveva contribuito a sistemare, condividendo con i ragazzi del quartiere una giornata di lavoro e di divertimento. Era presente anche Henry, infatti, il 17 maggio, durante l’attività di riqualificazione dei portici. Il giorno della sua scomparsa, i residenti avevano deposto candele e fiori nell’area esterna del palazzo. Ora due foto del ragazzino, una accanto all’altra, lo ricordano a chiunque passi da via Paradisi.
Se è vero che il degrado chiama il degrado, è altrettanto vero che la cura chiama la cura per la realtà che ci circonda. Le attività dei residenti non si sono interrotte. «Abbiamo portato fiori, piante, panchine e sedie, ma anche quadri e disegni per arredare il nostro palazzo – dice Lucia Battista –. Ognuno ha portato qualche cosa, contribuendo a migliorare il quartiere. Non lo si dice mai, ma qui le cose vanno meglio: noi residenti abbiamo dimostrato che insieme si può fare la differenza, un passo alla volta».
«Più che investimenti immensi, che richiedono soldi e troppo tempo per tradursi in realtà, serve coinvolgere le persone in prima persona e darsi da fare nel quotidiano». Yves ha le idee chiare sul suo quartiere. La premessa si basa sull’esperienza: il lavoro portato avanti dai condomini di via Paradisi lo scorso maggio, ha prodotto un cambiamento. Piccolo, ma significativo. Yves, insieme agli amici, sogna di portarlo avanti, ma più in grande. «Ci piacerebbe portare quello che abbiamo fatto sotto i portici di via Paradisi anche nelle altre strade della zona, per riqualificarle e rendere più belle. Basta poco, ma fa la differenza – prosegue –. Vorremmo riuscire a cambiare l’idea che si ha del quartiere: è una realtà difficile, ma ci sono tanti pregiudizi che a volte distorcono la realtà. Noi siamo disposti a darci da fare. Speriamo di non essere lasciati soli in un progetto che potrebbe far del bene a tutta la città».
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