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La tragedia

Alessandro Magnani è morto dopo l'investimento di lunedì: alla guida della bici c’era il cantautore Paolo Belli

Jacopo Della Porta
Alessandro Magnani è morto dopo l'investimento di lunedì: alla guida della bici c’era il cantautore Paolo Belli

L’incidente a Cognento di Campagnola. L’uomo, che abitava a Correggio, è deceduto all’ospedale di Parma. Resta da chiarire se l’urto con Belli sia stato la causa della morte o se Magnani sia stato colto anche da un malore

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Campagnola Emilia Le sue condizioni erano apparse fin da subito disperate. Purtroppo ieri i medici dell’ospedale Maggiore di Parma hanno dichiarato il decesso di Alessandro Magnani, il 41enne che lunedì era stato investito da una bicicletta a Cognento di Campagnola. Resta da chiarire se l’urto con il ciclista –  il cantautore e conduttore televisivo Paolo Belli, 64 anni, residente a Carpi -, sia stato la causa della morte o se l’uomo sia stato colto anche da un malore. Saranno gli accertamenti disposti dall’autorità giudiziaria a fare piena luce.

Quel che è certo è che Magnani non ce l’ha fatta.

L’uomo aveva perso il padre alcuni anni fa e viveva da solo a Canolo di Correggio, mentre la madre risiede a Reggio Emilia. Lavorava per una società di servizi di Reggio Emilia e si occupava della consegna di comunicazioni relative alle utenze. Lunedì si era recato in via Picenardi per effettuare una notifica legata al servizio elettrico.

Magnani era un volto molto conosciuto nel mondo della pallavolo giovanile. Aveva allenato a Carpi, al Correggio Volley e alla Correggio Virtus Volley. Da due stagioni faceva parte del Progetto Intesa di Cadelbosco Sopra. L'anno scorso era alla guida dell'Under 16 e dalla prossima stagione avrebbe allenato l’Under 17, oltre a seguire la Terza Divisione, che stava contribuendo a costruire insieme alla società.

«Era un ragazzo meraviglioso, molto attento non solo all’aspetto tecnico ma soprattutto al benessere delle ragazze – dice Paolo Cassol, dirigente dell’area volley, anche a nome del presidente Elio Benassi –. Le seguiva con grande sensibilità. Allenava da tanti anni e viveva la pallavolo con una passione straordinaria. Più dell'allenatore ci mancherà la persona: era davvero squisita, con una grande umanità e un’attenzione speciale verso tutti».

Quella passione emergeva anche dalle parole che lui stesso aveva affidato ai social. «Basta un loro sorriso, un loro grazie, una loro esultanza per qualcosa che non sono mai riuscite a fare e che grazie a te hanno imparato a fare, per riempirti il cuore di gioia e ricordarti che allenare è il lavoro più bello e gratificante del mondo, almeno per me». E ancora: «La pallavolo è davvero uno stile di vita e quando riesci a trasmettere a chi ti è accanto i tuoi valori diventa tutto più semplice e bello, soprattutto se hai accanto qualcuno che ti supporta e ti valorizza».

Era anche un tifoso del Napoli calcio e amava, oltre a Reggio Emilia, la città partenopea e la sua cultura. 

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