Maxi traffico di cocaina, Cadè base logistica della rete: sei arresti
I carabinieri hanno scoperto un gruppo di dominicani incensurati. Inondavano il Nord di un fiume di droga trasportata dalla Spagna
Reggio Emilia All’apparenza erano giovani emigrati, padri di famiglia, incensurati e dal bassissimo profilo. In realtà inondavano l’Italia di cocaina purissima, un fiume di polvere bianca importata dalla Spagna tramite auto “truccate”: Reggio – o meglio un immobile situato a Cadè – era la base logistica dello stupefacente, che poi veniva venduto ai grossisti di tutto il Centro-Nord. Sei gli arrestati (ma uno è latitante), di età compresa tra i 24 e i 41 anni, tutti originari di Santo Domingo e imparentati tra di loro, il che fa evidenziare la presenza di una nuova egemonia etnica nella criminalità nostrana: sono accusati, a vario titolo e in concorso, di narcotraffico di ingenti quantitativi di cocaina con l’aggravante della transnazionalità.
I numeri danno un’idea della fiorente e redditizia attività: secondo i carabinieri del Norm (Nucleo operativo e radiomobile) e della Compagnia di Reggio Emilia, dall’ottobre 2025 in pochi mesi i narcotrafficanti avrebbero maneggiato ben 43,5 chili complessivi di cocaina (quelli sequestrati sono la metà, 21,5 chili): cocaina pura all’80 per cento, ancora da tagliare e destinata ai grossisti, per un valore stimato in 700mila euro che al dettaglio diventano 3 milioni di euro. In base all’ordinanza di custodia cautelare emessa la scorsa settimana dal gip Andrea Rat, su richiesta del pm Maria Rita Pantani, a due corrieri di 26 e 27 anni già arrestati in precedenza è stato notificato il provvedimento in carcere; due donne di 24 e 31 anni sono agli arresti domiciliari con braccialetto elettronico; un 30enne è finito in manette ieri, appena rientrato in città. Mentre manca all’appello il più anziano, un 41enne ritenuto leader e organizzatore del sodalizio: il latitante si trova all’estero e nei suoi confronti è stato emesso un mandato europeo di cattura.
L’indagine ha preso il via nell’ottobre dell’anno scorso come sviluppo di sequestri clamorosi, anche fuori provincia. Secondo gli inquirenti il gruppo operava come un’efficiente impresa di import-export: la droga veniva acquistata direttamente da fornitori in Spagna e trasportata in Italia attraverso corrieri che utilizzavano la tecnica della “staffetta” (una prima auto apripista, una seconda dietro) per eludere i controlli alla frontiera. Sofisticate le auto di trasporto: il gruppo disponeva di una flotta di veicoli (Mercedes classe A, Fiat Bravo, Renault Scenic e Chevrolet Captiva) modificati ad hoc e dotati di doppi fondi (definiti in gergo “hojo” o “buco”) ricavati sotto la scocca o i sedili posteriori. Non solo: i panetti venivano sigillati con sostanze chimiche non avvertibili dal fiuto dei cani. Alcuni panetti di cocaina avevano anche un “marchio”di qualità: Topolino. E se il deposito era alle porte della nostra città, le consegne avvenivano in Lombardia, Piemonte, Liguria, Friuli, Lazio e Umbria.
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