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Le reazioni

«Questa fine rende giustizia a Saman, ma anche a suo fratello»

«Questa fine rende giustizia a Saman, ma anche a suo fratello»

Le parole dell’avvocata Valeria Miari, che ha rappresentato la parte civile del giovane al processo

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Roma «Questa fine rende giustizia a Saman, ma anche a suo fratello». Con queste parole l’avvocata Valeria Miari - che nel processo di primo grado ha rappresentato la parte civile del giovane Alì Haider e ieri in aula assisteva le parti civili anche del Comune di Novellara e dell’Unione della Bassa - commenta il verdetto. «È una vicenda molto complessa e dolorosa, sotto tutti i punti di vista: da quello investigativo, giudiziario e anche umano. Alì Haider ha sempre detto che voleva fare giustizia per la sorella e io credo che l’abbia fatta, questo è anche merito suo. Lui ha un cuore grande umanamente. La sua vita sarà sempre distrutta, perché non si riprenderà mai del tutto. Per fortuna ha una rete di persone e istituzioni intorno: gli auguro che abbia tutto il futuro che merita». «Quello che ha fatto con la sua testimonianza è stato rivoluzionario, nonostante la sentenza di primo grado non gli sia stata favorevole. Ma come dissi, penso che le sue parole siano uscite dai tribunali e abbiano gridato in tutte le case a fratelli e padri di tutte le Saman che una donna è libera di fare quello che vuole».
 



«Oltre al dato giudiziario, questa sentenza ha un’importanza anche sul piano sociale. Già prima dell’introduzione del reato di femminicidio, la Corte d’Assise d’Appello aveva riconosciuto la vicenda di Saman come un vero e proprio femminicidio, ricostruendo nel tempo tutti i passaggi che hanno poi condotto alla notte del primo maggio, quando Saman decise di andare via di casa e per questo venne uccisa - commenta l’avvocata Rossella Benedetti parte civile per Differenza Donna -. Perché era una donna ribelle alle regole patriarcali, questo è stato il movente. Attendiamo le motivazioni, ma siamo sicure che non potranno che valorizzare ancora di più le motivazioni prodotte in Appello». «Siamo contenti per questa conferma piena e del riconoscimento della fatica fatta dal fratello Alì Haider. Come associazioni abbiamo sempre espresso vicinanza per questo ragazzo che è andato contro le regole non scritte della famiglia - commenta l’avvocata Giovanna Fava, parte civile per Non da sola - Rimane una grandissima amarezza, perché la giustizia arriva soltanto quando una donna, una ragazza, è stata uccisa. Questo è un enorme limite della giustizia, ma anche del nostro Paese e della nostra società. Per ogni donna uccisa dopo aver denunciato o raccontato abusi e violenze, resta il rammarico di non essere riusciti a fare di più per evitare che accadesse. C’è bisogno di percorsi per fare prevenzione e noi dobbiamo trovarli». El.Pe. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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