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Saman, dopo la condanna all’ergastolo dei cugini l’avvocato attacca: «Innocenti, grave errore giudiziario»

Saman, dopo la condanna all’ergastolo dei cugini l’avvocato attacca: «Innocenti, grave errore giudiziario»

Reggio Emilia, i legale dice: «La sentenza provoca in me profondo sconcerto, mi induce a dubitare seriamente del sistema giustizia del nostro Paese»

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Roma «La sentenza di oggi provoca in me profondo sconcerto, in quanto mi induce a dubitare seriamente del sistema giustizia del nostro Paese». È durissimo l’intervento dell’avvocato Luigi Scarcella, che al processo ha difeso il cugino Noman Ul Haq. Lui e l’altro cugino Ikram Ijaz (difeso dall’avvocata Mariagrazia Petrelli) in primo grado vennero assolti, mentre il secondo grado li ha condannati all’ergastolo. Condanna ieri definitivamente confermata dalla Cassazione.
 



«Pensare che quanto accaduto nel secondo grado di giudizio, nel modo in cui si è verificato, abbia ricevuto conferma nella decisione della Corte di Cassazione, mi fa atterrire - prosegue in una nota -. Ho fatto il massimo che era nelle mie possibilità e capacità, insieme ai colleghi Mariagrazia Petrelli e Francesco Petrelli, per evidenziare tutte le palesi lacune logiche, i diversi travisamenti delle prove, le svariate violazioni processuali, ma non è servito a nulla». «Decisioni come questa restituiscono – indelebile – un senso di impotenza difficile da accettare per chi svolge con nobiltà e vera dedizione la funzione dell’avvocato penalista - va avanti il legale del Foro di Reggio Emilia -.Evidentemente avevano ragione quei colleghi con più esperienza e “trincea” alle spalle, quando mi avvertivano che nei processi mediatici, celebrati in momenti storici particolari, sarebbe potuto accadere di tutto, anche ciò che ritenevo impensabile. Mi rifiutavo di crederci, invece sbagliavo». «Resta il dolore professionale e umano per una grande ingiustizia, quale è la condanna di due innocenti alla pena dell’ergastolo - conclude -. La decisione va accettata, perché non è consentito diversamente, ma può essere criticata». «Attenderò di leggere le motivazioni per comprendere le ragioni di quello che, con profonda amarezza, ritengo essere un grave errore giudiziario» termina.

I due cugini erano stati chiamati in causa fin da subito dal fratello di Saman, Ali Haider, che ha sempre sostenuto che avessero partecipato al delitto. Il giovane aveva detto di averli visti tra le serre mentre la sorella usciva di casa nel cuore della notte insieme ai genitori. In primo grado, però, Alì Haider non era stato ritenuto un testimone attendibile, mentre la Corte d’Assise d’appello di Bologna ne ha completamente rivalutato l’attendibilità. Contro i due cugini c’è anche la testimonianza dello zio Danish Hasnain che, pur negando di aver partecipato all’omicidio, aveva dichiarato di essere stato chiamato quando la 18enne era già stata uccisa per prendere parte alle operazioni di sepoltura. I due si sono sempre detti innocenti.l © RIPRODUZIONE RISERVATA

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