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L’intervento

Michele de Pascale: «Meno armi e più sanità pubblica: l’Italia deve ritrovare la bussola»

Serena Arbizzi
Michele de Pascale: «Meno armi e più sanità pubblica: l’Italia deve ritrovare la bussola»

Il presidente della Regione traccia la sua road map Sulle liste d’attesa: «Dobbiamo imparare a prescrivere meglio le prestazioni»

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Sant’Ilario d’Enza «Porteremo al 7,5 sul Pil il finanziamento sulla sanità nei prossimi programmi di governo. Lo dobbiamo spiegare in modo chiaro alle persone: devono capire che è una promessa scolpita nel fuoco. Ce lo devono vedere negli occhi». Parola del presidente della Regione Michele de Pascale, che ieri sera dalla Festa regionale del Pd a Sant’Ilario (Reggio Emilia), intervistato dal direttore della Gazzetta di Reggio, Gazzetta di Modena e La Nuova Ferrara, Davide Berti, ha tracciato la road map dei prossimi mesi per quanto riguarda l’agenda politica su temi caldi quali sanità, casa, lavoro e welfare. A partire dalla sanità pubblica, con doppia sfida delle risorse e del personale: de Pascale vede un recupero sul fronte dei medici, mentre indica negli infermieri la vera emergenza del sistema.

«Siamo dentro a una dinamica molto preoccupante – esordisce il governatore de Pascale, incalzato dalle domande del direttore sullo stato di salute dell’Emilia-Romagna –. Il nostro Paese non gode di buona salute. Ci stiamo abituando a un mondo in cui gli autocrati decidono quali conflitti aprire. L’Emilia-Romagna è una delle regioni più solide che ha maggiormente gli strumenti per reagire a questa crisi, ma non dobbiamo dimenticare che siamo forse anche la regione più internazionale. E quindi siamo la regione più esposta al vento. Anche se l’Italia cresce allo 0,3 e l’Emilia-Romagna cresce allo 0,6 non c’è di che stare allegri. In un Paese mal governato la nostra regione può resistere, ma serve un Paese che ritrovi la bussola, altrimenti anche noi viaggeremo con il freno a mano tirato e non se lo può permettere questa terra». Sul tema della sanità de Pascale cita due statistiche «molto lusinghiere. Una sul rispetto dei Lea (Livelli essenziali di assistenza). L’Emilia-Romagna ha superato la Toscana ed è seconda dopo il Veneto». La nostra regione è poi medaglia d’oro per quanto riguarda un’altra classifica sui servizi oncoematologici. «Il nostro obiettivo è di non cambiare il nome della classifica: che tra poco passerà dalla classifica dei migliori a quella dei meno peggio – specifica il governatore –. Rimaniamo primi ma la percezione diffusa è che il sistema non vada avanti. Noi non vogliamo passare alla storia come la generazione che è tornata indietro. Rischiamo di tornare indietro. Proprio perché siamo quelli che hanno le condizioni per resistere di più abbiamo il dovere di alzare la voce». La posizione contro il Governo è netta sul tema della sanità. «Per il Governo Meloni la sanità è l’ultima delle priorità – attacca de Pascale –. In Consiglio regionale la volta in cui abbiamo fatto arrabbiare la destra più di tutte le altre è quando abbiamo toccato gli interessi della sanità privata. Non mi hanno mai attaccato come in quella circostanza. Il disegno della destra è chiaro: una sanità di serie B per tutti, di serie A per chi se la può permettere. Il nostro compito è fare capire che possiamo fare davvero sul serio. Il Pd si propone di portare al 7,5 sul Pil il finanziamento sulla sanità nel prossimo programmi di governo. Chiedo al partito che lo spieghi in modo chiaro ai cittadini. Loro, la destra, il 5 per cento sulla difesa, noi il 7,5 sulla sanità. E dobbiamo condurre questa battaglia per fare sì che ogni euro investito produca il massimo effetto di salute nella vita delle persone. Stiamo riorganizzando la rete ospedaliera perché anche gli ospedali più piccoli possono dare un contributo alle liste d’attesa». Il ragionamento si amplia sulla grande rete regionale del servizio.

«Dobbiamo lavorare perché le eccellenze siano uniche e venga concentrata la patologia. Questo contempla una battaglia nazionale e un lavoro locale quotidiano». Rimangono sul piatto grandi temi, come il medico di famiglia, con cittadini che fanno fatica ad averlo e con l’ultimo bando che non ha risolto il problema. «Dobbiamo dare una narrazione corretta – chiarisce il presidente della Regione –. Una parte del sistema sanitario rimane un'eccellenza assoluta. Su altre prestazioni siamo in difficoltà. Sui medici siamo in grande recupero. Nei prossimi anni avremo il numero dei medici necessario. In precedenza c’era il numero chiuso e si era creata una casta. Non era che non ci fosse nessuno che volesse fare medicina. La vera emergenza tragica l’abbiamo sugli infermieri. Sono molto ottimista che nei prossimi due o tre anni il problema si risolva. Il tema rimarrà drammatico sugli infermieri». Per quanto riguarda un altro dei problemi incandescenti in ambito sanitario, le liste d’attesa, de Pascale precisa che «dobbiamo essere più bravi a prescrivere. In molto casi dobbiamo fare più prestazioni, in altri casi dobbiamo imparare a prescriverle meglio, le prestazioni». Sulla sfida dell’invecchiamento della popolazione, «negli ultimi due anni e mezzo abbiamo fatto il più grande investimento nel fondo per la non autosufficienza: sono 600 milioni di euro in Emilia Romagna». Il presidente cita anche la nuova legge in arrivo sulla prevenzione: «Se le persone non diventano i primi attori della propria salute, cioè se non si diventa consapevoli di quali stili di vita consentano un invecchiamento sano, non c’è sistema sanitario che tenga».  © RIPRODUZIONE RISERVATA

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