La denuncia del sindacato dei carabinieri: «Sei ore di attesa in ospedale, così si penalizza la sicurezza»
Il segretario nazionale Serpi dopo l’arresto del 26enne e i subbugli alla stazione di Reggio Emilia
Reggio Emilia Solidarietà ai tre carabinieri della Sezione Radiomobile rimasti feriti durante l’intervento di sabato scorso in viale IV Novembre, ma anche una dura denuncia sulle conseguenze operative delle lunghe attese nei pronto soccorso. A intervenire è il Sim Carabinieri, attraverso il segretario generale nazionale Antonio Serpi, dopo l'aggressione che ha portato all'arresto di un 26enne.
Il sindacato esprime anzitutto vicinanza ai militari coinvolti. «Ferma solidarietà e auguri di pronta guarigione ai tre colleghi della Sezione Radiomobile di Reggio Emilia, rimasti feriti a seguito della violenta aggressione subita sabato pomeriggio», afferma Serpi.
L’attenzione del Sim si concentra però soprattutto sulla gestione successiva all’intervento. Secondo quanto riferito dal sindacato, i tre carabinieri sarebbero arrivati all’ospedale Santa Maria Nuova alle 16.30 per uscirne soltanto alle 22.30, dopo circa sei ore di attesa.
«Ci teniamo a lodare e ringraziare sentitamente il personale sanitario dell’Arcispedale Santa Maria Nuova, che svolge quotidianamente un lavoro encomiabile e di enorme sacrificio, operando in perenne emergenza e con risorse ridotte – precisa Serpi –. Il nostro non è affatto un attacco ai medici e agli infermieri in prima linea, ma la denuncia di una criticità strutturale che si ripete purtroppo di continuo e non rappresenta più un caso isolato».
Per il Sim Carabinieri, il problema va oltre il disagio subito dagli operatori feriti. Le attese in ospedale, sottolinea il sindacato, avrebbero infatti ripercussioni dirette sull’attività di controllo del territorio. «Mentre i carabinieri feriti attendono ore in corsia per i referti, le pattuglie montanti sono bloccate in caserma per vigilare sul fermato, sottraendo così risorse vitali alla sicurezza delle nostre strade e rallentando le comunicazioni obbligatorie all’Autorità giudiziaria».
Il segretario generale evidenzia inoltre come gli operatori coinvolti, dopo aver affrontato situazioni di particolare tensione, siano costretti a prolungare notevolmente il proprio turno di servizio. «Dopo essere stati aggrediti e picchiati, i servitori dello Stato non possono subire anche il calvario di lunghissime attese, arrivando a cumulare oltre 12 ore di servizio continuativo».
Da qui la richiesta di un intervento organizzativo a livello istituzionale. Il sindacato propone infatti protocolli specifici per la gestione delle forze di polizia che riportano ferite durante il servizio, chiarendo però di non invocare trattamenti privilegiati.
«Sia chiaro: non chiediamo passaggi privilegiati né corsie preferenziali ad personam, concetti che non ci appartengono e che non rivendichiamo. Chiediamo invece un’adeguata struttura organizzativa e procedure specifiche che facciano sì che le cure destinate alle forze di polizia in servizio non vadano a pregiudicare la sicurezza dei cittadini e la continuità del controllo del territorio».
Secondo il Sim, le lunghe permanenze nei pronto soccorso finiscono per generare un doppio effetto negativo: da un lato riducono la presenza delle forze dell’ordine sul territorio, dall’altro impegnano ulteriori risorse operative in attività di vigilanza e attesa. «L’efficienza del territorio non può più essere subordinata a dinamiche che logorano il personale e sguarniscono le città», conclude Serpi, annunciando che il sindacato continuerà a sollecitare i ministeri competenti affinché vengano individuate soluzioni al problema.
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