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Il funerale

L'addio a Nicolas, il 17enne morto dopo l'incidente: «Con i suoi organi ha salvato due bambine»

Mauro Pinotti
L'addio a Nicolas, il 17enne morto dopo l'incidente: «Con i suoi organi ha salvato due bambine»

Rolo: Caliendo era uscito di strada con la moto, il padre lo aveva trovato agonizzando sette ore dopo preoccupato perché non era rientrato

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Rolo Una comunità intera, soprattutto i più giovani, si è stretta attorno alla famiglia di Nicolas Caliendo, il ragazzo di 17 anni morto dopo undici giorni di agonia all’ospedale Maggiore di Bologna, in seguito a un incidente in moto tra Novi e Carpi. All’uscita dalla chiesa, un lungo rombo di motori, quello degli amici e dei compagni di scuola, ha accompagnato la bara bianca. Un gesto semplice, ma potentissimo: il linguaggio dei ragazzi, il modo più sincero per dire “ci siamo”, per salutare un amico che se ne va troppo presto. Attorno, decine di giovani vestiti di nero, con fiori bianchi stretti tra le mani, immobili nel dolore.

Accanto alla bara, davanti all’altare, una grande fotografia: Nicolas sulla sua Yamaha, lo sguardo fiero e dolce di un ragazzo che amava la vita, la velocità, le passioni che lo facevano sentire libero. Papà Luigi e mamma Samantha, all’ingresso, hanno accarezzato la bara con un gesto che nessun genitore dovrebbe mai compiere. Durante l’omelia, don Raffaele ha invitato a cercare forza nella croce di Gesù: non chiedere “perché?”, ma provare a capire “come andare avanti”. Parole difficili da accogliere quando il dolore è così grande, ma necessarie per chi resta. Poi, papà Luigi, con la voce rotta dal pianto, ha trovato la forza di parlare. «La morte di mio figlio ha salvato la vita a due bambine».

Un ultimo atto di amore quello dell’autorizzazione per la donazione degli organi del figlio. Un applauso spontaneo, affettuoso, quasi un abbraccio collettivo, ha avvolto la famiglia: nessuno voleva che quelle parole cadessero nel vuoto. Subito dopo, anche mamma Samantha, pur devastata, ha letto un messaggio scritto da Beatrice, la ragazza che avrebbe voluto avere Nicolas come fidanzato. Una lettera tenera, sincera, che ha commosso tutti. Beatrice racconta di averlo conosciuto in un modo «particolare e strano», bussando alla porta della sua classe per farlo uscire con la scusa della didattica, solo per poter avere il suo numero.

Scrive di lui come di un ragazzo affascinante, capace di parlare per ore delle sue passioni: le moto, i jeans, i film western. «Non posso dire di conoscerlo bene – confessa – ma ho capito che era un ragazzo d’oro: divertente, ironico, dolce e timido». E aggiunge una frase che ha fatto tremare i cuori: «Se mai un giorno dovessi avere un figlio maschio, spero di crescerlo con le stesse qualità di Nicolas». Beatrice si scusa per essersi permessa di dire certe cose, ma confessa che aveva bisogno di farlo: «Non avevo mai pensato che potesse rimanermi così a cuore una persona appena conosciuta. Nel mio piccolo vorrei rimanervi accanto». Parole che hanno attraversato la chiesa come una carezza, restituendo a Nicolas la sua identità più vera: quella di un ragazzo buono, timido, capace di lasciare un segno profondo. Terminata la messa, il rombo dei motori ha riempito l’aria. Un ultimo saluto, forte, rumoroso, pieno di vita. Poi il corteo, lento e mesto, si è diretto verso il cimitero, tra lacrime e motori che si spegnevano, e la certezza che Nicolas non sarà dimenticato. l © RIPRODUZIONE RISERVATA

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