Dopo la donna trovata morta in un garage occupato parla l’assessore Prandi: «In zona stazione serve un salto di qualità: non si può più aspettare»
Reggio Emilia, ha trasferito il suo ufficio proprio qui: «Pensavo di conoscere la zona stazione. In realtà l’ho iniziata a capire soltanto frequentando quel quartiere»
Reggio Emilia Dopo la morte di una donna di 41 anni, trovata senza vita in un garage di via Turri – si indaga per morte come conseguenza di altro reato – l’assessore alla Partecipazione Davide Prandi parla del quartiere. Ecco cosa ci ha detto.
Assessore Prandi, venerdì pomeriggio in via Turri una donna è stata trovata morta in un garage. Un fatto grave che fa capire ancora una volta quanto sia necessario un cambio di passo. A qualche mese dal trasferimento del suo ufficio proprio in via Turri, cos’ha potuto notare da vicino, che prima invece non si poteva cogliere?
«Pensavo di conoscere la zona stazione. In realtà l’ho iniziata a capire soltanto frequentando quel quartiere. La distanza tra ciò che si racconta e ciò che realmente accade è enorme. La cronaca descrive quasi sempre l’ultimo episodio. La politica dovrebbe invece interrogarsi sulle cause che producono quegli episodi. In questi mesi ho incontrato una comunità che non si è arresa: residenti, commercianti, volontari, operatori sociali, educatori, forze dell’ordine. Persone che ogni giorno tengono insieme un pezzo di città con una straordinaria ostinazione civile. Poi arrivano fatti che obbligano tutti noi a fermarci. La donna trovata senza vita in un garage di via Turri, se sarà confermata l’ipotesi dell’overdose, non rappresenta soltanto una tragedia personale. È una domanda rivolta all’intera città. Reggio Emilia ha costruito la propria identità sulla cooperazione, sulla solidarietà, sulla capacità di trasformare i problemi collettivi in responsabilità condivise. Questa non è nostalgia. È un patrimonio che oggi deve tornare a orientare le nostre scelte. Per questo penso che la stazione non sia il quartiere più difficile della città. È il luogo in cui Reggio Emilia decide chi vuole essere nei prossimi 20 anni».
Di recente ha incontrato i residenti della stazione. Qual è la mappa dei prossimi interventi?«Ho ascoltato una richiesta molto chiara: basta rincorrere le emergenze. La zona stazione ha bisogno di una visione complessiva e di studio. Abbiamo un progetto organico di rigenerazione urbana e sociale già in atto. Non un elenco di interventi, ma una proposta capace di tenere insieme sicurezza, riqualificazione dello spazio pubblico, recupero degli immobili degradati, nuove funzioni urbane, presidio sociale, commercio, cultura, spiritualità e qualità dell’abitare. Le idee ci sono, la progettualità sono il frutto di competenze diverse, di lavoro, di confronto con residenti, tecnici, associazioni e operatori. Adesso credo sia arrivato il momento di compiere un salto di qualità. Non possiamo attendere oltre».
I cittadini continuano a denunciare episodi di criminalità sotto casa. Cosa può fare e sta facendo l'amministrazione per garantire sicurezza?
«Comprendo profondamente la preoccupazione dei cittadini. Chi vive un episodio di violenza o di degrado non ha bisogno di lezioni sociologiche. Ha diritto di sentirsi protetto, sicuro. Per questo il lavoro delle forze dell’ordine è fondamentale e merita il massimo sostegno. Ma sarebbe un errore raccontare che la sicurezza coincida esclusivamente con il controllo del territorio. Sarebbe una risposta parziale a problemi molto più profondi della nostra società contemporanea. La sicurezza nasce quando una città si prende cura dei propri spazi pubblici, quando recupera un edificio abbandonato, quando combatte le dipendenze, quando offre futuro ai giovani, quando contrasta la marginalità prima che venga occupata dalla criminalità. La cura non è un’alternativa alla sicurezza. La cura è la forma più alta della sicurezza».
Piazzale Marconi è stato teatro della manifestazione per chiedere giustizia dopo la morte di Fakir a Bologna. Che ne pensa?
«Viviamo in una stagione nella quale sembra obbligatorio scegliere ogni giorno un nemico. La politica, però, non può ragionare come gli algoritmi dei social. Gli algoritmi premiano lo scontro, la semplificazione, la ricerca continua di un avversario. Una democrazia, invece, cresce quando aumenta la fiducia tra istituzioni e cittadini. La morte di un uomo durante un arresto richiede verità e pieno accertamento dei fatti. È giusto pretendere trasparenza. Così come è giusto riconoscere il lavoro difficile e prezioso che ogni giorno svolgono le forze dell'ordine. Non dobbiamo scegliere da che parte stare. Dobbiamo scegliere da che città vogliamo essere rappresentati. Una città che si divide continuamente finirà per essere sempre più fragile. Una città che ricostruisce fiducia, che tiene insieme legalità e solidarietà, fermezza e inclusione, sicurezza e dignità della persona, diventa invece più forte. È questa l'idea di Reggio Emilia nella quale continuiamo a credere. Penso che il futuro della nostra città si giochi proprio lì dove oggi sembra più difficile immaginarlo: nella capacità di trasformare la fragilità in comunità». l © RIPRODUZIONE RISERVATA
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