Via Turri: donna trovata morta in un garage, il racconto di un quartiere ostaggio del degrado
I residenti: «Le persone dormono nei garage e sotto i portici, va avanti da anni»
Reggio Emilia Il lenzuolo bianco non c’è più. A ricordare quello che è accaduto restano soltanto i sigilli sulla serranda del garage. Nel dedalo di autorimesse interrate, dove fino a venerdì pomeriggio lavorava la Polizia Scientifica, la vita ha ripreso il suo corso. Appena due box più in là da quello sequestrato, un altro è aperto: all’interno quattro uomini giocano a carte. Alla domanda su chi fosse la donna trovata morta il giorno prima a pochi metri da loro, rispondono tutti allo stesso modo: «Non la conoscevamo». Intanto, di fronte a noi, c’è chi attraversa una delle rampe di cemento senza alzare lo sguardo, tra auto in disuso, rifiuti sparsi a terra, vestiti abbandonati e un odore acre di urina. È qui, sul retro dei palazzoni tra i civici 29 e 30 di via Turri, che venerdì pomeriggio è stato rinvenuto un cadavere. Anche se gli investigatori mantengono il massimo riserbo sull’identità della donna, sappiamo che aveva 41 anni, era di origine marocchina, cittadina italiana e residente in provincia di Reggio Emilia, anche se da tempo gravitava nella zona della stazione. Secondo quanto emerso dalle prime indagini, la morte risalirebbe a poche ore prima del ritrovamento, avvenuto poco dopo le 14, quando un residente, andando a prendere l’auto, ha notato il portone basculante di un garage aperto. Avvicinandosi, ha trovato la donna riversa a terra nella sporcizia, tra uno zaino, una poltrona, una sedia da ufficio e diversi scatoloni.
L’ipotesi dell’omicidio è stata esclusa quasi subito: sul suo corpo non sono stati riscontrati segni di violenza e la Procura – come da prassi in questi casi – ha aperto un fascicolo per morte come conseguenza di altro reato, al momento a carico di ignoti. Resta l’ipotesi prevalente dell’overdose, mentre saranno gli ulteriori accertamenti (è stata disposta l’autopsia) a chiarire con precisione le cause del decesso. Le indagini sono affidate alla Squadra Mobile.
Nel quartiere nessuna delle persone con cui riusciamo a parlare sa dirci chi fosse questa donna. Forse è proprio questa la fotografia più dura lasciata dalla morte della 41enne, che da tempo, secondo i pochi tasselli che siamo riusciti a raccogliere, viveva ai margini. Non sembra, però, indifferenza. Quanto piuttosto il riflesso di un luogo dove – come raccontano alcuni residenti – i volti cambiano continuamente, tra chi arriva, chi scompare e chi a un certo punto ritorna.
Alla macelleria halal all’altezza del civico 35, il titolare, scuote la testa. Dice di non sapere nulla di quanto accaduto il giorno prima. Qualche negozio più avanti, invece, Abdul Mohammed, che gestisce questo bazar dal 1994, ricorda la donna. «Era da due o tre anni che la vedevo qui in zona». Sempre insieme a persone tossicodipendenti. Poi punta lo sguardo verso la strada: «Dal 2008 questa zona ha iniziato a peggiorare. Io vorrei andarmene via, trovare un altro posto per il mio negozio». Precisa però che, personalmente, nessuno gli ha mai dato dei problemi. La rampa che conduce ai garage racconta da sola la fragilità di questo angolo di città, a due passi dalla stazione. Mentre passiamo un residente esce in fretta da uno dei portoni affacciati sull’area dei garage. Quando sente pronunciare la parola “giornalista” accelera il passo e si allontana senza fermarsi. Di raccontare della situazione della zona non ha alcuna voglia. Parla con noi, invece, un altro condomino, che vive nella palazzina al civico 47. Indica lo spazio esterno coperto alla nostra vista da un muretto di cemento: sparsi a terra due ventilatori, cuscini, lenzuola, scarpe (anche da bambini) e vestiti. «Lì da tempo dormono delle persone. Le forze dell’ordine ormai le conoscono tutte. Ogni tanto riusciamo a mandarle via, ma solo per poco. Non sono mai sempre le stesse: alcune se ne vanno, ne arrivano altre, poi qualcuno torna». Racconta che tempo fa la moglie di un altro condomino ha avuto un diverbio con una delle persone che occupavano l’area e che, a causa di questo scontro, è stato accoltellato. «Da qualche giorno c'è un uomo che dorme su quella panchina», dice il residente, indicandola. «Ha dei parenti che abitano qui». Poi allarga il racconto, a dimostrazione di una situazione che, spiega, si trascina da anni: «Tempo fa ho perfino tagliato i fili della corrente nei garage che danno su via Paradisi, vicino al mio, perché c’era chi si allacciava abusivamente per vivere lì dentro. La situazione è peggiorata dopo la chiusura delle Reggiane».
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