Morte di David Rossi, la Commissione chiama Grande Aracri: riflettori sul conto collegato alla ’ndrangheta
Il boss sarà ascoltato a settembre come persona informata sui fatti
Reggio Emilia La Commissione parlamentare d’inchiesta sulla morte di David Rossi, il capo della comunicazione del Monte dei Paschi di Siena, vuole sentire il boss della ’ndrangheta cutrese Nicolino Grande Aracri. «Il detenuto potrebbe fare chiarezza, visto che è uscito più volte il collegamento con il clan», afferma il presidente della Commissione, l’avvocato reggiano Gianluca Vinci.
Il boss detenuto spunta in uno dei misteri più fitti d’Italia, rimasto irrisolto nonostante le numerose piste inquietanti, finite sempre con un’archiviazione. L’Ufficio di Presidenza (formato dal presidente più i capigruppo) della Commissione parlamentare d’inchiesta ieri mattina ha deciso di sentire Grande Aracri - attualmente in regime di carcere duro nell’istituto penitenziario de L’Aquila dove sconta più ergastoli - nel mese di settembre. «Stiamo iniziando a prendere contatti con il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria per organizzare la seduta - spiega il deputato di Fratelli d’Italia Vinci - Nell’ottica di approfondire i rapporti con la filiale bancaria di Viadana, già risultante utilizzata dal clan, dove era detenuto il certificato di deposito al portatore con il numero 499...., numero ritrovato nei tabulati telefonici di David Rossi la sera del decesso». Da chiarire che il boss non è indagato: verrà citato come persona informata dei fatti ed essendo una testimonianza non si può rifiutare.
Il 52enne David Rossi fu trovato morto sulla strada sotto il suo ufficio a Rocca Salimbeni il 6 marzo 2013, nei giorni convulsi delle perquisizioni e dell’inizio delle indagini della Guardia di Finanza sull’acquisizione della Banca Antonveneta. I familiari non hanno mai creduto all’ipotesi del suicidio, segnalando - anche tramite approfondimenti de Le Iene - le numerose circostanze anomale. Ma ben tre indagini (delle Procure di Siena e Genova) e una precedente Commissione della Camera su eventuali responsabilità di terzi non hanno trovato riscontri probatori e si sono chiuse con un nulla di fatto.
L’arduo compito di riaprire il caso è ora affidato alla seconda Commissione, istituita nel 2024, che ha ricostruito diversamente la vicenda: in base a due perizie sulla modalità di caduta e sul cinturino dell’orologio - firmate dal tenente colonnello del Ris Adolfo Gregori e dal medico legale Robbi Manghi - Rossi sarebbe stato ucciso. Inoltre la sera del decesso sul cellulare del 52enne è stato cliccato il numero di un certificato di deposito al portatore rilasciato dalla filiale di Viadana (Mantova) della Banca popolare di Puglia e Basilicata. Quel conto corrente (tra una quindicina di altri) si intreccia con "Grimilde", il processo della Dda di Bologna sulla ’ndrangheta a Brescello: era intestato ad altri ma in uso a Salvatore Grandi Aracri, nipote del boss. l© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
