Gazzetta di Reggio

Reggio

In città

«Siamo pronti a chiudere di notte, troppi sbandati in giro»: i mini market promuovono l'ordinanza anti-degrado di Massari

Ambra Prati
«Siamo pronti a chiudere di notte, troppi sbandati in giro»: i mini market promuovono l'ordinanza anti-degrado di Massari

Reggio Emilia, dal primo al 31 agosto i negozi di vicinato nelle aree individuate dal Comune dovranno abbassare le serrande dalle 22 alle 6. Molti esercenti appoggiano la misura

4 MINUTI DI LETTURA





Reggio Emilia «Siamo pronti a chiudere: troppi sbandati in giro». Questa la reazione prevalente tra i titolari dei mini market, che a sorpresa accettano l’ordinanza del sindaco Marco Massari. Dopo l’ordinanza antibivacco del 15 giugno scorso, il Comune di Reggio Emilia ha annunciato un secondo provvedimento preventivo: nel mirino i mini market etnici e i negozi di prossimità, che dovranno chiudere dalle 22 alle 6 per l’intero mese di agosto (dall’1 al 31).

Una "stretta" notturna finalizzata a contrastare il degrado nelle aree più a rischio, con la novità che l’ordinanza a macchia a leopardo è stata estesa: oltre alla stazione storica e al centro storico compresa la circonvallazione, rientrano per la prima volta i quartieri di Santa Croce, di Gardenia, del Gattaglio e il cimitero Monumentale. Una decisione presa su precisa richiesta dei comitati cittadini, come Ascoltare Santa Croce, che ha appoggiato in pieno la scelta dell’amministrazione invitando i residenti a vigilare e a segnalare subito alle forze dell’ordine in caso di anomalie. Zona stazione a parte, dove l’ordinanza ricalca quella degli anni precedenti, i negozianti dei mini market hanno accolto positivamente il provvedimento, perlomeno coloro che già osservano la chiusura alle 22.

«Con il caldo il picco di affluenza si registra dalle 20 in poi, nelle ultime due ore - afferma Masud Pathan, bengalese titolare dell’Euro mini market di via Veneri - Sull’ordinanza sono d’accordo, mi va bene. Anch’io alle 22 voglio andare a casa, dalla mia famiglia e dai miei figli, visto che non faccio altro che lavorare. Anche perché di notte arriva brutta gente: ubriachi o persone che fingono di guardare gli scaffali per poi rubare. Perciò abbasso la serranda alle 22: sono il primo a non volere problemi. Ogni tanto vado a fare spesa in stazione: è un brutto ambiente». Piuttosto il negoziante lamenta le spese eccessive. «Questo mese ho pagato 492 euro di dichiarazione dei redditi, 600 euro di affitto più le bollette. Troppe tasse: così non ne vale la pena, non si guadagna abbastanza».

Sulla stessa lunghezza d’onda Sinnathamby Pushpakumar, originario dello Sri Lanka, titolare di S.P. Thaya Alimentari di via Sforza. «Anch’io chiudo alle 22. Se stessi aperto di notte forse venderei di più, ma chi abita nel condominio sopra si lamenterebbe per i rumori». L’uomo fa il negoziante da oltre vent’anni. «Prima ero in via Turri, mi sono trasferito qui sette anni fa». Tuttavia «non ci credo più, all’efficacia di queste ordinanze: se tutti chiudessero allo stesso orario avrebbe un senso, ma così è facile acquistare alcolici in un quartiere e spostarsi di qualche via». A far storcere il naso, poi, è la distinzione tra negozi con una superficie maggiore di 250 metri quadrati (esentati) e i piccoli: «Non siamo tutti uguali?».

Clima diverso in via Fabio Filzi, dove gli esercenti etnici si mostrano diplomatici. «Se è stato deciso così, ci adeguiamo: dobbiamo rispettare la legge», dichiara Linda Ijefuamhen della Greater Collections african market, mentre un cliente sbuffa «non va bene così». I contrari sono coloro che hanno più da perdere. Come il Tyson Frutta di via Adua, "gemello" dell’ortofrutta sulla via Emilia a Cadè. «Premetto che dobbiamo calcolare se siamo al di sotto dei 250 metri quadrati e se la distesa è compresa - afferma Ohana Ruiz - Noi siamo aperti h24, 7 giorni su 7, da due anni: siamo gli unici nel quartiere e siamo diventati un punto di riferimento, tant’è che i clienti anziani che vengono soprattutto di sera ci chiedono se ci saremo anche in agosto. Se fossimo costretti a chiudere, saremmo penalizzati: ci taglierebbero le gambe e avremmo un bel calo di guadagni».

Sulle motivazioni legate alla sicurezza la negoziante è critica: «Qui non è mai capitato nulla. Abbiamo le telecamere, io abito qui vicino, torno a casa alle 3 o 4 di notte in tranquillità». L’esercente fa un’ultima osservazione: «Credo che se una persona vuole fare a botte o aggredire qualcuno, lo farà in ogni caso. Non siamo noi a fare la differenza, anzi semmai siamo un presidio». l© RIPRODUZIONE RISERVATA

 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google