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Reggio Emilia osservata speciale, 948 telecamere sorvegliano la città: il nodo del riconoscimento facciale

Alice Tintorri
Reggio Emilia osservata speciale, 948 telecamere sorvegliano la città: il nodo del riconoscimento facciale

Il governo accelera sullo schema di decreto per il riconoscimento facciale e biometrico. Mentre l’Italia si divide sul tema telecamere i reggiani chiedono maggiore sorveglianza

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Reggio Emilia In tanti le invocano. Molti meno le reclamano. Sono tante, quasi ovunque. Ma il loro numero non pare mai sufficiente. I dispositivi di sorveglianza pubblici a Reggio Emilia sono 948. Nello specifico, 788 telecamere di videosorveglianza, 84 lettori targhe Ocr che controllano ingressi e uscite della città, 76 telecamere installate nelle sedi comunali e in strutture strategiche, come per esempio i musei. Un numero che salirebbe esponenzialmente se si prendessero in considerazione anche tutte quelle installate da privati. Piazzate sul territorio, fuori e dentro l’esagono, scrutano con il loro occhio tecnologico quanto accade in città: un Grande Fratello che non smette mai di osservare l’andirivieni interno alla provincia. Vedono tutto, ma qualcosa sfugge. Riconoscono gli indumenti, le targhe delle auto, permettono di tracciare gli spostamenti e non di rado di identificare chi a Reggio commette reati. Ma - c’è un ma - le videocamere di sorveglianza, a Reggio Emilia e in Italia, non sono usate per il riconoscimento facciale. Per il momento.

La discussione è aperta. Se tutte e 948 le videocamere presenti in città fossero capaci di identificarci attraverso l’analisi dei nostri tratti biometrici sarebbe un bene o un male? Una garanzia in più per la sicurezza della città o uno scivolone senza ritorno verso una deriva autoritaria, lesiva della privacy, della libertà e della dignità dei cittadini? Il dibattito si è scatenato dopo che il governo ha impresso un’accelerazione per lo schema di decreto legislativo che adegua la normativa nazionale ai sistemi e alle regole europee per quanto riguarda l’uso dell’intelligenza artificiale e del riconoscimento facciale da parte delle forze di polizia. Tra i passaggi più controversi del provvedimento c’è senz’altro quello che prevede l’utilizzo di sistemi di intelligenza artificiale per il riconoscimento facciale da remoto, in tempo reale, di persone che si trovano in luoghi pubblici. Il ricorso all’identificazione biometrica, sino ad ora ammesso a seguito di un reato, anche solo tentato, per l’individuazione dei responsabili, diventerebbe una pratica possibile all’ordine del giorno. Quindi, per esempio, nelle piazze, durante scioperi e cortei, negli stadi o nelle arene. Videocamere sì, videocamere no.

A Reggio Emilia ce ne sono parecchie. Il numero dei dispositivi installati è superiore rispetto a quello di molte altre città di dimensioni analoghe. Che succederebbe se tutti dotati di Ai per il riconoscimento facciale? Gli ultimi occhi elettronici di cui la città si è dotata sono quelli accesi lo scorso giugno lungo la via Emilia, nel tratto compreso tra San Pietro e Santo Stefano. Ventotto telecamere nuove di zecca, collegate al sistema di videosorveglianza cittadino, che garantiscono una copertura completa della via Emilia e degli accessi laterali, inclusa l’area tra via Roma e piazza Gioberti. Ma si tratta soltanto dell’ultima installazione. In circa tre mesi, il Comune di Reggio Emilia ha infatti completato l’installazione di oltre sessanta nuove telecamere. Se ampliamo lo sguardo, negli ultimi due anni, le telecamere di videosorveglianza sono passate da 573 a 788 e i lettori targhe Ocr da 64 a 84.

Eppure, spesso, i cittadini si dicono insoddisfatti. C’è sempre un angolo cieco che sfugge all’occhio tecnologico. Tra i casi più recenti quello dei furti al cimitero monumentale. Dopo la notizia della scomparsa di alcune opere artistiche in bronzo ad altezza naturale, di inestimabile valore sentimentale e di grande valore economico, i cittadini hanno sollevato il tema dell’assenza di videocamere puntate sugli ingressi del camposanto. Videocamere che però sono presenti nelle zone limitrofe e che, forse, permetteranno di risalire ai responsabili del furto. Lo stesso vale per le aree della città più colpite dalla piaga dei finestrini spaccati. Puntualmente la domanda arriva: «Ma dove sono le telecamere?!». La risposta, in realtà, è «un po’ dappertutto». Se da un lato è impensabile tappezzare l’intera città di occhi elettronici, che comunque non sarebbero sufficienti ad azzerare i crimini a Reggio Emilia, dall’altro è ugualmente vero e indubitabile che, in alcuni casi, il ricorso, da parte delle forze dell’ordine, ai filmati delle videocamere si è reso fondamentale per l’individuazione di chi in città ha commesso reati.

Grazie al protocollo attivo da tempo, infatti, tutte le forze di polizia sono collegate tramite la rete in fibra Lepida alle telecamere installate sul territorio. Il discusso decreto sul riconoscimento facciale vuole incrementarne le potenzialità, dove possibile, attraverso un software. Ammesso che passi. Un sistema che consentirebbe di identificare in modo istantaneo chiunque si muova negli spazi pubblici delle città.l© RIPRODUZIONE RISERVATA

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