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L’intervista

Massari: «Sicurezza, welfare, ambiente e Rcf Arena: ecco la Reggio Emilia del 2030»

Evaristo Sparvieri
Massari: «Sicurezza, welfare, ambiente e Rcf Arena: ecco la Reggio Emilia del 2030»

Il sindaco traccia un bilancio a due anni dall’elezione: dalla visita della principessa Middleton, al “caso Albanese”, fino ai nodi legati alla zona stazione

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Reggio Emilia Non nega che, con le Politiche che sembrano ormai all’orizzonte, anche nella sua giunta potrebbero aprirsi riflessioni. Sugli annunciati rincari, invece, rivendica le azioni messe in campo per calmierare il più possibile le tariffe. Quanto alla sicurezza, lancia un affondo al governo. E di fronte a un’estate senza grandi eventi, confida che quanto avvenuto non si ripeta in futuro. Così il sindaco Marco Massari traccia la rotta per il futuro e fa un bilancio dei suoi primi due anni di mandato, iniziati nel luglio 2024 con il primo consiglio comunale in Sala del Tricolore, durante il quale ha prestato giuramento.

Sindaco, i cittadini si troveranno a fare i conti con nuovi rincari, dalla Tari ai biglietti del trasporto pubblico. Perché queste scelte sono state ritenute inevitabili e come risponde a chi ritiene che il costo della vita a Reggio stia diventando sempre più pesante?

«Anzitutto capisco che ogni aumento possa non far piacere. Quando si sceglie di mettere mano alle tariffe si deve anzitutto pensare alla sostenibilità del servizio e all’equità sociale. Non parlerei però di rincari generalizzati. Le tariffe del trasporto pubblico del territorio comunale erano invariate da 10 anni, a fronte di un notevole aumento dei costi del servizio dovuti principalmente all’inflazione (carburante, assicurazione, pezzi di ricambio, etc), agli adeguamenti contrattuali degli autisti, al rinnovo del parco mezzi e al miglioramento del servizio. L’adeguamento delle tariffe è stato condiviso con i comuni di Piacenza e Modena, che insieme a Reggio hanno il servizio di trasporto pubblico gestito da Seta. Abbiamo condiviso anche l’importante scelta di compensare con risorse proprie l’aumento degli abbonamenti, che resteranno quindi a costo invariato per gli utenti. Non era scontato».

E la Tari?

«L’adeguamento tariffario deriva dal Piano economico-finanziario validato da Atersir (autorità di regolazione locale per i servizi ambientali in tutta la regione) secondo le regole nazionali, giustificato principalmente dall’aumento dei costi legato all’inflazione e da investimenti per migliorare il servizio. Anche in questo caso abbiamo investito risorse per calmierarne gli effetti: sono ben 8.000 le famiglie che beneficeranno di agevolazioni e, per le più fragili, la bolletta non solo non aumenterà, ma diminuirà leggermente. Parallelamente si sta lavorando alla nuova gara per l’affidamento del servizio sui rifiuti, attesa da oltre dieci anni, che dovrà garantire più concorrenza, standard di qualità più elevati, investimenti certi e un controllo ancora più efficace sul gestore».

In questi giorni si è riacceso il dibattito sulla sicurezza. Qual è la situazione oggi nella zona stazione e quali interventi concreti metterà in campo il Comune?

«Il Comune ha già attuato diversi interventi, e ne prevediamo altri. Innanzitutto, nei prossimi mesi entreranno in servizio 12 agenti di polizia locale in più, ma ne vorremmo altri per garantire una maggiore efficacia dei controlli. Per fare questo occorrono finanziamenti dedicati: insieme a tanti sindaci riuniti in Anci abbiamo chiesto al governo risorse economiche per il ripristino degli organici della polizia locale, diminuiti negli anni scorsi di ben 12.000 unità. Inoltre, occorre garantire alla polizia locale l’accesso, gratuito, alle banche dati interforze e al pubblico registro automobilistico. Il ritrovamento della donna deceduta in un garage in via Turri scuote profondamente le nostre coscienze: è indice di una sofferenza sommersa di cui dobbiamo farci carico come comunità. Ai cittadini chiedo collaborazione: di fronte a situazioni di disagio non limitiamoci ad una ripresa video da condividere sui social, segnaliamo casi di cui siamo a conoscenza ai servizi sociali o alla polizia locale. A volte basta poco».

Ritiene che ciò che è stato fatto finora sia sufficiente?

«Vuol sapere cosa altro abbiamo attivato? Anzitutto i servizi per chi vive nel quartiere, servizi sociosanitari, ma anche di supporto legale e amministrativo, un maggior decoro urbano con passaggi sempre più frequenti di mezzi destinati alla pulizia e piccoli interventi di manutenzione; abbiamo un sistema di videosorveglianza con una dotazione organica di telecamere pubbliche che ha pochissimi eguali in città di medie dimensioni. E ancora doposcuola, servizi culturali e sportivi per ragazzi, operatori di strada... Si può fare di più? Certamente. E fatemi ringraziare le forze dell’ordine. Lo abbiamo visto con l’episodio inaccettabile dei tre carabinieri feriti durante una colluttazione in viale IV Novembre: sono persone che rischiano la loro incolumità per mantenere l’ordine pubblico che è un fondamento dello Stato di diritto. È anche per loro che il Governo deve provvedere al più presto a un piano strutturale per la sicurezza delle città».

Sul fronte della sicurezza, pensa che servano soprattutto più forze dell’ordine o maggiori investimenti in rigenerazione urbana e inclusione sociale?

«Serve un’azione integrata. Servono più agenti, come detto, e servono risorse da destinare alla rigenerazione urbana - come quelle, ottime, della Regione - e ai progetti di recupero di persone tossicodipendenti o comunque in difficoltà; serve anche più prevenzione, intesa come educazione e interventi sociali. È un fenomeno comune a tutte le città d’Italia che ha molte cause: va affrontato con tutti i mezzi a disposizione e con un’alleanza strategica tra istituzioni, forze dell’ordine, enti del terzo settore, servizi sociosanitari e cittadinanza. Da parte nostra, recentemente abbiamo emesso due ordinanze per affrontare il fenomeno dei bivacchi e la vendita di bevande alcoliche, di concerto con la Prefettura e le forze dell’ordine, e abbiamo in cantiere il progetto dell’albergo diffuso per mettere a disposizione alloggi per i senzatetto, un progetto che ci permetterà di controllare meglio le situazioni di disagio e verificare la possibilità di instradare queste persone verso percorsi alternativi».

Non c’è però solo la zona stazione. Si pensi a quanto avvenuto alla Canalina…

«I recenti episodi di criminalità che hanno interessato il territorio, in particolare la rissa con feriti in via Colonna, ci preoccupano molto e siamo in costante rapporto con la Prefettura per usare ogni mezzo a nostra disposizione per far fronte al fenomeno. Da soli, pur con una polizia locale di grandissimo valore riconosciuto, non possiamo fare tutto. Serve il Governo, serve una risposta ferma e strutturale che affronti la questione della sicurezza urbana integrata senza rincorrere gli episodi, ma agendo anche sulle cause. L’azione del Governo è stata del tutto inefficace, i decreti sicurezza emanati fino ad ora non hanno portato a risultati, sono un fallimento».

Il Park Zucchi è destinato a tornare nella disponibilità del Comune. Quale ruolo avrà nella mobilità del centro e come pensa di conciliare le richieste dei commercianti con gli obiettivi del Pums?

«L’approvazione del consiglio comunale della delibera che ha avviato l’iter per il ritorno in mani pubbliche dell’ex caserma Zucchi e dei box interrati in Piazza della Vittoria rappresentano un investimento che avrà ricadute di interesse pubblico ed economiche. Abbiamo ritenuto di agire tempestivamente perché sull’accessibilità del centro storico abbiamo una visione chiara e condivisa ed occorreva farlo senza attendere un eventuale contenzioso dagli esiti incerti e dai tempi lunghi. Vogliamo armonizzare le politiche della sosta su tutto il territorio, vogliamo rendere il principale hub di accesso al centro storico più fruibile e sicuro, più bello e vivibile, vogliamo rivedere tutta l’area nord del centro storico cittadino con progetti di riqualificazione che mirano a dare al Parco del Popolo e alla ex caserma una nuova vita, che integri meglio l’università e migliori la vivibilità complessiva. Riteniamo che la risoluzione consensuale con l’attuale gestore, con la successiva gestione del parcheggio attraverso una società in house che sarà perfezionata all’inizio del 2027, risponda ad un preciso obiettivo di mandato. Crediamo che tutto il centro storico avrà dei benefici da questa operazione, sia per i residenti che per le attività commerciali e per chi frequenta il centro per lavoro o studio».

Per la prima volta dopo anni l’Rcf Arena ha vissuto un’estate senza grandi eventi. Che cosa non ha funzionato e quale strategia avete per riportare concerti e manifestazioni già dal 2027?

«Proprio con questo obiettivo nei giorni scorsi ho incontrato, insieme a rappresentanti della Regione, la società privata che gestisce l’arena. Insieme a C.Volo abbiamo discusso soprattutto di futuro e abbiamo stabilito come sia necessario un confronto reciproco più frequente, perché è vero che la gestione economica dell’Arena è interamente privata, ma non possiamo non considerare quello spazio un importante asset pubblico. Un anno difficile può capitare ma non deve ripetersi: crediamo si debba lavorare per renderlo più attrattivo e per promuoverlo nella sua unicità ma anche nella duttilità che può offrire a pubblici diversi con una proposta diversificata rispetto ai soli maxiconcerti. Credo che nel giro pochi mesi ci saranno novità in tal senso».

A poco più di due anni da inizio mandato, qual è il risultato di cui va più orgoglioso e quale, invece, il dossier che le sta dando più preoccupazioni?

«Due anni non sono molti per vedere grandi progetti realizzati completamente, o per vedere i risultati di interventi strutturali su questioni complesse come quelle che abbiamo già affrontato. Se parliamo di manovre strutturali, iniziamo a vedere il lavoro che stiamo svolgendo con la sosta: l’operazione sulla Zucchi e sulla società in house riflettono una visione sull’accessibilità e sulla sosta del futuro in cui crediamo fortemente. Se parliamo di opere pubbliche, vorrei citare tutti i cantieri Pnrr che sono terminati o stanno per esserlo, in particolare mi soffermerei sulle scuole nuove o rinnovate. Non possiamo dimenticare poi il nostro sistema educativo, che ha avuto riconosciuta la sua unicità dalla visita della Principessa del Galles Katherine Middleton. Una specificità che vogliamo portare anche oltre la fascia 0-6 anni: scuole aperte anche oltre l’orario scolastico, attività didattiche e sportive, da qui parte la costruzione della comunità. Ma c’è molto di più... Da appassionato di cultura, credo che le istituzioni culturali di questa città continuino a proporre cartelloni straordinari, anche uscendo dai soliti spazi, e che il centro si stia animando grazie all’impegno del comune, di associazioni e di comitati. Per non dimenticare l’apertura della Reggia di Rivalta, un parco straordinario che è già molto frequentato dai cittadini di Reggio e non solo. Complessivamente sono orgoglioso della mia città: viviamo i problemi delle città delle nostre dimensioni, primi fra tutti la sicurezza, la marginalità sociale, la microcriminalità, il disagio giovanile, ma continuiamo ad affrontarli come comunità. Il che ritengo sia l’unico approccio possibile».

Nei mesi scorsi non sono mancati segnali di distanza tra l’amministrazione comunale e una parte del mondo imprenditoriale. Come definirebbe oggi il rapporto con gli industriali reggiani? C’è qualcosa che, col senno di poi, avrebbe gestito diversamente?

«Credo che alla base di alcune incomprensioni vi siano state diverse ragioni che non voglio sindacare. Siamo convinti che, per costruire un buon rapporto, si debba partire dalla reciproca conoscenza e dalle risposte che possiamo fornire al mondo delle imprese. In questo senso insieme all’assessore Pasini e al direttore di Confindustria Vanes Fontana, abbiamo iniziato un viaggio nelle aziende reggiane che ci ha portato a scoprire autentiche eccellenze del territorio. Non le cito perché sono decine e non vorrei scordarne alcune, mi limito a dire che ascoltare il mondo delle imprese, coglierne le sollecitazioni sia un fondamentale elemento di dialogo col territorio. Abbiamo in questo senso già iniziato a lavorare proficuamente con il nuovo presidente di Confindustria Reggio, Alessandro Malavolti, di cui ho apprezzato l’intervento di investitura».

La vicenda Albanese è stato uno dei passaggi politicamente più delicati del suo mandato. Col senno di poi, rifarebbe le scelte compiute o cambierebbe qualcosa?

«Credo si sia dato davvero troppo peso a questa vicenda. L’eco mediatico che ha avuto, in un momento nel quale la figura di Albanese era molto esposta, è stato eccessivo. Ho già spiegato varie volte, anche in consiglio comunale, le ragioni dell’attribuzione del Primo Tricolore, legata al sostegno della causa del popolo palestinese. Penso sia sufficiente».

Se dovesse indicare tre priorità assolute per la Reggio del 2030, quali sceglierebbe?

«Sicurezza, welfare e ambiente. Non esiste una convivenza pacifica se non viene garantita la sicurezza e la fruizione degli spazi pubblici ai cittadini, non esiste comunità senza un welfare attento ai nuovi bisogni, tra cui la casa, alle nuove povertà, ai disagi che colpiscono la popolazione, anche quella più giovane. Non possiamo più ignorare come il cambiamento climatico ci imponga di ripensare le nostre città in chiave adattiva e ci interroghi sugli strumenti migliori da adottare quando presenta il conto. Quanto accaduto in questo senso con il temporale del 15 luglio è emblematico e, per quanto abbia mostrato ancora una volta la straordinaria capacità di risposta della comunità tutta, è giusto che induca un pensiero sul futuro».

Con la nuova legge elettorale sembra che ci si avvicini a grandi passi verso le Politiche. Rimpasti in giunta?

«Diciamo che le Politiche coincideranno, grosso modo, con la metà del nostro mandato o poco più. E sarà tempo di analisi e di riflessioni sul lavoro svolto, sugli obiettivi da raggiungere e sulla visione della città dei prossimi 5-10 anni, in un contesto politico, sociale ed economico in continuo mutamento: solo all’interno di questi ragionamenti si faranno valutazioni sull’assegnazione delle deleghe». l© RIPRODUZIONE RISERVATA

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