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La lettera

Strage di Bologna, l’appello dei figli di Balugani e Scolari: «Il Comune sostenga una ricerca sulla strategia della tensione a Reggio Emilia»

Matteo Balugani, Simona Balugani e Federico Scolari*
Strage di Bologna, l’appello dei figli di Balugani e Scolari: «Il Comune sostenga una ricerca sulla strategia della tensione a Reggio Emilia»

Matteo e Simona Balugani e Federico Scolari chiedono all'amministrazione di finanziare una ricerca storica su quanto accaduto tra gli anni Settanta e Ottanta. «Fare piena luce su depistaggi, vittime dimenticate e responsabilità è un dovere verso la verità e la memoria», scrivono nella loro lettera

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Reggio Emilia Pubblichiamo di seguito una lettera di Matteo Balugani, Simona Balugani e Federico Scolari. Matteo e Simona Balugani sono i figli dell’ispettore Rolando Balugani, modenese, il primo a intuire negli anni ’80 il coinvolgimento di Paolo Bellini nella strage di Bologna: una vicenda per la quale Balugani finì anche in carcere. Federico è il figlio di Ennio Scolari, intellettuale morto suicida il 31 gennaio 1983, vittima di un tentativo di depistaggio sull’inchiesta dell’Italicus.

Con l’avvicinarsi dell’anniversario della strage alla stazione di Bologna sentiamo l’esigenza di far sentire la nostra voce per chiedere al Comune di Reggio di sostenere concretamente Istoreco in una ricerca storica su quanto accadde a Reggio Emilia e provincia a cavallo degli anni ’70 e ’80. Se, infatti, la memoria della Resistenza è importante, così come la vicenda dei Martiri del 7 luglio 1960, ci pare invece che a proposito di quanto accadde nel reggiano negli anni della strategia della tensione si sappia troppo poco, ma quel che si conosce sia più che sufficiente per richiedere uno sforzo da parte del mondo istituzionale per venire a capo di tracce, spunti, e piste investigative che vanno in un’unica direzione: a Reggio la destra estrema ha lavorato sotto banco e ha colpito duro, probabilmente con la complicità di pezzi deviati di apparati statali. Basterebbe quanto testimoniato da Mimmo Campanile, fratello di Alceste, nell’importante giornata all’Università di Modena e Reggio Emilia in viale Allegri, per rendersene conto: telex, veline che indirizzavano le indagini sull’uccisione del fratello in una direzione ben precisa e diametralmente opposta a quanto accertato oltre trent’anni dopo, con la condanna di Paolo Bellini, reo confesso, quale killer di Avanguardia Nazionale del giovane di Lotta Continua. La presentazione del Podcast "Lampi" al Catomes Tot, e la serata organizzata dall’Associazione Nazionale Partigiani Italiani, sede di Reggio Emilia, hanno aggiunto elementi rilevantissimi. Esistono altre vittime, vittime a tutti gli effetti che Reggio ha dovuto piangere, e persone dapprima delegittimate, poi allontanate dalla città col marchio dell’infamia, quando per prime avevano invece visto giusto. Persone che, se fossero state ascoltate, avrebbero potuto evitare altri omicidi, altri morti. Rolando Balugani, ispettore di Polizia, per primo intuì che Bellini poteva essere coinvolto nell’eccidio del 2 agosto 1980, ma oltre a non essere ascoltato venne dapprima incarcerato, poi scagionato, ma comunque di fatto costretto ad andarsene dalla nostra città. Oggi che la verità è stata pronunciata in via definitiva dalla Suprema Corte di Cassazione possiamo dirlo: Bellini fu uno dei protagonisti di quella strage. Ma nei decenni successivi, mentre godeva di un’impunità evidentemente garantita dall’alto, ha ucciso, ha tramato, si è mosso sugli scenari più inquietanti della nostra storia recente. Il professor Nanni Scolari venne investito da una bufera mediatico giudiziaria fatta di accuse anonime, sospetti sparsi a piene mani sulla sua persona tramite una nota anonima che non poteva essere casuale, sino a quando decise tragicamente di togliersi la vita con un’ultima, commovente lettera in cui negava qualsiasi coinvolgimento con i fatti del treno Italicus. Tutte le inchieste successive hanno confermato che la sua figura non era da collegarsi in alcun modo con quella strage, ma, sia dopo la sua scomparsa che in anni recenti, venne fatto oggetto di supposizioni e di illazioni, perché evidentemente così faceva comodo, o forse serviva, a qualcuno, per cercare di cambiare la matrice nera della strage dell’Italicus. Non sono forse, anche queste, vittime di un clima di veleni che negli anni ’70 e ’80 hanno investito a pieno Reggio Emilia, come purtroppo ci si è accorti, nelle indagini sui responsabili dei due colpi di pistola che stroncarono il ragazzo di Lotta Continua? Un giorno Rita Borsellino, proprio a Reggio, a proposito dell’omicidio del fratello disse: perché ci sia giustizia bisogna che ci sia verità, e perché ci possa essere verità tutti gli elementi di una storia devono essere noti, altrimenti, se qualcosa resta segreto, quella non si può chiamare verità, va chiamata per forza di cose con un altro nome.Facciamo nostre le sue parole, e così come a Bologna il Comune è da decenni in prima linea a fianco dell’Associazione Familiari delle Vittime nelle sue ricerche, chiediamo che altrettanto faccia il Municipio reggiano. Accogliamo con favore l’apertura fatta mesi fa dal vicesindaco Lanfranco De Franco, ma non si può più attendere oltre. Nei giorni scorsi Paolo Bellini è riuscito, non si sa come, a far uscire dal carcere dal quale si trova in qualità di stragista condannato all’ergastolo, una serie di video inquietanti in cui attacca i giudici che lo hanno condannato, i testimoni del processo di Bologna, i familiari che vengono ascoltati in questi mesi a proposito di procedimenti ancora aperti, i giornalisti reggiani. Denunciamo un clima di questo tipo foriero dei peggiori presagi, e confidiamo che la Reggio Emilia democratica abbia un sussulto di orgoglio, e si opponga a queste dinamiche. Se questo nostro appello dovesse cadere nel vuoto, se persino una semplice ricerca storica dovesse essere negata, il dubbio sarebbe legittimo, per dirla con le parole di Rita Borsellino: a chi giova che, anziché la verità, a Reggio venga raccontato qualcosa di diverso?

*familiari delle vittime reggiane della pista nera© RIPRODUZIONE RISERVATA
 

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