Caso Hellwatt, la mail che svela il flop: meno di 100mila biglietti venduti per cinque giornate alla Rcf Arena
Dellacasa ha messo nero su bianco i numeri, data per data. «I primi due weekend, perdendo centinaia di migliaia di euro, andrebbero rivisti se non cancellati»
Reggio Emilia Che la vendita dei biglietti di Hellwatt Festival - poi diventato Pulse of Gaia prima dell’annullamento, arrivato poche settimane dopo per decisione prefettizia - fosse ben al di sotto delle aspettative era più di un sospetto. Ieri mattina (3 agosto), in municipio, quel sospetto ha trovato conferma. A fugare ogni dubbio è stata una mail del 22 aprile, firmata da Vittorio Dellacasa quando era ancora direttore di produzione dell’evento, resa pubblica dal fondatore ed ex direttore artistico di Hellwatt, Victor Yari Milani. Quattro i destinatari: il presidente di C.Volo Spa Andrea Cattini, l’amministratore delegato Demos Salardi, il venue manager di C.Volo (e unico dipendente della società) Daniele Tortini e lo stesso Milani.
Nel messaggio, Dellacasa spiega di aver chiesto a Tortini un quadro aggiornato dell’andamento delle vendite dei biglietti per le cinque giornate del festival. I numeri parlano chiaro: sommando i ticket venduti per gli appuntamenti del 4, 5, 11, 17 e 18 luglio, il totale resta sotto quota 100mila. In altre parole, nemmeno il pubblico complessivo delle cinque serate sarebbe bastato a riempire una sola volta la Rcf Arena. Dellacasa mette nero su bianco i numeri, data per data.
Per la serata inaugurale del 4 luglio - con Wiz Khalifa, Offset, Ty Dolla $ign e Martin Garrix tra gli artisti annunciati - al 22 aprile erano stati venduti appena 1.322 biglietti. «Stiamo vendendo solo cinque biglietti al giorno», scrive. Anche ipotizzando di arrivare a 5mila ticket, con un prezzo medio di 145 euro, il fatturato netto stimato, al netto di prevendite e commissioni, si sarebbe fermato a circa 700mila euro. Tradotto: non si sarebbe riempita nemmeno l’area dell’Iren Green Park, che può ospitare circa 20mila persone, figurarsi la Rcf Arena.
Per il 5 luglio - con The Chainsmokers, Rita Ora e Ozuna tra gli headliner - risultavano venduti 6.828 biglietti, con una previsione di arrivare a quota 10mila. Per l’11 luglio, giornata che avrebbe visto sul palco gli Swedish House Mafia, Alok e Benny Benassi, i ticket staccati erano 4.760, con lo stesso obiettivo di 10mila presenze. «Stiamo vendendo 10-15 biglietti al giorno», annota Dellacasa. Il dato più significativo riguarda però il 17 luglio, data del concerto di Travis Scott, con Tyla in apertura. Al 22 aprile erano stati venduti poco più di 20mila biglietti e la stima era di arrivare a 30mila. «Considerando di arrivare a 30mila biglietti venduti con un prezzo medio di 225 euro a biglietto, il totale del fatturato netto, al netto di prevendite e commissioni, è di 5,5 milioni di euro», si legge nella mail. Una cifra che, alla luce dei documenti mostrati da Milani, sarebbe stata comunque insufficiente: solo per Travis Scott erano infatti previsti costi per circa 8,6 milioni di dollari tra cachet, produzione e logistica. Secondo quelle previsioni, dunque, l’evento si sarebbe svolto in perdita.
Arriviamo al 18 luglio, giorno del concerto di Kanye West. 59.813 biglietti venduti, «considerando di arrivare a 65mila». Alla fine Dellacasa scrive: «perdita stimata 23,2 milioni di euro». «Alcune date hanno numeri molto bassi che vanno comunicati ai management degli artisti pena una possibile cancellazione last minute che potrebbe essere ancora peggio per tutto il festival». E aggiunge: «I primi due weekend, perdendo centinaia di migliaia di euro, andrebbero rivisti se non cancellati».l© RIPRODUZIONE RISERVATA
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