Caso Hellwatt, Milani rompe il silenzio, tra budget, assicurazioni e veleni: «Ho perso milioni, ci hanno sabotati»
Reggio Emilia, il fondatore del festival ieri (3 agosto) in municipio con le forze di opposizione. «Sono stato fatto fuori e tradito. Ricevo minacce, non ho io i soldi dei biglietti»
Reggio Emilia Ieri (3 agosto) è stato il giorno della verità di Victor Yari Milani, fondatore ed ex direttore artistico di Hellwatt, il festival che avrebbe dovuto approdare a luglio alla Rcf Arena con tre weekend di musica. Ma la traversata - lo sappiamo - non è mai arrivata in porto. Milani, da quella nave, era stato fatto scendere un mese prima del naufragio. Il 5 maggio, infatti, la società aveva fatto sapere di avere interrotto la collaborazione con lui a causa di forti divergenze sulla gestione e sull’organizzazione dell’evento. Da allora il fondatore di Hellwatt aveva rotto il silenzio solo attraverso alcune interviste. La sua prima uscita pubblica era attesa la scorsa settimana in commissione consiliare, ma la seduta è saltata per la mancanza del numero legale, dopo l’assenza dei gruppi di maggioranza (Pd, M5S, Verdi-Possibile e Lista Massari). Così sono state le forze di opposizione a organizzare un incontro con lui, andato in scena ieri mattina (3 agosto) in municipio. Per due ore e mezza, ha raccontato la sua versione dietro la cancellazione del discusso festival.
«Rimessi soldi e salute»
Per Milani, quella fornita da C.Volo è una versione di comodo. «In questa vicenda ci ho rimesso diversi milioni di euro, due anni della mia vita e un po’ di salute», ha esordito il fondatore di Hellwatt, seduto accanto al socio Adam Clay, cantante italo-caraibico e autore di numerosi successi internazionali. «Io non ho preso un euro, anzi ci ho rimesso molti soldi. Ma ci hanno rimesso anche 18mila esercenti reggiani e oltre 100mila persone che hanno creduto in Reggio Emilia, acquistando i biglietti dei concerti e organizzando un viaggio in Italia». Da qui il capitolo rimborsi. «I soldi dei biglietti venduti li ha C.Volo, non io. Eppure ricevo minacce di morte. Le persone che scrivono a me "truffatore" non hanno capito niente», ha detto, indicando la presenza in sala di due addetti alla sua sicurezza. Nel mirino di Milani è finito anche il sindaco Marco Massari, che aveva definito la sua estromissione «una decisione saggia, seppur tardiva». «Non si vergogna a dire una cosa del genere di un imprenditore di 41 anni vittima di racket?», ha attaccato, raccontando di essere sotto la protezione della Direzione investigativa antimafia di Firenze. Poi l’affondo finale: «L’unica cosa saggia sarebbero le sue dimissioni».
Le assicurazioni
Milani ha poi richiamato la clausola di forza maggiore prevista nei contratti degli artisti, che disciplina i casi in cui un evento imprevedibile rende impossibile lo svolgimento dello spettacolo. Se tra queste ipotesi rientra anche il divieto disposto dall’autorità, il provvedimento della prefettura che ha fermato i concerti di Travis Scott e Kanye West potrebbe aver fatto scattare proprio quella clausola. «E in questi casi le assicurazioni risarciscono i promoter». Dunque C.Volo. «Non so quanti soldi prenderà dalle assicurazioni».Per Milani, dunque, alla società lo stop prefettizio - alla luce delle acque in cui navigava il festival, con soli 100mila biglietti totali venduti per le cinque date a metà aprile (come si legge in un resoconto firmato dal direttore di produzione Vittorio Dellacasa) - è convenuto. Stop che, tra l’altro, Milani contesta nelle motivazioni. «Il concerto di Travis Scott prevedeva ventimila persone, che in un’Arena da 100mila possono anche giocare a calcetto».
«Ci hanno sabotati»
Per Milani, uno dei motivi che si celano dietro la tempesta di Hellwatt Festival è l’essersi scontrato con un sistema consolidato dominato da Live Nation. Il fondatore sostiene che il suo progetto avrebbe messo in discussione gli equilibri del live entertainment, in Italia e non solo, perché guardava al futuro, puntando sul transumanesimo e sulla sostenibilità. Proprio per questo, ha aggiunto, «se tutti si sono coalizzati contro di me si vede che ho fatto qualcosa che dava fastidio». La prima conferma di questa convinzione, ha raccontato Milani, sarebbe arrivata già il 22 dicembre, nel primo giorno di vendita dei biglietti per il concerto di Kanye West. «Abbiamo avuto un picco di un milione di persone su Ticketmaster ma, per quelli che hanno chiamato problemi legati ai bot, quel giorno sono stati venduti solo 3mila biglietti». Secondo lui, dunque, le vendite sarebbero state sabotate.
«Dellacasa scorretto»
Milani ha rivelato che uno dei nodi della querelle con C.Volo è stato un preventivo da 21 milioni di euro presentato da Vittorio Dellacasa, fondatore della Delamaison Productions. Quando lui era direttore artistico, Dellacasa era il direttore di produzione del festival. Dopo l’interruzione del rapporto tra C.Volo e Milani, è stato proprio lui a subentrargli alla direzione artistica. «Un preventivo gonfiato», per trovare il modo di farlo fuori. «Quando l’ho mostrato ai miei collaboratori erano scioccati. Il giorno dopo ho scritto a Cattini (presidente di C.Volo, ndr) che su molte cose si sarebbe potuto risparmiare. In una settimana avevo contattato altri fornitori e avevo pronta un’alternativa». Milani ha spiegato che, in quel momento, non aveva ancora un budget scritto ma che, orientativamente, doveva aggirarsi sui 7 milioni. «Con due artisti, Kanye West e Travis Scott, che sommati sarebbero costati 11 milioni», sottolinea. Per di più, in una mail del 22 aprile, Dellacasa scrive di avere ricevuto da C.Volo un primo anticipo di 4 milioni per coprire i costi di produzione. «Io però non ho mai avuto un preventivo di questa cosa», ha sottolineato, accusando Dellacasa - «che oggi lavora per C.Volo e Live Nation» - di essere stato scorretto.l© RIPRODUZIONE RISERVATA
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