Denatalità, l’onda arriva nelle scuole reggiane: in un anno persi 1.265 studenti
Cisl Emilia Centrale: dal picco del 2010 le nascite sono crollate del 40%. Il calo investe ormai tutti gli ordini di scuola, mentre cresce il peso degli studenti con cittadinanza non italiana
Reggio Emilia La denatalità è già entrata nelle scuole reggiane. È quanto emerge da una indagine della Cisl Emilia Centrale. Nel 2002, in tutta la provincia, erano nati 4.792 bambini. Nel 2010 si raggiunse il massimo della serie, 5.842 nascite: 1.050 in più rispetto all’inizio del secolo, pari al +21,9%. Nel 2024 si è toccato invece il minimo, con 3.514 nati: 1.278 in meno rispetto al 2002 (-26,7%) e 2.328 in meno rispetto al picco del 2010 (-39,8%).
In altre parole, in quattordici anni Reggio Emilia ha perso quasi due nascite su cinque. Sempre nel 2024 i decessi sono stati 5.425 e il saldo naturale è precipitato a -1.911. La popolazione complessiva continua a reggere soltanto grazie ai movimenti migratori: il saldo migratorio totale, positivo per 4.226 persone, ha compensato il vuoto lasciato da nascite e morti. Ma la struttura cambia rapidamente. Al 1° gennaio 2025 gli over 65 erano 121.646, il 22,9% dei residenti; i giovani tra zero e 14 anni appena 66.886, il 12,6%. Dal 2015 al 2025 questi ultimi sono diminuiti di 13.889 unità (-17,2%), mentre gli anziani sono aumentati di 10.823 (+9,8%). L’età media è salita a 45,8 anni e oggi si contano quasi 182 anziani ogni cento ragazzi.
La fotografia più efficace arriva studiando le tre età di ingresso a scuola. I residenti di tre anni, leva dell’infanzia, erano 4.304 nel 2002; hanno toccato il picco di 5.787 nel 2014, per poi precipitare a 3.908 nel 2025. Significa 1.879 bambini in meno dal massimo (-32,5%) e 396 in meno rispetto al 2002 (-9,2%). I bambini di sei anni, all’ingresso della primaria, sono passati dai 5.374 del 2018 ai 4.137 del 2025: 1.237 in meno, pari al -23%. Gli undicenni, che alimentano la secondaria di primo grado, sono diminuiti più lentamente, da 5.486 a 5.088 (-7,3%). È l’onda della denatalità che avanza per gradi: ha già colpito con forza infanzia e primaria, ora investe le medie e nei prossimi anni raggiungerà pienamente le superiori. Come sempre, guardiamo i numeri in campo. Nell’anno scolastico 2025-2026 le scuole reggiane, dall’infanzia alle superiori, contano complessivamente 70.793 alunni, contro i 72.058 dell’anno precedente: 1.265 studenti in meno in dodici mesi, pari al -1,8%. Includendo anche i servizi educativi 0-3 anni, il sistema provinciale arriva a 75.499 iscritti e perde complessivamente 1.346 bambini e ragazzi.
La flessione riguarda ormai ogni segmento: -180 all’infanzia, -547 alla primaria, -310 alle medie e -228 alle superiori. Dentro questa scuola più piccola resta rilevante il peso della componente internazionale. In tutte le scuole, statali e non statali, dall’infanzia alle superiori, gli studenti con cittadinanza non italiana sono 13.098 su 70.793, il 18,5%: quasi uno su cinque. Nell’intero sistema censito dall’Annuario, inclusi i nidi, due su tre, il 66,8%, sono nati in Italia. “Alunno straniero”, dunque, non significa nuovo arrivato: migliaia di ragazzi sono cresciuti qui, parlano italiano e condividono lo stesso futuro dei compagni. È la realtà concreta sulla quale Cisl Scuola insiste da anni, chiedendo lo ius scholae.Il calo demografico non produrrà automaticamente una scuola più semplice. Sarà meno numerosa, più anziana nel contesto sociale che la circonda, più plurale e con bisogni educativi crescenti. Governare questo passaggio senza trasformarlo in un alibi per tagliare organici, presìdi e opportunità sarà una delle grandi prove pubbliche dei prossimi anni. l© RIPRODUZIONE RISERVATA
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