La morte di Guccini, i Nomadi: «Interpretare le sue canzoni fu il nostro atto di coraggio e ribellione»
La band ricorda i primi passi mossi insieme: «Con Francesco ci siamo cresciuti. In quella Modena meravigliosa degli anni Sessanta che ha visto la nascita del beat, al Bar Grande Italia»
Reggio Emilia La morte di Francesco Guccini ha suscitato un'ondata di commozione in tutta Italia. Particolarmente intenso il cordoglio del mondo della musica emiliana, che con il cantautore di Pavana ha condiviso amicizie, collaborazioni e un pezzo importante della propria storia artistica.
Tra i messaggi, quello che arriva dai Nomadi, il gruppo che proprio con Guccini costruì uno dei sodalizi più significativi della canzone italiana, interpretando alcune delle sue prime composizioni. «Con Francesco ci siamo cresciuti. In quella Modena meravigliosa degli anni Sessanta che ha visto la nascita del beat, al Bar Grande Italia, quando anche noi ragazzi di paese potevamo sognare e insieme costruirci un futuro di musica – scrivono sui loro social -. Fu Dodo Veroli, il nostro produttore, a farci incontrare. Dal nostro incontro con Guccini è nato il grande sogno. Interpretare le sue prime canzoni è stato il nostro atto di coraggio e ribellione. Credo che la nostra collaborazione sia stata unica nel panorama della musica italiana. Lui, colto, un po' schivo ma carico di quella autenticità tipicamente emiliana che abbiamo subito condiviso. Era il nostro essere, è il nostro essere, sarà il nostro essere. Con Francesco saremo compagni di viaggio e di musica per sempre, con Augusto Daolio e con tutti gli altri amici che sono nel nostro cuore».
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