Il granchio blu risale il Po fino a Guastalla. Ecco perché il pesce gatto potrebbe fermarne l’invasione
Gli esemplari hanno superato i 160 chilometri dal mare. Il professor Castaldelli: «La risalita è legata alla sovradensità nel Delta». Predatori come il pesce gatto punteggiato, presenti nel Grande fiume, potrebbero limitarne la diffusione come in Louisiana
Guastalla Un granchio blu appena pescato nel Po. La fotografia pubblicata sui social da un guastallese ha generato stupore e curiosità: per molti vedere il crostaceo diventato il simbolo dell’invasione del Delta così lontano dal mare rappresenta una novità. Non si tratta di un caso isolato. Granchi blu sono già stati trovati nei canali tra Boretto e Viadana e in quelli delle campagne della zona, come conferma Giuliano Landini, comandante della motonave Stradivari. Nei giorni scorsi un esemplare è comparso anche all’impianto di sollevamento di Cento, nel Ferrarese: durante la pulizia della griglia della struttura, che preleva acqua dal Cavo Napoleonico e la immette nel Collettore delle Acque Alte nell’ambito del sistema del Canale Emiliano Romagnolo, il personale del Consorzio della Bonifica Burana si è trovato davanti un granchio blu.
Lo studio
Segnalazioni che rendono sempre più visibile la capacità di questa specie di lasciare le acque salmastre e spingersi molto lontano nell’entroterra. Una capacità che i ricercatori conoscono già e che proprio sul Po è stata oggetto di uno studio dell’Università di Ferrara pubblicato sulla rivista Scientific Reports, edita da Nature Portfolio. Tra gli autori c’è Giuseppe Castaldelli, professore ordinario di Ecologia al Dipartimento di Scienze dell’ambiente e della prevenzione dell’Università di Ferrara. Con il suo gruppo ha ricostruito la risalita del granchio blu lungo il grande fiume attraverso 50 ritrovamenti georeferenziati e verificati tra il 2022 e il 2025. Il risultato può sorprendere: gli esemplari hanno superato i 160 chilometri di distanza dal mare. Nel 2023 la massima risalita documentata dallo studio ha raggiunto l’area di Mantova. La presenza di un granchio a Guastalla, dunque, non rappresenta per i ricercatori una novità assoluta.
Quali rischi per l’habitat
A questo punto la domanda è inevitabile: dopo avere invaso il Delta, il granchio blu può colonizzare in maniera massiccia anche il medio Po? Per Castaldelli, almeno sulla base delle conoscenze attuali, la risposta è no. «Questo è un effetto legato alla sovradensità che c’è nel Delta, che nel momento in cui dovessimo riuscire ad abbassarla si esaurirebbe. Non hanno ragione di fare tutta questa strada, la fanno perché ce ne sono troppi laggiù».
La risalita sarebbe dunque soprattutto una conseguenza dell’elevatissima presenza raggiunta nelle lagune e nelle zone di passaggio tra acqua salata e dolce. Alcuni esemplari, soprattutto maschi, si spingono sempre più a monte alla ricerca di spazio e cibo. Questo, però, non significa che nel tratto mantovano e reggiano del Po si stia formando una popolazione paragonabile a quella del Delta. Lo studio documenta la risalita, ma non permette di stimare quanti esemplari vivano nei diversi tratti del fiume. C’è poi un altro fattore che potrebbe ostacolare l’espansione del granchio blu nel medio Po: qualcuno potrebbe mangiarselo. E tra i candidati c’è un altro “americano”, ormai molto presente nel grande fiume: il pesce gatto punteggiato.
Nelle aree di origine delle due specie, negli Stati Uniti, questo pesce è un predatore del granchio blu. «Il pesce gatto punteggiato nelle zone del Delta della Louisiana lo mangia proprio attivamente», spiega Castaldelli. Nel Po l’interazione deve ancora essere verificata, ma secondo il professore è plausibile che possa verificarsi anche qui. Altri grandi predatori presenti nel fiume, a partire dal siluro, potrebbero a loro volta imparare a cibarsi del nuovo arrivato. La presenza di predatori e la minore disponibilità di cibo rispetto alle ricchissime lagune del Delta sono quindi altri elementi che, secondo Castaldelli, potrebbero frenare una presenza massiccia del granchio blu nel medio Po. Per comprendere questa capacità di risalire i fiumi bisogna partire dalla biologia della specie. Callinectes sapidus è originario della costa atlantica americana e tollera grandi variazioni di salinità. Nel suo ambiente naturale mare, estuari e acque dolci fanno parte dello stesso ciclo biologico. «I maschi stanno principalmente verso l’acqua dolce», spiega Castaldelli. A risalire il Po sono infatti soprattutto maschi adulti: nello studio le femmine compaiono solo sporadicamente nei tratti più lontani dal mare.
L’acqua dolce offre ai maschi condizioni favorevoli anche durante la crescita. Come tutti i crostacei, il granchio deve periodicamente liberarsi della corazza per aumentare le proprie dimensioni. «I crostacei crescono a scalini perché hanno una corazza dura, non è che possono dilatarla, per cui devono perderla», spiega il professore. Il meccanismo della muta viene favorito, per i maschi, dalla permanenza in acque a minore salinità.
La colonizzazione del Delta
Il punto di partenza della grande espansione italiana resta però il Delta del Po. Qui il granchio blu ha trovato una combinazione particolarmente favorevole di condizioni ambientali. Il primo elemento è la temperatura. «L’optimum della specie sta tra i 18 e i 28 gradi», spiega Castaldelli. Le acque dell’Adriatico e delle lagune del Delta offrono quindi per lunghi periodi dell’anno temperature adatte alla sua attività. Il secondo è la disponibilità di cibo. Il granchio blu è un predatore generalista e opportunista: si nutre soprattutto di molluschi, ma può mangiare piccoli pesci, larve, uova, carcasse e materiale vegetale. Nelle lagune del Delta ha trovato ambienti estremamente produttivi e una grande quantità di risorse alimentari. Poi c’è la riproduzione. Ed è probabilmente qui che si comprende meglio il successo della specie. Nel suo ambiente originario americano maschi e femmine utilizzano zone con caratteristiche diverse. I primi tendono verso le acque meno salate, mentre le femmine mature si spostano verso acque maggiormente saline, necessarie per lo sviluppo delle uova e delle larve. Questi spostamenti possono comportare migrazioni molto lunghe. Nel Delta del Po, invece, tutto è molto più vicino. Acqua dolce, salmastra e marina si susseguono nel giro di pochi chilometri. «La riproduzione non costa neanche fatica, perché tutto avviene trovando tutte le condizioni all’uopo», osserva Castaldelli. Maschi e femmine possono quindi trovare in uno spazio relativamente ristretto gli ambienti di cui hanno bisogno nelle diverse fasi del ciclo vitale. A questo si aggiunge la straordinaria capacità riproduttiva. Una femmina di grandi dimensioni e ben alimentata, spiega il professore, può produrre milioni di uova. E le condizioni più calde e ricche di cibo delle nostre lagune potrebbero permettere più di una riproduzione nell’arco dell’anno, anche se Castaldelli precisa che l’ipotesi delle due riproduzioni annuali non è stata ancora definitivamente documentata. Questa combinazione di condizioni favorevoli e la pressione relativamente bassa dei predatori sugli esemplari adulti hanno creato le condizioni per l’esplosione nel Delta. È da questo grande serbatoio che alcuni esemplari si spingono fino al medio Po. A Guastalla fanno ancora notizia e la fotografia di un esemplare appena pescato suscita stupore. Ma, come dimostrano i ritrovamenti degli ultimi anni, la presenza del granchio blu a oltre 160 chilometri dall’Adriatico non è più una sorpresa. © RIPRODUZIONE RISERVATA
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